INTERVISTA A PONZIO PILATO

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gerardo acierno

Dal 1974, durante la Settimana Santa, rileggo o riascolto una delle cose più belle e memorabili che, a mio giudizio, siano state scritte dalla letteratura del ‘900. Si tratta ‘dell’intervista impossibile’ di Luigi Santucci a Ponzio Pilato per conto di RadioTre della Rai.

    Lo splendido lavoro dell’indimenticato scrittore milanese fa parte di una rubrica intitolata per l’appunto “Le interviste impossibili” nella quale scrittori, storici e filosofi di chiara fama immaginano di intervistare personaggi del passato che hanno lasciato segni, tracce e ricordi nella memoria di noi, uomini e donne della contemporaneità.

     Questa Settimana è per me, oltre ad altre cose, un palpitare di emozioni, di sentimenti incontrollabili, di debolezze indicibili. Ancora di più quest’anno; ora, mentre ascolto e trascrivo; ora, mentre la voce registrata del mio amato Autore pone domande supreme al proconsole Pilato, e contemporaneamente scorrono sullo schermo della TV i numeri tragici della pandemia.

      Oggi affido a questa pagina stralci di quell’incontro ‘impossibile’; sono pezzi di poesia, di religiosità e di fede infinita; di serena riflessione sul dramma che in questi giorni Santi noi cristiani riviviamo da duemila e passa anni a questa parte.

      Chi ha voglia di ascoltare per intero l’intervista può tranquillamente spulciare negli archivi di Radio Rai e con la tecnologia attuale gli sarà facile scaricare e godere questa meravigliosa pagina della quale qui riporto alcuni passaggi significativi sperando possa fare piacere leggere e sulla quale poter riflettere.

Luigi Santucci incontra Ponzio Pilato

S.=     Proconsole Ponzio Pilato, per prima cosa vorrei chiederti se sai di essere da   

          duemila anni al centro di un processo incessante da parte della Storia..e se   

          davvero prevedevi tutto questo.

P.P.= Mia moglie, Claudia, mi raccontava dei suoi sogni, e nella notte mi svegliava e

          mi diceva che si sarebbe parlato di me per secoli, in segno d’infamia.. diceva

          cose sbalorditive di Gesù..

S.=    Che cosa?

P.P.= Che dopo morto sarebbe risorto, che avrebbe dominato il mondo fino alla fine           

          dei secoli … la mia volontà iniziale era quella di battermi in favore di          

          quell’uomo..quell’uomo aveva qualcosa.. sono stato sedotto da quell’uomo..

S.=      Vuoi dirci qualcosa del tuo incontro con Gesù?

P.P.= Quei barbagianni di giudei me lo hanno portato una mattina di primavera,           

          languida e frizzante.. dicevano che era un sovversivo. Era di bell’aspetto e    

           fermo nel guardarmi. Quanto a Re mi rispose che era Re, ma il suo Regno non  

          era di quaggiù.

 

S.=      Che cosa hai pensato all’inizio di Lui?

 

P.P.=   Ho cercato di procurarmi la chiave di quell’uomo. Mi ha detto: ‘Chiunque sta    

             per la Verità ascolta la mia voce’.

 

S.=      Che effetto ti fecero quelle parole?

 

P.P.= La verità..concetto astratto..universale..però finalmente potevo discutere con    

           qualcuno di filosofia, pensai.. 

       … lo mandai da Erode e quel talentone me lo ha rimandato con la tunica    

          bianca da mentecatto. Mentecatto era lui!!

 S.=   E dopo cosa accadde?

P.P.= Ho cercato di salvarlo. Ho detto di non aver trovato in lui nessuna colpa. Che

           lo avrei assolto dopo averlo fatto frustare.. speravo così di salvarlo.

S.=     Come è andata?

P.P.= Quell’esperimento è andato contro di me.

S.=     Cioè?

P.P.= Mi vennero dubbi; quell’uomo mi teneva in scacco..Gesù.. quell’uomo stava

           diventando un idolo dentro di me.. e a me urgeva abbattere quell’idolo.. per   

           non restarne prigioniero.

 

S.=     Funzionò lo stratagemma?

P.P.= Oh.. ricordo il suo volto tumefatto..la sua carne sfregiata..

S.=     Pensavi fosse un qualcuno diverso dagli altri e che potesse portare a termine   

          la sua opera divina in favore degli uomini?

 

P.P.= Intendi un dio? No!No! E poi, c’è un dio anche dopo? No, non ci credo.

S.=    Ebbene?

P.P.= Tu non puoi sapere.. l’altro occhio.. lucente.. dolcissimo.. penetrante.. e lui non era più un barbaro.. non era più nemmeno un uomo.. sembrava come se qualcuno fosse penetrato nella sua materia sanguinante e a farla risplendere… ecco.. Tu come chiameresti tutto questo?

S.= Si chiama INCARNAZIONE, Pilato..IN-CAR-NA-ZIO-NE.

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