IL TRAMONTO DELLA SCRITTURA

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LUCIO TUFANO

Giornali, riviste e pubblicazioni riproducevano al loro apparire una vera e propria esplosione. Intorno ad essi vi erano di solito, oltre al lavoro critico di definire, chiarire, discutere, criticare ed antagonizzare il fenomeno, riflessi notevolmente secondari operati per decenni sulla sua celebrazione. Si trattava di fenomeni ancora appartenenti alle epoche in cui la stampa, come immediata estensione tecnologica della persona umana e del suo sistema nervoso, rappresentava un potere ed una energia senza precedenti. Era il mezzo “caldo” che ancora, dai tempi di Gutenberg, faceva i suoi miracoli e strabiliava per i suoi effetti divulgatori e imprevedibili in un mondo che per migliaia di anni si era servito del mezzo “freddo”, la scrittura. Andava ancora di moda l’Aretino “flagello dei principi” che si era impadronito del muovo mezzo. Egli infatti non si rendeva conto delle batterie di sorpresa e di sfondamento che manovrava e che usava con la medesima mancanza di scrupoli con la quale sono state continuamente usate da altri nei decenni successivi. Ciò nonostante già dagli anni trenta si avvertì il “caldo” mezzo radiofonico e cinematografico … e man mano il potere della stampa, trasformatosi in potere della radiofonia e poi in potere della televisione ha creato i nuovi “Aretino” come Appelius, Goebbels, Gianni Granzotto, Gustavo Selva, Ugo Zatterin e Iader Iacobelli, fino ai Bruno Vespa, ai Biagi, ai Maurizio Costanzo, ai Giuliano Ferrara, I Vittorio Feltri, i Marcello Veneziani etc. Per soddisfare i bisogni di informazione, di cultura, di evasione, di aggiornamento, di istruzione, gli editori si sono mobilitati ed hanno agito con capacità imprenditoriali, intuito e con i proventi della pubblicità in una sfera in cui le tecnologie più avanzate di comunicazione sarebbero state impiegate per raggiungere un utente che ormai non si identifica più con la tradizionale e compassata figura del lettore di carta stampata. I nuovi lettori sono gli utilizzatori di un “software” della comunicazione che va dalla macchina fotografica, alla “super 8”, dal video-tape alle “radio alternative”, alla televisione digitale, a tutte quelle continue mutazioni vertiginose delle tecniche e dei modi disponibili per comunicare dal cinema, al registratore, alla radio, alla televisione, al videoregistratore, al compact disc, al videotel, e titolari di una cultura di satelliti, reti telematiche, cavi coassiali, fibre ottiche.

Insomma nessuno ormai potrà, se non con mezzi più forti da usare nel villaggio “globale” – dalla galassia Gutenberg alla galassia elettronica – tra mito e paradossi di Mac-Luhan, e degli esperti di “didattica televisiva” per i quali il media è il messaggio, pensare di fare una effettiva ed efficace informazione. Ma proprio ora, che il villaggio globale va misurato in pollici televisivi, si verifica un fenomeno stranissimo, caotico per la sua natura di ritorno e “biblico” per la sua mole e vastità: una sorta di diluvio della carta stampata che non risponde più, né ideologicamente, né come finalità ad alcun moderno “Aretino” e che per la quantità e la qualità non reca alcuna didattica, né alcuna etica, ma solo la prolissità, la confusione e la ripetitività delle notizie locali.

Da noi, dove Mario Trufelli ha potuto essere il primo e l’ultimo divo della radiofonia regionale, ora si moltiplicano in un crescendo le iniziative giornalistiche, le nuove testate che hanno rapsodica storia o breve esistenza, e le “voci” dei Calvellesi, dei Calanchi, del Pastore, Marsicana e dell’Agri, e l’eco delle valli, e l’eco, e la vetta, e il gazzettino, e la voce … la voce di ciascun comunello, ed i giornali di Napoli e quelli di Bari, in più quelli a distribuzione gratuita come Totem e Basento che hanno la più frenetica e più assidua velleità di governare la informazione lucana.

Specie poi quando c’è puzzo di elezioni. Una sorta di fiera dei giornaletti e dei fogli tutti in preda al “delirium” di informare l’elettore che, malgrado tutto, secondo questi ingenui ma imperterriti fondatori di testate, ha l’onere di leggere. Vedi Controsenso, Lucania, La Nuova, Terra, Borgo Sera.

Tutto può accadere solo nel marasma di provincia ove frustrate ambizioni, predisposizione alla adulazione della politica, manie intellettualistiche e narcisismi, grafomanie e dilettantismo del giorno feriale e della domenica, scribacchiano a tutto spiano per raccontare cosette e cosucce da foglietti scolastici e diari della infanzia abbandonata. L’informazione massa, frammentaria, in compresse, a gocce ed in polvere, da vendersi presso tutte le edicole o da spedirsi per abbonamento, senza che si sappia chi ci sia dietro, inonda la

nostra regione. Vignettisti senza talento e “giornali come avventura”, capiredattori e applicati di segreteria, ritentano la neo-colonizzazione della fotocomposizione “a freddo” rispetto al “caldo” della grande testata, della televisione e dei rotocalchi nazionali.

Fesso chi legge! Perché chi fa le interviste e chi parla, senza l’onerosa responsabilità di scrivere, dentro i microfoni della Rai-Tv e dei network sarà sempre più bravo, più colto e anche più professionista.

Basta considerare quanto realizzano giornalisti della Tv nazionale e uomini dello spettacolo, presentatori e non, da Buongiorno a Pippo Baudo, a Bonolis, a Fazio, al ventre onnisciente di Maurizio Costanzo, a quell’armadietto di Magalli, a Roncato, a tutti… ed ai Chiambretti. Fesso chi legge! Che deve sopportare la fatica del tavolino e sfogliare, scorrere le pagine rigo per rigo e giungere fino alla fine di esse senza distrarsi. Ma fesso anche chi scrive, senza un dignitoso compenso, e che deve alzarsi di notte nel quieto cuore del condominio che dorme, o lavorare in mezzo a famiglie riottose e frastornanti, di giorno, per redigere tutto quello che deve essere fotocomposto per la valutazione attenta, assidua e puntuale dei maligni. Malgrado tutto si scrive, si scrive sui muri, nei cessi, sui fogli di carta qualsiasi, sui dépliant, nelle brochure, sui giornali e giornaletti, nei libri e libretti, scrivono tutti, un esercito intero, e chi scrive non legge, e chi legge – e sono pochissimi – non ha il tempo di scrivere, perché v’è più esibizionismo in chi scrive per farsi leggere che non in chi legge per curiosità o perché intento a farsi una idea del mondo che lo circonda e delle sue strane dinamiche. Fesso chi legge! Quindi, perché quelli che leggono sono sempre più pochi e non sentono dentro di sé il demone di fare la storia, specie oggi che grazie alla scuola d’obbligo, ai corsi di giornalismo. Alla facoltà di Scienze della Comunicazione, e perfino ai Master, sono molto più numerosi quelli che scrivono rispetto a quelli che leggono. Abbasso Gutenberg? Addio carta stampata? Fra l’altro anche molto inflazionata perché prodotta in ingentissime dosi?

Sì! Evviva i parlanti e i parlatori, anche quelli fessi, perché di essi è il successo radio-televisivo e videogenico. Non è più sufficiente, ma occorre, come fa qualche gran furbone come hanno fatto Funari e De Crescenzo, apparire in video spesso e spessissimo, con capelli e barba bianca, alla guisa di giovani-vecchi della galassia e che vengono dai greci a dirci con disinvoltura e solennità le loro considerazioni di sapienza sentimentali-casereccia. Evviva Pippo Baudo, Frizzi e Miseria e anche Celentano, Benigni e Panariello e tutti gli altri, evviva quelli che sanno parlare dallo schermo più alto e con la posa serafica o canzonatoria, austera o autorevole; evviva quelli che si affacciano … a colpi di centinaia di milioni, su questo mondo di “teleaudiovideo … coglioni”.

 

 

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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