IL VANGELO SECONDO GIORGIA, PREDICATRICE CHE IN..FIAMMA

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La nostra infanzia è trascorsa nell’esercizio di un equilibrio di bilancio familiare da rispettare. Nessun scostamento di bilancio era consentito. I sogni e i bisogni effettivi di noi bambini, e parlo del periodo che va dalla metà degli anni 50 in poi, erano quasi sempre condizionati dalle possibilità economiche delle nostre famiglie e non già dalla carica affettiva maggiore o minore delle stesse. Ricordo quanto avessi faticato per far comprendere ai miei che stavo crescendo e che anche l’abbigliamento doveva seguire il cambiamento. Desideravo una borsetta a tracolla, sì proprio quella che faceva bella vista e mi incantava dalla vetrina di un negozio di quartiere, sotto l’antico palazzo Lacava. Un regalo, non scontato per quei tempi, che ricevetti solo quando già frequentavo il primo anno delle superiori e che mi fu concesso ritagliando un risparmio dalle spese del budget familiare unico, considerata la costanza di un profitto scolastico più che buono e non certo per un gesto di amore per una figlia che era sempre consueto anche quando dicevano no alla soddisfazione di un desiderio o di un altro qualsiasi bisogno espresso. E quella borsetta che i commercianti Mincuccio e Rosetta Bellino avevano in vetrina già da 5 o 6 anni, cambiata solo di posto ogni tanto, mi fece felice e soprattutto acquistò un valore educativo che mi sarebbe servito. Fare il passo non più lungo della gamba, se non hai pane non chiedere focaccia, ù sparagn iè mienz uadagn (il risparmio è mezzo guadagno). Prima le cose necessarie poi le spese accessorie. Ed anche le necessità relative al cambio del vestiario in famiglia venivano accolte a turno tra i figli e spesso secondo i “requisiti” che potevano essere riconosciuti in un curriculum di buon comportamento in casa e fuori. I bisogni dei figli e il loro soddisfacimento secondo un “vangelo” tutto familiare ma che anche da grande mi ha guidata sulla strada indicata nel rispetto di doveri e diritti. Oggi, cresciuta e avanti nel tempo, mi ritrovo pensionata, figlia dello Stato italiano, cittadina che non sente l’amore e l’attenzione di chi guida la grande famiglia del nostro popolo. Dopo 42 anni di lavoro come insegnante nella Scuola, depredata dei contributi versati per un domani più sereno, con una pensione che  serve per pagare solo le tasse e i vari balzelli aggiunti in bollette, vere ruberie per sottrarre reddito, discriminata come tanti altri lavoratori e sempre più scoperta a causa della classica “coperta corta”, avverto un distacco del potere decisionale nei confronti della categoria dei lavoratori della Scuola. Di noi che abbiamo ricevuto negli anni aumenti salariali irrisori, di noi che per fare scuola come i programmi prescrivevano, dovevamo attrezzarci spesso con i nostri contributi alla causa magistrale. Per noi e tanti altri pensionati solo spiccioli Né oggi qualcosa è cambiato se non le difficili condizioni di lavoro in cui gli insegnanti si trovano ad operare, sostenendo attacchi da parte di alunni e genitori garantisti, con presidi presi da impegni burocratici e spesso non in grado di supportare gli operatori scolastici e facili a sospensioni come estreme iniziative. E la donna che doveva scrivere un apogrifo Vangelo per aiutare i diseredati, gli svantaggiati, sistemare il lavoro precario, aumentare le pensioni sulle quali Berlusconi con un
alito magico avrebbe soffiato e fatte lievitare? Una coperta corta, invece, sempre pronta a difendere i poteri forti, i vitalizi parlamentari, a negare l’imposta patrimoniale che ha come presupposto la ricchezza, le banche, tutte le società sportive in difficoltà, senza escludere quelle gestite da scialacquatori che hanno dissipato i patrimoni ed ora si abbandonano ai lamenti per salvarsi dal tracollo, gente a cui Dante si riferisce nel canto dell’Inferno chiamandola ”Biscazza e fonde la sua facultade, e piange là dov’essere dee giocondo”. Gli evasori sorridono graziati dal condono penale, i giovani disoccupati devono trovarsi un lavoro nei campi e non percepire il reddito di cittadinanza secondo il il ministro Lollobrigida, mentre egli è al ministero a dire sciocchezze, salvo poi smentire incalzato dalla premier. Da piccoli ci si accontentava di quello che la famiglia poteva offrire, da grandi e pensionati si è riserva monetaria per lo Stato per aumentare gli stipendi d’oro dei soliti personaggi, per acquistare armi, per la crisi delle grandi imprese, per infrastrutture sognate da tempo, promesse da mantenere della serie “altrimenti ci arrabbiamo” (ponte di Messina desiderio di Berlusconi-Salvini). Dispensatrice di “regali” a categorie prescelte non secondo i bisogni veri ma secondo la narrazione “apocrifa” di Giorgia. Grazie attese da chi lo ha votato, regali non certo come la mia borsetta a tracolla di adolescente tanto agognata e stentata o gli indumenti comprati perché necessari ai tempi d’infanzia d’altri tempi. No, è il Vangelo secondo Giorgia, una donna che mancava tra gli evangelisti moderni, una predicatrice rivoluzionaria di un pensiero che incarna l’esatto contrario dei valori di uguaglianza, dell’inclusione, dei diritti civili e umani, della dignità di ogni persona. Sempre noi i buoni samaritani ai quali strappano ogni volta un pezzo di “mantello” per offrirlo ai ricchi, ai loro “meritevoli”. Il merito ricorre sempre nel linguaggio degli attuali governanti. Le regioni del Sud non “meritano”’dunque , le stesse opportunità delle altre se vanno differenziate. Così anche la Scuola, la Sanità e altro. E l’autonomia differenziata entra oggi con i decreti legislativi di Meloni-Salvini nelle forme di una pedagogia politico-amministrativa che punisce per educare a spendere. Abbiamo chiuso le Scuole differenziali, per non rilevare le differenze e offendere la dignità di una condizione umana, per recuperare le capacità e le specificità di bambini con disagi cognitivi-comportamentali, e si isolano dal contesto unitario del Paese Italia le Regioni più in difficoltà. Il Vangelo secondo Giorgia, la predicatrice a cui molti hanno creduto. Si accolgono sul territorio solo immigrati regolari, gli altri fuori, bonus solo per le famiglie che fanno figli. Bisogna incrementare e premiare la natalità per evitare la supremazia di altre etnie non europee. Nel Tempio dei predicatori di oggi non c’è posto per loro. Essi da fuori assisteranno alla vita comoda dei “ricchi mercanti del Tempio”, i prescelti della politica di Giorgia, fossero anche profanatori del Tempio, sono soggetti da difendere. I loro vitalizi non si toccano, sono un diritto.Togliere ai poveri, dare ai ricchi è il mantra del governo. E se qualcuno pensa che tutto sommato in Basilicata i bonus che si stanno dispensando senza tener conto di ISEE sono distribuiti a pioggia, sono regali per tutti, iniziando dalla benzina meno cara perché abbiamo il petrolio, per passare alla bolletta del gas leggera perchè il sottosuolo ne è ricco, all’acqua meno cara come annunciato perché ne abbiamo da vendere, se crediamo ad un  miracolo di S.Vito perché siamo buoni e lo meritiamo e che tutto ciò sia frutto dell’amore di un padre che “governa“ una famiglia di più o meno 500.000 persone e comprende le difficoltà, ebbene si può anche pensare che tra pochi mesi in Basilicata si va a votare e che ci si prepara a competere con il miglior curriculum ed ottenere un voto di massa. I bonus in definitiva, penserà forse Vito, faranno dimenticare il consenso all’ autonomia differenziata, la moribonda Sanità, il dimensionamento scolastico, lo spopolamento dei territori, la mancanza di lavoro, le medaglie concesse ai borghi della provincia di PZ, i finanziamenti di progetti ai comuni di centrodestra, i gravi ritardi non recuperati nella sorveglianza sanitaria di soggetti esposti all’amianto, costretti a vigilare da soli, con l’aiuto del medico di famiglia, sul proprio stato di salute e rivolgendosi a centri privati a pagamento. I lucani con la generosità tardiva perdoneranno le assenze e i mal di pancia di un consiglio regionale e l’ostinazione di un capo fermo alla poltrona, vaccinato al covid per diritto prima di tanti altri anziani e malati che non hanno goduto di priorità. Io non dimentico i miei genitori  che con la coperta corta cercavano di coprire i figli in modo paritario e con il sacrificio di un lavoro gravoso. Il loro lavoro, i loro doni erano gratuiti poichè niente chiedevano in cambio. Solo di questo sono persuasa. Le altre concessioni, in prossimità di elezioni, ad una cittadina, ad un cittadino quale valore consegnano?

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