Siamo anche noi sulla stessa lunghezza di pensiero: a Conte e ai suoi indomiti ragazzi non si può che dire una sola cosa: grazie. I quasi due anni e mezzo sulla panchina azzurra del tecnico leccese hanno fatto conseguire alla nazionale diversi risultati positivi che non possono essere assolutamente inficiati dalla sfigata notte di Bordeaux. Il lavoro paga sempre nonostante tante difficoltà incontrate da Conte sul suo cammino e alle quali ha fatto cenno nella conferenza stampa del dopo partita con i tedeschi quando ha detto che ha dovuto combattere da solo contro tutti trovando sponda nel presidente federale Tavecchio. Un lavoro che Conte avrebbe voluto svolgere in maniera più completa e più continua se solo avesse avuto la disponibilità dell’intero sistema calcio italiano e che fosse finalizzato ad esaltare ancora di più il suo profondo desiderio di stare più tempo con il suo gruppo di calciatori. Allo stesso modo il Ct o per meglio dire l’ex Ct della nazionale capisce anche che gli interessi delle società sono preminenti e con tutti gli impegni che caratterizzano una stagione agonistica, diventa difficile e problematico conciliare gli interessi della nazionale con quelli delle società. Tra l’altro è un problema generale e per la cui risoluzione non si può fare granchè. Infattinon si possono non tenere nella massima considerazione gli interessi delle società che, fino a prova contraria, pagano fior di quattrini per gli stipendi dei giocatori. C’è da constatare, per chiudere questo discorso, che i risultati avrebbero potuto anche essere migliori. Ma con quello che passa il convento l’Italia di Conte ha fatto davvero il massimo. Ha ridato dignità alla nazionale dopo il pesante flop del mondiale brasiliano, ha dominato il suo girone di qualificazione esi è presentata in Francia accompagnata solo da dubbi e da facili ironie sulle possibilità di ben figurare.L’ Europeo del 2016 invece ha certificato una verità sacrosanta: che l’Italia disegnata da Conte, con un pizzico di fortuna in più a Bordeaux, avrebbe avuto ottime chances di diventare campione d’ Europa. E per questo che, dopo la lunga sequela dei rigori, anche giocatori che ne hanno visto di tutti i colori nella loro carriera, non sono riusciti a trattenere il pianto di rabbia e disperazione. Resteranno scolpite nella memoria, oltre che le grandi partite giocate in Francia, soprattutto le immagini di Buffon, Bonucci, Barzagli e di tutti gli altri ragazzi che non riuscivano a frenare la loro grande amarezza. Perché, lo ha detto chiaramente Buffon, “siamo stati ad un passo dall’impresa anche nella lotteria dei rigori dove abbiamo avuto la possibilità di sfruttare il match point” e purtroppo è andata male. E per questo che l’amarezza e la delusione sono state davvero talmente grandi che non si è riusciti a frenarla nemmeno nelle interviste del dopo partita. Al punto in cui si era arrivati non possono essere motivi di soddisfazione l’aver costretto la Germania a cambiare modulo tattico, non aver concesso quasi nulla ai campioni del mondo e aver avuto, né più nè meno, le stesse possibilità offensive dei tedeschi. E mostrando anche una forza di reazione non indifferente nell’andare a riprendersi il pareggio dopo che, grazie solo ad un fortunato rimpallo, Ozil aveva battuto Buffon da pochi passi. Segnale inequivocabile di grandi valori mentali trasmessi da Conte e metabolizzati da tutto il gruppo. Il cammino in questi Europei è stato davvero esaltante anche sul piano puramente tecnico fino al punto da avere risvegliato il dilagante entusiasmo dei tifosi italiani. Aver giocato alla pari ed anche molto meglio con il Belgio e la Spagna e aver ridimensionato lo strapotere tedesco è sintomo di due verità: lo stratoferico lavoro di Conte e l’altrettanta maniacale disponibilità di tutti e 23 i convocati a seguirlo in tutto e per tutto. Perché solo in questo modo si sarebbe potuto sperare di non fare solo atto di presenza. E conoscendo Conte, sarebbe stato impensabile per lui recitare un ruolo solo di comprimario. Pur rendendosi conto di non avere a disposizione 23 fuoriclasse. Con la Germania si conclude il lavoro di Conte che adesso lascerà in eredità al nuovo ct Ventura un progetto molto ben strutturato ed un gruppo di ragazzi, anche quelli più avanti negli anni, che hanno acquisito, grazie all’allenatore di Lecce, una eccezionale consapevolezza delle proprie possibilità. Senza rischiare di cadere nella retorica e in celebrazioni che potrebbero apparire esagerate, c’è da dire che il calcio italiano forse deve ringraziare Conte se è tornato ad essere al centro delle attenzioni mediatiche e se ricomincia finalmente ad occupare una posizione più prestigiosa nel ranking mondiale. Come è giusto che sia. Intanto chi gongola e si sfrega le mani è sicuramente il patron del Chelsea Abramovich ancora più convinto di avere fatto la scelta migliore nell’aver scelto Conte dopo averne ammirato le sue gesta agli Europei.
