DI ANTONIO BOCHICCHIO*
Ho appreso con preoccupazione il persistere dell’ipotesi che la Basilicata possa essere di nuovo coinvolta nella localizzazione del deposito nazionale di scorie nucleari. Tale eventualità, già ventilata nei documenti preliminari prodotti da Sogin e MASE, rappresenta per noi una scelta inaccettabile sotto ogni profilo: ambientale, sociale, sanitario ed economico. La dichiarazione, in audizione alla Camera, sull’individuazione dei siti per i depositi delle scorie nucleari del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin: “in caso di mancato raggiungimento delle intese sui singoli siti, la decisione sarà assunta con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione interessata” è la conferma che il Governo nazionale, anche in materia ambientale, ha poche idee ma confuse! Infatti a dispetto di quanto dichiarato fino a poco tempo fa dallo stesso Ministro che aveva ipotizzato l’utilizzo dei depositi esistenti sembra che si stia tornando alla carica con l’individuazione dei nuovi siti tra cui quelli individuati nei territori di Montalbano Jonico, Bernalda, Montescaglioso, Genzano di Lucania, Irsina e Matera. Il fatto che nessun territorio abbia proposto la propria candidatura ad ospitare un sito per lo stoccaggio delle scorie nucleari, e vorrei vedere quale amministratore pubblico farebbe una scelta del genere, spero non convinca il Governo ad imporre a questo o quel territorio una scelta irreversibile che andrebbe a condizionare lo sviluppo e la crescita di un’intera un’area.
Non è superfluo ribadire al Ministro Pichetto Frattin che la Basilicata ha già pagato un prezzo altissimo per scelte imposte dall’alto: basti ricordare l’esperienza del centro Itrec di Rotondella, che ospita ancora 4.280 metri cubi di scorie nucleari, pari al 13,10% delle scorie presenti in Italia, e le gravi criticità ancora oggi presenti, tra bonifiche incompiute, rischio contaminazioni e mancata trasparenza. Senza dimenticare il prezzo che il territorio lucano sta pagando in termini ambientali per la presenza dei siti di estrazione del petrolio. Il territorio della Basilicata ha necessità di valorizzare il suo rilevante patrimonio naturalistico, le sue aree protette, i suoi parchi e la sua ricca biodiversità e l’installazione di un sito di stoccaggio nucleare è l’ultima cosa di cui ha bisogno la nostra terra. A questo punto mi auguro che le eccezioni tecniche contenute nel massiccio lavoro documentale, che ha visto coinvolti in maniera sinergica più soggetti, inviate dalla Regione Basilicata lo scorso dicembre, al Ministero dell’Ambiente per far si che il nostro territorio esca dal ventaglio dei siti idonei vengano recepite integralmente. Se così non fosse per la nostra regione si prefigura una nuova stagione di lotta civile a tutela di un territorio vocato alla salvaguardia ambientale, alla biodiversità, al turismo sostenibile, alla produzione agricola di qualità e alla valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico. Inserire un sito per lo stoccaggio delle scorie nucleari significherebbe cancellare tutto questo. Il mio appello al Governo affinché la Basilicata venga esclusa formalmente e definitivamente da qualsiasi futura mappatura o localizzazione.
*CONSIGLIERE REGIONALE DELLA BASILICATA (PSI-AVS-LBP)