IL SUD E’ MORTO, LUNGA VITA AL SUD!

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Marco Di Geronimo

Le Regioni del Sud sono in crisi. E proprio quando più si acuisce la loro crisi, più si riducono le risorse a loro destinate. D’altronde – facevano notare i leghisti vecchio stampo – tutti i fiumi di denaro drenati sotto Roma si sono spersi in mille rivoli. Senza mai invertire la tendenza che fa del Meridione una grossa spugna che assorbe liquidità dal Nord.

In realtà la questione è più complessa di così. Esistono campi nei quali il Mezzogiorno riesce ancora a dire la sua. Così come esistono casi di arretratezza economica (con analogo sostegno centrale) anche sopra il Rubicone. Ma il pallino del dibattito politico è un altro. Come spiegare l’arretratezza meridionale? Come risolverla?

È da escludere che i meridionali siano dei minus habens, incapaci di produrre ricchezza. I fatti lo dimostrano ampiamente. Meridionale era Rocco Petrone (originario della nostra Sasso di Castalda), direttore delle operazioni di lancio del centro spaziale Kennedy. Meridionali erano, al suo pari, molti altri uomini d’ingegno e d’impresa che hanno concorso allo sviluppo o del nostro Paese o di altre Nazioni che li hanno accolti.

Forse allora va imputato al circuito culturale del Sud tutto il peso del ritardo. L’alta penetrazione mafiosa e la corruzione stellare che caratterizza le nostre Regioni sono spesso al centro di polemiche. Chi vuol fare impresa ha a che fare con amministrazioni fatiscenti e,spesso, intimidazioni politiche e criminali. Si tratta di fattori che hanno un ruolo-chiave nella palude del nostro sviluppo industriale (macro e soprattutto micro).

Eppure non possiamo fingere che la colpa sia tutta del marcio delle Due Sicilie. Certo, l’apparato amministrativo meridionale sembra del tutto incapace di far fronte al minimo indispensabile: tutelare il cittadino dai criminali e dal potere politico, e permettergli di vivere la sua vita (il che significa di lavorare). Ma questo non dipende dalla mentalità paesana imperante, né dalla solidità dei rapporti sociali che ci vincolano (vincolerebbero) a logiche feudale di ossequio ai «padroni» di turno – non importa se legali o illegali.

Il Sud difetta da tempo di una programmazione economica e industriale a livello nazionale. Complice la mala gestione della politica, sono arrivati pochi soldi, in momenti e luoghi sbagliati, e sono soprattutto scivolati in mani sbagliate. È terribile a dirsi ma fa quasi sorridere pensare che l’urbanistica potentina è il paradigma della politica sudista. Fiumi di soldi sono affluiti in città per costruire ponti attrezzati, barche di cemento, rotonde grigie e fontane inattive. Mentre nemmeno un centesimo sembra esistere per riparare la selva di buche che sfonda – pian piano, un po’ alla volta – le sospensioni delle automobili potentine.

Il livello (elevatissimo) di disoccupazione giovanile e femminile conferma la sua artificialità. Il mondo del lavoro meridionale non riesce ad assorbire tanta manodopera. Che in gran parte emigra, o si rassegna a una vita precaria, senza poter nemmeno fornire ai propri figli i titoli accademici necessari per riscattare il proprio futuro. E come mai potrebbero le nostre Regioni assorbire così tanti lavoratori? Col binocolo le amministrazioni meridionali osservano i progressi e i successi delle loro omologhe settentrionali. E se l’amministrazione, centro e volano dello sviluppo socioeconomico di qualsiasi contesto, è in bancarotta materiale e spirituale, tutto il resto non può che andar male.

Manca una visione d’insieme che permetta al Mezzogiorno di ricucire la distanza col resto del Paese. A Roma, nessuno sembra porsi il problema di come rilanciare questa parte d’Italia (d’altronde bisogna obbedire a vincoli di bilancio assurdamente stringenti). Quaggiù, la politica – spesso in combutta con il malaffare – cospira apertamente contro gli interessi della popolazione. E cosa dovrebbe fare la povera gente in un contesto del genere? Davvero c’è qualcuno che se la sente di addebitare alla povera gente di qua la colpa del nostro sottosviluppo? Solo perché insegnano ai figli a «non dar fastidio» ai «galantuomini» che a loro arbitrio decidono se elemosinare una pagnotta in più o in meno?

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all’Università degli Studi di Pisa. Ho militato in Possibile, in SI e in MDP, e sono tesserato a “I Pettirossi”. Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E. In passato ho scritto anche per ItalianWheels.


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