“Innovativo, suggestivo, poetico, profondo.” – In the Darkness si racconta all’Europa Film Festival

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Pignola.- Nel 2018 il film maker lucano, originario di Pignola, Donato Rosa, si presta per la realizzazione del suo primo, ed ufficiale, film indipendente. Il titolo di quest’opera grottesca e visionaria è In The Darkness, un progetto super low budget che potremmo tranquillamente definire amatoriale.
In The Darkness è un film che ad ogni modo offre qualcosa di diverso dalle numerose opere artistiche che talentuosi registi del nostro stivale hanno concepito nel corso degli ultimi dieci o quindici anni, un progetto che pone tante domande, profonde riflessioni su di una ricca trama, ed una forte carica emozionale, spinta, in primo luogo, dalla storia ma con successivo merito nei riguardi di una meravigliosa scenografia, una fotografia suggestiva ed una splendida colonna sonora che restituisce al tutto la cosiddetta ciliegina sulla torta.
Purtroppo il cinema odierno, sia quello mainstream che quello amatoriale e indipendente, offre poche e interessanti storie ancorate ad un meccanismo profondo, legato alla poetica, alla metafora, all’efficacia delle immagini e alla cura meticolosa per i dialoghi. In The Darkness è un progetto che non trascura, a nostro modo di vedere, tutto questo. Un’opera realmente innovativa, che angoscia ma al contempo è in grado di commuovere perché legata ai fili di un racconto mosso con intelligenza ed onestà artistica, la stessa onestà e profondità di cui il cinema avrebbe oggi bisogno.
Ma di cosa parla esattamente In The Darkness?
Senza addentrarci troppo nei meriti del film, evitando il noto e scomodo Mr. Spoiler, vorremmo poter dire che In The Darkness tratta diversi argomenti stratificati usando come pretesto il cinema di genere, ed il racconto popolare, al fine di raccontare una vicenda legata all’animo e all’interesse umano.
Protagonista della storia è Sara, una ragazza che si troverà magicamente catapultata in un bizzarro universo popolato da creature grottesche ed elementi stabilizzanti per la propria ed altrui mente, al fine di rincorrere un Coniglio Bianco ed una misteriosa bambina, alias Alice nel Paese delle Meraviglie, all’interno di un misterioso tronco.
Prendendo come spunto le fiabe, da quelle dei Fratelli Grimm, Lewis Carroll & Company, il film ci catapulta in una realtà ambigua e chiaramente distorta, al fine di condurci a passo d’oca verso una nuova luce in grado di restituire chiarezza ad un mondo oscuro nel quale saremo intrappolati per poco o più di un’ora.
Come definiresti il tuo film? A quale genere cinematografico lo accosteresti?
Questa è un’interessantissima domanda, alla quale ho cercato di rispondere tante volte, senza mai giungere ad una concreta ed esaustiva risposta. In questo momento preciso mi sento di dirti, in tutta onestà, che non credo che le storie che ho scritto, sin ora, siano catalogabili in un unico cerchio. La mia scrittura è istintiva, libera, questa è la bellezza e la grazia che ti restituisce il cinema indipendente, restituisce onestà artistica ad un progetto. Spesso, questa onestà, può definirsi pura anarchia, infrange i limiti ed indaga nell’inconscio creativo, questo a volte può condurre ad un’avventura dalla matrice più oscura, altre volte più tragi-comica, poi più drammatica, più orrifica, fantasiosa, realistica. Non credo di essere dipendente da un genere, credo di esser dipendente dal cinema e questo si manifesta, come arte stessa, nei molteplici aspetti e sfumature della sua e della mia personalità.
Quindi non lo definiresti un horror?
No, perché non lo è. Sono sempre stato un grande appassionato dei film dell’orrore da quando ero un ragazzino, specialmente quelli realizzati negli anni ’70 e ’80, credo in una contaminazione palese da parte di questi film all’interno dei miei progetti, non lo escludo affatto, ma questo non vuol dire che si possano necessariamente definire film dell’orrore. Non credo di aver mai scritto una sceneggiatura completamente fedele ad un solo genere, in particolare a quello horror e non mi definisco un regista avvezzo solo a questa tipologia di film. L’idea non mi dispiacerebbe affatto, al contrario, mi fa molto onore, ma devo essere sincero con me stesso e con gli altri, non lo sono.
Com’è stata l’esperienza nel dirigere un film così complesso da solo?
Impegnativa certamente, ma anche altamente formativa, In The Darkness è stato l’inizio di una scuola, mi ha fatto comprendere i limiti che puoi e non puoi superare quando lavori per conto proprio e con un budget risicato, ma mi ha fatto anche rendere conto di quanto sia importante mettersi in gioco e sperimentare. La sperimentazione è sinonimo di creazione, credo che chi sperimenta crea di certo qualcosa di interessante per se stesso e per gli altri.
Nonostante è un film amatoriale, fatto con tremila euro, come hai dichiaratamente espresso, non sembra affatto che sia stato concepito con quella irrisoria somma. Si può realizzare un buon film, anche con un budget inesistente, secondo te?
Dipende da cosa intendi per film e che cosa si vuol raccontare.
Ripeto, In The Darkness è la sperimentazione di un incosciente, di un trentenne con la testa di un dodicenne, che voleva a tutti i costi raccontare la sua fiaba oscura e per raccontare una storia ricca di particolari ed effetti speciali hai necessariamente bisogno di un budget elevato, specialmente se si tratta di un lungometraggio, come nel mio caso. Io ce l’ho fatta perché ho creato uno script che è riuscito, a volte, a giustificare l’assenza di una somma di denaro necessaria per lo sviluppo di un racconto così ambizioso. Ho lavorato inoltre con persone di mia conoscenza, gente di teatro, che segue corsi teatrali, che ha lavorato tantissimo alla dizione e che conoscendomi mi ha offerto la possibilità di operare gratuitamente sul mio progetto. Ho curato da solo le riprese, il montaggio audio e quello video, gli effetti speciali, in quanto ci lavoro costantemente vicino a cose di questo tipo.
Per quanto riguarda la mia esperienza, consiglio vivamente di iniziare con dei film brevi, oggi tutti possono mettersi alla prova con dei cortometraggi, non necessariamente ancorati all’utilizzo degli effetti speciali. Non occorre comprare obbligatoriamente la videocamera da 2.000 euro, con un ottimo smartphone si possono realizzare cose pazzesche, raccontare storie di 10/15 minuti che possono risultare realmente convincenti se mosse dalla passione, determinazione, impegno ed onestà artistica di cui ti parlavo prima.
Ho trovato il tuo film profondo, imbevuto di metafora. Al termine della visione sono scoppiata a piangere. Credo che tu sia riuscito a regalare delle emozioni fortissime lavorando sapientemente su una storia drammatica ma che al contempo offre tanta speranza. Ci si può ancora emozionare guardando un film, secondo te?
Ti ringrazio per il bellissimo complimento. Credo che ci si debba a tutti i costi emozionare quando si è di fronte ad un progetto artistico, occorre pretenderlo, l’arte nasce per suscitare emozioni, un film che lascia lo spettatore arido ed indifferente di fronte ad un qualsiasi prodotto, artisticamente concepito, credo che sia l’innegabile prova di quanto un film, un quadro, un libro, un brano musicale abbia miseramente fallito.
L’arte, se posso permettermi umilmente di definire così la mia, deve veicolare emozioni, io voglio che lo faccia. Se un giorno, mi rendessi conto, di non riuscire a trasmettere più nulla, a me stesso e agli altri, quello sarà il momento propizio per voltare pagina ed imboccare nuovi sentieri.
Cosa ne pensi del cinema attuale?
Se ti riferisci a quello mainstream, credo che si possa ritornare al discorso delle emozioni, pochissimi progetti riescono ad emozionarmi, non vedo più poesia nel cinema. Questo è diventato solo un business, i produttori puntano su prodotti certi, confezionati, inutili remake, reboot, questa non è arte, è soltanto commercio. I soldi non possono certo toccare corde immateriali come quelle dell’anima.
Invece nutro buona speranza per il cinema indipendente, ci sono ragazzi e adulti in gamba, che realizzano opere interessanti con nuovi e freschi spunti creativi. Ma purtroppo sono pochi, le idee, a mio avviso, valide e realizzate a modo sono concretamente ridotte all’osso rispetto alla massa.
Che effetto fa entrare in selezione a Los Angeles e all’Europe Film Festival?
Un’emozione fortissima, un sogno da cui ancora devo svegliarmi.
A Los Angeles non siamo stati presi, eravamo solo entrati in graduatoria tra i possibili selezionati nella categoria super low budget, ci siamo piazzati quindicesimi su quasi 200 iscritti. Nella sezione lungometraggi solitamente accettano solo 5/10 film a festival, non di più. Per noi è stata comunque una grande vittoria rientrare nei primi quindici.
All’Europe siamo stati presi nella categoria fantasy, la meraviglia è ancora tanta, mi hanno mandato un’e-mail complimentandosi per lo screen play ed il montaggio video e sonoro. Questa è la ragione esplicita che ci ha condotti al festival. La cosa di cui vado ancora più orgoglioso è la locandina che hanno realizzato in merito all’evento. Nella sua semplicità la trovo stupenda.
Quindi hai altri progetti in cantiere?
Due in particolare che vorrei sviluppare, ma ovviamente devo scegliere quale dei due posso permettermi di realizzare in termini di costi e tempo.
Uno potrebbe essere L’oltre, un film che realizzai beceramente con degli amici molto tempo fa, una storia a cui sono molto affezionato e che vorrei dirigere con più criterio, più esperienza e più soldi.
Dall’altra parte c’è il secondo capitolo di una trilogia di cui In The Darkness è il capostipite.
Poi ci sono tante altre idee. Non mi resta che dire: “Chi vivrà vedrà.”
Non resta, anche a noi, augurarci nuove e stimolanti idee per il futuro dell’arte, specialmente se queste si sviluppano nella nostra regione e sfociano in quei territori che sorgono oltre i confini del nostro stivale.
Secondo quanto ci è stato rilasciato dal regista, In The Darkness farà il suo ingresso in internet nell’autunno del 2023, ci vorrò ancora un po’ di tempo prima che tutti possano usufruire della visione di questo piccolo diamante. Non vi resta che aspettare. Vi auguriamo una buona attesa.

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Antonio Corbo

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