LA BASILICATA, POTENZIALE PARADISO PER I DATA CENTER

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DONATO MARCHISIELLO
Il mondo moderno è ormai saldamente diviso in due “segmenti”, due anime che si intrecciano quotidianamente seppur, spesso, siano distantissime. Infatti, oggi giorno, la quasi totalità della popolazione vive una “doppia” vita: reale e concreta, ma anche digitale e, a tratti, “onirica”. Nonostante le differenze semantiche, oggi non avere accesso alla rete significa, nei fatti, esser isolato quasi a 360°: ed è per questo che, mai come al giorno d’oggi, i data center costituiscono un punto nevralgico e, teoricamente, uno snodo insostituibile per consentire l’esistenza del mondo digitale “parallelo”. Ma cos’è a tutti gli effetti un data center? È una struttura fisica e concreta che, sulla carta, ospita tutto ciò che è necessario per far “vivere” 24/7 un centro di raccolta, archiviazione ed elaborazione dei dati. In sostanza, un data center è un’enorme struttura organizzata ricolma di server, sistemi di archiviazione e di sicurezza, oltre che di strumentazioni di vario tipo che, all’unisono, cooperano per la “difesa” e l’accessibilità di milioni di dati singoli utili non solo ad aziende e business privati, ma anche alle amministrazioni pubbliche (sempre più orientate alla digitalizzazione dei servizi, per una questione non solo di praticità ma anche e soprattutto di sicurezza fisica). In sintesi: senza i data center, i privati cittadini non potrebbero accedere a tutta una serie di servizi importanti o addirittura necessari, così come una larghissima fetta delle attività imprenditoriali ad ogni livello, non esisterebbero affatto (o, quanto meno, sarebbero notevolmente ridimensionati). Strutture del genere, tendenzialmente, sono spesso energeticamente voraci seppur sempre più spesso pensate per essere autonome e green, richiedendo quindi non solo un accesso stabile a fonti di energia ma, spesso e volentieri, anche territori in grado di ospitare, in teoria, energy farm rinnovabili. Al contempo, le citate strutture sono bisognose di climi rigidi o ambienti freddi per mantenere altrettanto “gelide” le strumentazioni al lavoro 24 ore su 24. Dunque, climi freddi e grandi spazi aperti in cui poter sfruttare le energie rinnovabili: due caratteristiche che rendono la Basilicata, sulla carta, un potenziale “paradiso”.
Il “paradiso” lucano

Ebbene, in questo senso, la Basilicata potrebbe essere davvero un autentico “El Dorado” per data center di piccole o medie dimensioni. Ed essi potrebbero, in via teorica, offrire nuove opportunità di sviluppo e lavoro per la regione, andando, in teoria, non solo a potenziare la rete digitale locale ma creando, al contempo, nuove realtà imprenditoriali puntando, perché no, alla creazione di una piccola “Silicon Valley” regionale. La Lucania è in larghissima misura composta da aree montuose: il segmento appenninico lucano, infatti, è morfologicamente dominante, andando ad occupare circa il 70% del complessivo territorio regionale, con altezze che, in media, superano abbondantemente i 1000 metri di altezza e diversi monti che sfiorano o addirittura superano i 2000 metri (come il Monte del Papa facente parte del massiccio del Sirino o il Monte Serra Dolcedorme appartenente a quello del Pollino). Una prevalenza montuosa che, nei fatti, comporta un correlato e logico clima, altrettanto prevalentemente freddo: nei mesi invernali, infatti, la Basilicata si copre spesso di “bianco” grazie ad abbondanti nevicate che sfociano in una netta discesa delle temperature che spesso varcano, in “negativo”, la soglia dello zero (il record registrato è stato di -15°). Ma i vantaggi della Basilicata, sulla carta, non finirebbero qui: oltre alle temperature rigide, diversi massicci montuosi lucani sorgono nei presi di specchi d’acqua di medie dimensioni (si pensi, ad esempio, ai laghi di Monticchio o al più piccolo bacino del Sirino) oppure “sfumano” in colline morfologicamente “dolci”: due condizioni fondamentali per pensare ad una possibile strutturazione di piccoli o medi impianti di produzione energetica continua correlati anche all’ipotetico data center, altrettanto ipoteticamente immaginati come rinnovabili, green e rispettosi delle bellezze naturali e della straordinaria biodiversità lucana. E, se nel resto del mondo, per ottenere temperature proporzionalmente simili si ricorre a fiordi, tundre o addirittura al Polo Nord (come il mastodontico impianto da 1 Gigawatt in costruzione dall’azienda norvegese Kolos), e quindi a situazioni e contesti logisticamente difficili, la Basilicata è invece a “portata di mano” e i costi di strutturazione, in teoria, sarebbero ampiamente minori (come, però, con molta probabilità anche le possibili “dimensioni” delle ipotetiche strutture).

ESEMPI DAL MONDO

La più grande ricchezza della Basilicata è sicuramente il suo territorio, morfologicamente più unico che raro e che consentirebbe, almeno sulla carta, di poter realizzare strutture tecnologicamente avveniristiche. Ma, nonostante questa palese evidenza, spesso quando si parla di “fare”, in Basilicata, gli ostacoli sembrano divenire quasi immediatamente insormontabili quando, in altre parti del mondo paragonabili alla Lucania, le cose funzionano eccome. Torniamo ai data center: è davvero possibile realizzare uno (o più) data center di alto livello in Basilicata? La risposta definitiva, ovviamente, potrebbe provenire solo da un’ensemble di tecnici del settore, ma nel resto del mondo ci sono “casi” potenzialmente esplicativi. Emblematico potrebbe essere l’esempio del “Pionen White Mountains”, un centro di elaborazione svedese di circa 1000 mq sito a Stoccolma, a circa 30 metri di profondità, e una delle più grandi strutture del suo genere al mondo. Il centro dati, che ospita centinaia di database collegati ad importantissime aziende internazionali, è scavato nella roccia e ricavato dal totale rifacimento e ristrutturazione di un bunker antiatomico risalente alla seconda guerra mondiale: un lavoro notevole e che ha comportato la rimozione di circa 4mila metri cubi di roccia. Ma cosa c’entra Stoccolma con la Basilicata? Ebbene, la struttura sorge nell’area di Södermalm, una vera e propria isola “artificiale” che forma il quartiere meridionale del centro città della capitale svedese, popolata da poco più di 100 mila persone. Non solo da un punto di vista morfologico (l’area della capitale svedese è prevalentemente formata da una morbida collina ma consta anche di vette montane piuttosto elevate e, ovviamente, di uno sbocco al mare), ma anche da un punto di vista più squisitamente climatico, l’area di Södermalm può ricordare alcuni angoli della Basilicata: ad esempio, nel mese di novembre la temperatura oscilla tra 5 e 1 gradi, mentre a dicembre la minima oscilla, in media, sui -2, arrivando a -3 nei mesi di gennaio e febbraio.

LARDERELLO

Ma anche in Italia le cose si stanno muovendo: proprio nei giorni scorsi, diversi siti d’informazione hanno parlato proprio di un data center (il primo ecosostenibile nello Stivale) che sorgerà tra le colline toscane, a Larderello (PI), centro noto a livello internazionale per la produzione di energia geo-termica. Il borgo, che conta poco meno di mille anime, è situato sulle Colline Metallifere e si erge a circa 400 metri d’altezza. Nell’eventualità, la Basilicata può anche contare su due sbocchi direttamente in mare: un’altra possibilità (seppur, probabilmente più remota viste le temperature mediamente elevate delle acque ma, in quel frangente, si potrebbe ovviare ipotizzando l’utilizzo dei vari laghi lucani, tendenzialmente “freddi”) sulla falsariga del “Project Natick” concretizzato da Microsoft, che ha immerso a largo delle isole scozzesi Orcadi a 35 metri di profondità nel 2018, alcuni suoi server (circa 900) per la gestione dei servizi cloud. Un esperimento, finito l’anno scorso, che si è concluso in modo sostanzialmente positivo. Naturalmente, i paralleli e le considerazioni qui presenti sono, in teoria, sufficienti solo per “metter la pulce nell’orecchio”: per erigere una struttura del genere, ovviamente, servono studi di fattibilità scientifici puntuali, data anche l’elevata sismicità della Lucania (una caratteristica che, tra l’altro, condivide con una buona fetta della Svezia seppur nell’area di Stoccolma le scosse telluriche siano piuttosto rare) e, logicamente, la possibilità che eventuali progetti possano esser inseriti nell’ecosistema lucano senza stravolgimenti. Ma, naturalmente, per solo valutare l’ipotesi, urgono anche investimenti di stampo logistico per invogliare le aziende a considerare il territorio regionale come terra fertile: investimenti che, purtroppo, languono da decadi in diverse zone della Lucania. Per questo, urge un piano complessivo di ripensamento della logistica lucana, per consentire anche di accogliere business innovativi e che, sulla carta, ben si implementerebbero con l’identità multiforme e meravigliosa della Lucania, andando, almeno sulla carta, a creare nuove opportunità di investimento e sviluppo nel settore della tecnologia.
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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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