Paradossalmente se Conte si facesse un partito suo, la situazione complessiva del centrosinistra migliorerebbe di molto ,perchè le diverse anime dei cinque stelle troverebbero pace, chi col nuovo leader chi con i dirigenti della prim’ora, e agirebbero da attori sullo stesso proscenio. Dal canto suo , l’ex premier potrebbe muoversi in uno spazio meno ristretto ,rappresentando, o tentando di farlo, quel centro moderato che non riesce a trovare un leader capace di ergersi sopra i capi e capetti di sigle che resistono senza gloria, come piante che stentano ad essiccarsi ma che non hanno energia per crescere. In questo campo si era avventurato Renzi, ma è una pianta che non attecchisce proprio perchè il terreno dei moderati per composizione sociale odia gli avventurismi e ama viaggiare in acque tranquille e propositive. In questo senso una presenza autonoma di Conte farebbe da attrattore verso lo stesso elettorato di Renzi a cominciare da quei dirigenti che hanno dato fiducia al capo fiorentino, ma che stanno constatando come lo stesso li abbia condotti verso l’irrilevanza. Italia Viva senza Renzi può avere un avvenire, e non è detto che non diventi terreno di pascolo per aggregazioni centriste. Quello che è certo è che al Pd di Letta non passa neanche per la mente l’idea di recuperare l’ala renziana, giacchè questa gli ha fatto il favore di portarsi una quarantina di deputati che sono altrettanto posti liberi per gli organigrammi del Pd così che quel 19 per cento di oggi vale più del 22 per cento spuntato con la presenza dei renziani. De Filippo ha capito questo problema e si è spostato giusto il tempo per difendere una propria presenza in Parlamento, che poi , bisogna dirlo, sarebbe anche una presenza di merito visto che il suo lavoro da legislatore c’è e si vede. Questo a prescindere dai suoi rapporti con Letta che non sono mai cessati e che lo mettono in condizione anche di guardare con ottimismo alla ricandidatura, in Basilicata e/o altrove. Con questo scenario nazionale, Italia Viva di Basilicata è costretta a giocare una partita anomala: si rafforza per essere decisiva, ma coltiva la sua forza proprio nella indecisione sulla scelta di campo, per cui può capitare che alla fine essa spunti il prezzo dal migliore offerente, che poi è quello che ha più bisogno di quei voti. Non è una bella cosa, sul piano etico e politico, ma se contiamo i passaggi che i vari esponenti politici lucani hanno fatto in questi anni, non c’è materia per scandalizzarsi più di tanto. E, più che una ipotesi, questa possibilità diventa una certezza se Conte prende lo scettro dei pentastellati, con Italia Viva che ha già messo ( ricambiato) uno stop ad ogni accordo con il movimento ex grillino. Per cui ci sono molte probabilità che il centrodestra possa giovarsi di una gamba in più, nelle politiche come nelle regionali., una gamba sempre più necessaria per l’economia della coalizione che al di là delle chiacchiere e della propaganda, si prepara a pagare il prezzo della delusione prodotta dalla compagine di maggioranza e dal suo condottiero unico . Rocco Rosa
ITALIA VIVA E IL SALTO DEL FOSSATO
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