
Marco Di Geronimo
Nel giorno del suo compleanno a Giampiero Iudicello è arrivato un regalo sgradito. Una testata locale, Il Ripetitore (nome di fantasia – non vogliamo far concorrenza sleale divulgando gli autori della figuraccia), ha pubblicato un articolo in cui lo denigra.
Sarebbe anche normale ricevere accuse, specie se si ricopre un incarico pubblico e si fa politica da tempo. La decenza vorrebbe che queste accuse vengano motivate, argomentate, che si rispetti un minimo di onestà intellettuale. È pur vero che negli ultimi tempi il giornalismo ha subito picchi negativi anche in questi fronti, ma in generale si è sempre rispettato almeno un requisito. Quello – non dico della buona educazione – della buona creanza.
Invece, nell’articolo che eviteremo deliberatamente di linkarvi (se avete la perversione di andare a cercarlo credo non avrete difficoltà a trovarlo), Iudicello è attaccato con argomenti che fanno disgusto a chiunque abbia un minimo di etica pubblica. Descritto come «l’unico felice per la sconfitta di Petrone» perché si è potuto «pappare da solo l’intero buffet», o anche un avvocato che «non s’è mai visto in tribunale», «felice per i 30 euro di gettoni di presenza», Iudicello forse nel complesso ha ricevuto più stima di quanta ne avrebbe riscossa da dei lettori di un articolo di elogi. Chi mai potrebbe concordare con un tale cumulo di insulti gratuiti?

L’unica critica politica mossa a Iudicello è il suo appoggio a De Luca, perché sul nazionale il consigliere LeU proclama «Mai con la destra» e al locale invece lo appoggia. Non voglio approfondire questo tema, e soltanto per mantenere una certa imparzialità, ma se ne potrebbe discutere.
A quanto pare la redazione de Il Ripetitore non ha ritenuto opportuno bloccare questo articolo. Parliamo della redazione perché l’editoriale (…ma possiamo chiamarlo davvero così?) non è firmato. C’è un generico Redazione sotto il titolo. Chi avesse la perversione di leggersi questo scritto sappia però che anche in questi casi il sottinteso è che l’abbia scritto il direttore. E se pure il direttore responsabile, sfruttando il fatto che l’articolo è stato pubblicato online, riuscisse a sfuggire a conseguenze penalistiche (la Corte di cassazione ha stabilito che estendere la responsabilità dei direttori di quotidiani per omesso controllo ai direttori dei giornali online sarebbe giuridicamente un’analogia, un tipo di interpretazione vietata nel diritto penale), su di lui ricade comunque il biasimo per aver autorizzato un pezzo di tal fatta.
Spiace moltissimo leggere righe di questo tipo, e lo scrivo da dilettante e da «pennino per hobby». Nel mio piccolo, provo a vagliare le fonti e misurare le parole quando scrivo e pubblico post come questo, senza pretendere che siano articoli giornalistici, ma per il solo precetto morale di fare le cose per bene. Ma leggere professionisti insultare acriticamente un membro dello schieramento politico mi sembra un indice di crisi davvero profonda del dibattito. Un giorno qualche facinoroso sfonda le vetrine della Lega, il giorno dopo qualcun altro insulta un consigliere di LeU: cosa ci aspetta domani? Grillo puzzi sui manifesti di Caiata? E i cittadini, avvelenati, si astengono.