Un possibile filo diretto fra Melfi e Lucca
Impressionante rassomiglianza fra i monumenti funebri della due donne

FRANCO CACCIATORE
Il recente servizio su “Talenti Lucani”, di Leo Pisani, su Zanobia Del Carretto, principessa di Melfi, ci ha portato alla mente Ilaria Del Carretto, immortalata in un mausoleo funebre a Lucca. Per entrambe l’origine ligure e quindi la possibile appartenenza allo stesso ceppo.
Partiamo dalla testimonianza esistente a Melfi. Sul portone d’ingresso del Castello la seguente epigrafe:
| D ZANOBIAE ET I ANDREAE DO RIA HVS REGNI MAGO PROTONO TAR ET PHILIP CAT HISPANIARV REGIS CLASSIV PRAEFECT PRINCIPIB CINIVGIB MELPHIA FIDEL EREXIT |
che tradotta è: “Ai prìncipi coniugi D. Zanobia e Andrea I Doria, grande protonotario di questo regno e prefetto delle flotte di Filippo Cattolico Re della Spagna, Melfi fedele eresse.”
La lapide è appunto un riferimento a Zanobia del Carretto nata a Melfi il 30 novembre 1541 e morta a Genova il 18 dicembre 1590, “molto religiosa si adoperò per la liberazione di molti schiavi nelle mani dei turchi pagandone il riscatto, filantropa nella stessa Melfi, istituì il Monte di Pietà donando l’enorme somma di diecimila ducati”. Sposò nel 1558 Giovanni Andrea I Doria, figlio adottivo di Giannettino. Si racconta che il portone d’accesso del castello sia stato costruito, prima della loro visita a Melfi, in segno di amicizia e pace con il paese, che con precedenti feudatari aveva vissuto anni di oppressioni.
Ed ora portiamoci a Lucca dove Paolo Guinigi, signore di Lucca dal 1400 al 1430 e raffinato mecenate, volle omaggiare con un bellissimo monumento funebre Ilaria del Carretto, figlia del marchese di Zuccarello in Liguria, sua seconda moglie, morta a soli 26 anni mentre dava alla luce una bambina che ebbe il suo stesso nome, Ilaria.
La scelta dell’artista ricadde su Jacopo della Quercia, noto scultore senese. Ilaria è rappresentata, su un catafalco decorato con putti, come una ragazza dormiente con incredibile realismo, sia nella resa del volto, fortemente individualizzato, sia nelle vesti, che aderiscono al corpo con pieghe quanto mai realistiche. Anche l’acconciatura della nobildonna è resa minuziosamente. La sua testa poggia su alcuni cuscini. Ai piedi della donna giace un cane, simbolo di fedeltà coniugale, accucciato ma con la testa alta come ad aspettare un ordine della padrona. La bellezza della scultura ha ispirato poeti da D’Annunzio a Quasimodo e Pasolini.
Ed ora ancora a Melfi dove alla correlazione fra Zanobia e Ilaria se ne unisce altra. Parliamo del sarcofago romano, di età Antonina, custodito nel Museo. Possibile mausoleo sepolcrale di Emilia, figlia di Cecilia Metella, rinvenuto nel 1856 mentre si effettuavano scavi per il tratto Melfi – Venosa della strada borbonica “la via del grano”, in località Albore in Piano, tenimento di Rapolla, un tempo di Venosa.
La rispondenza fra i due monumenti è davvero impressionante. Su una cassa marmorea che riproduce un tempio con divinità ed eroi classici della Grecia, mollemente adagiata su un letto (triclinio) una giovane donna, anche lei dormiente, appunto Emilia morta come Ilaria durante il parto. Ugualmente la testa poggia su un cuscino e la veste l’avvolge in modo quanto mai naturale, mettendo in luce la sinuosità del suo corpo. Similmente ai suoi piedi quel che resta di un cagnolino simbolo di fedeltà coniugale. Dalle esistenti zampette si presume in posizione di vigilanza, mentre dal lato opposto appare un puttino con una fiaccola cadente a rappresentare l’immatura morte della donna. La scultura alla pari di quella di Lucca è stata nel tempo celebrata. Basti pensare al giudizio del grande viaggiatore francese François Lenormant, a Melfi il 1883: “Nemmeno Roma ne ha di eguali” e all’importanza del luogo di rinvenimento, dove negli anni ’80 archeologi inglesi hanno ritrovato resti di una sontuosa villa romana con incorporato un piccolo stabilimento termale con frigidarium, tepidarium e calidarium.
Oltre il comune denominatore, che unisce Ilaria e Zanobia nel nome di Del Carretto, fra i due monumenti funerari tante le coincidenze in un connubio quasi da non credere. E’ da chiedersi come sia possibile che Jacopo della Quercia abbia potuto effettuare una scultura che ricalca e di molto quella del sarcofago romano, rinvenuto nell’ottocento? Fra tutti i punti di incontro, davvero impressionante la presenza di un cane a simboleggiare la fedeltà coniugale. Un’ipotesi per tutte, il sarcofago riportato in antichi volumi, che lo scultore senese abbia potuto visionare. Agli studiosi la non facile soluzione dell’affinità di queste due opere scultoree, eseguite in tempi tanto lontani fra loro.
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Nelle foto a corredo: Ritratto di Zenobia – monumento funerario di Emilia,figlia di Cecilia Metella – In un disegno le terme della villa romana in Albore in Piano con mosaico raffigurante al centro cavallino rampante. Melfi a Zenobia e Andrea Doria I nell’epigrafe sul portone d’ingresso del castello – Lapide in morte di Zenobia sulla cappella Doria a Pegli (Genova) –
IN COPERTINA MONUMENTO FUNERARIO A ILARIA DEL CARRETTO