Io Io, Asino mio! La consapevolezza parte dal lessico, “famigliare” e sociale

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di Teri Volini

 

Un post pubblicato su Facebook mi ha dato lo spunto per sviluppare alcune riflessioni su una tematica interessante, e che ha il suo punto di partenza nel linguaggio, che rispecchia –  quando non contribuisce fortemente –  a formare il senso comune,  come nel caso descritto.

È vero che si usa la locuzione “Io Io, Asino mio!” per stigmatizzare l’ego di chi fa eccessivo vanto di sé e delle sue azioni, ma non sappiamo se e quanto sia corretto il riferimento, in senso denigratorio, all’Asino. Ciò si può rilevare anche in letteratura, ad esempio nel famoso “Lessico famigliare” di Natalia Ginsburg: “Che asino che sei!” diceva sovente il padre della scrittrice, termine che indicava non un ignorante “ma uno che faceva villanie o sgarbi”, e: “voialtri siete tutti asini con la gente!”, disse mio padre

Sebbene sia d’accordo con l’autrice del post riguardo al valore del raccontare, da parte di Ginsburg, “attraverso il gergo dei suoi genitori, una geografia di linguaggi legata ai ricordi dell’infanzia” e “del suo riportare all’attenzione quel mondo fatto di parole dentro cui si celano altri mondi…” e ne apprezzi “la pungente ironia”,  e con tutto il rispetto per la scrittrice, ritengo importante, anche come linguista, fare delle considerazioni su quel lessico.*
Ben lontano dal mostrare delle “verità essenziali”, ed all’insaputa del suo utilizzatore (il padre di Ginsburg, in questo caso), esso rispecchia pienamente l’usuale scarsa o nulla considerazione in cui la nostra cultura tiene gli animali, non quelli di compagnia, ma quelli maggiormente utilizzati nei secoli per lavori massacranti, e di cui, non bastando l’uso solitamente inumano, sono stati  – in sovrappiù – fatti oggetto di scherno, tanto da  renderli  gli omologhi dei peggiori comportamenti umani.
Peccato però che quegli elementi siano un’esclusiva degli umani e che meglio sarebbe lasciare in pace gli animali, con cui siamo esponenzialmente in debito.  E purtroppo se ne può parlare ancora al presente, anche se adesso una legge pare che possa intervenire per migliorarne la situazione.

Una realtà ben diversa

La realtà degli esseri non umani è ben diversa da quella da noi “descritta” per nostro uso e consumo, con una basilare  ignoranza  ad hoc ben coltivata.
Prendiamo l’asino: è vero che fa Io Io Io e tanto sembra bastare  per accomunarlo alle persone che parlano solo e sempre di sé, ma è un accostamento inadatto, se non risibile: il povero animale fa il verso che gli è proprio, e di certo non offende gli altri, non li deride, non bestemmia, né calunnia, è un animale dolce, da sempre schiavizzato, proprio per la sua mitezza, dall’uomo…

L’aderenza alla natura

Al giorno d’oggi gli asinelli sono in via di sparizione dai nostri paesi: meno male che ci sono delle ”isole” in cui vengono con cura reintegrati e lasciati liberi di campare… e di ragliare! A parte gli asini: la superbia autocentrata della nostra cultura rende possibile a tutt’oggi la scarsa considerazione degli animali, il limitato riconoscimento di una loro specifica sensibilità e in molti casi di una “intelligenza”, differente  ma per certi versi “superiore” a quella umana, non fosse che per la loro perfetta organizzazione sociale e le loro capacità ingegneristiche (vedi le api e le formiche ad es.), ma soprattutto nell’ambito del rispetto della natura.

Se questa è intelligenza

In questo senso, come possiamo parlare di intelligenza umana, riferendoci  a coloro che, pur avendo la possibilità di conoscere – anche a lungo termine – le conseguenze delle loro azioni, perseverano ottusamente nell’inquinare la terra, nel non avere rispetto per la vita, e nell’implementare l’uso di armi di distruzione di massa, atte allo sterminio totale della terra e dell’umanità.  Osano ancora pensare alla GUERRA!
Dovrebbe perlomeno sorprendere che, coloro che sono stati e sono capaci dei più indicibili orrori in soli 5000 anni del tempo storico, si considerino superiori agli esseri animali, che certo non sono in grado di parlare o di leggere, ma s’intendono bene con i linguaggi che sono loro propri e soprattutto seguono fedelmente le leggi della a natura, che non  distruggono, cosa che gli umani sanno fare molto bene

 

La saggezza delle antiche culture  

I nostri antenati e le nostre antenate la sapevano molto più lunga di noi riguardo agli animali. Il legame con essi era antichissimo in tutte la culture note, venendone  riconosciuto il ruolo fondamentale per la vita e la sopravvivenza stessa degli umani, che tributavano loro – specie alle femmine che procreavano e producevano il prezioso latte – gratitudine e rispetto. Vennero attribuiti nomi di animali alle costellazioni: sono tuttora posizionate nel firmamento: insieme alla Via Lattea, l’Orsa, il Lupo, il Capricorno, l’Ariete, etc.. Furono gli animali stessi a personificare la sacralità, e le divinità ufficiali, sia maschili che femminili, non disdegnarono di “mescolarvisi” simbolicamente e visivamente, specie con quelli che presentavano qualità straordinarie, come nella cultura egizia, e non solo. Fu solo in seguito, nelle successive culture storiche monoteiste, che sostituirono violentemente le precedenti, che quella comunione con gli animali venne distrutta, cancellando o deviando totalmente l’elevato senso simbolico/ieratico di quegli accostamenti, fino a collegarle a figurazioni maligne, e da cui venne persino fatto derivare il diavolo e simili.

 

* in qualità di linguista, dagli anni ‘90 perseguo la ricerca denominata risemantizzazione, l’attivazione di un cambio di paradigma che dal linguaggio convenzionale – spesso mistificante e manipolatore – porti alla riscoperta di un lessico consapevole,  in cui l’uso dei termini,  perso ogni automatismo grazie alla riflessione e allo studio approfondito, possa contribuire a un cambiamento  nel  reale…

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Sull' Autore

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Pittora, incisora, performer land artista, designer, ricercatrice, poeta, portatrice di memoria, linguista, conferenziera... ha esposto dagli anni '80 le magiche suggestioni de La Montagna Stregata – ispirata alle piccole dolomiti lucane di cui è originaria – seguita da diversi cicli di Opere pittoriche, presenti in oltre 90 mostre personali in sedi regionali, nazionali ed estere, come Potenza, Milano, Zurigo, Winterthur, Nizza, New York, Arles en Provence, Canterbury... con notevoli riscontri di critica e pubblico, ed in numerose collettive, con pubblicazioni, premi e riconoscimenti. Tramite i diversi linguaggi espressivi - pittura, scultura, poesia, installazioni, performances, azioni simboliche, video, manifesti d’artista, ricerche, conferenze, articoli, incontri mirati con le giovani generazioni e la società civile - l'Artista biofila si fa promotrice di un nuovo rispetto per il pianeta, percepito non come un oggetto da dominare e sfruttare, ma come Terra Madre, generatrice e nutrice di tutti i viventi. Presidente del Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza, ha al suo attivo un sito web e un blog, due raccolte poetiche, una trentina di ebook, pubblicazioni su diverse testate a livello regionale e nazionale, la collaborazione in free lance con La Grande Lucania, Il Lucano, Il Capricorno, Talenti Lucani, Valori... Canta nella donna il valore femminile originario, sottolineandone sacralità, bellezza e magia nell’esuberante creatività e nella corrispondente ciclicità con la Natura: l'una e l'altra essendo portatrici e nutrici di vita. Preconizza un tempo in cui l'arte e la vita siano coincidenti ed in cui sia possibile riconquistare l'incanto gioioso di fronte alla bellezza e al mistero della vita sulla terra.

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