La lingua italiana, come il popolo italiano, è molto, molto accogliente nei riguardi di termini stranieri, quelli che la grammatica indica come “prestiti linguistici”.
All’estero si contano sulle dita le parole “nostre”. Per la mia esperienza posso dire di aver sentito “pizzà” con le zeta ultradolci, nutellà, spaghettì, mandolì. divertenti e poco impegnativi nel discorso,
ma se riferisco che nel 2014 la Provincia di Prato ha finanziato un progetto di inclusione sociale- badare bene -che si chiama Social lifting, ancora non si ha l’idea di quanto pervasivi siano termini che non ci appartengono:
Il bando è presentato, dopo aver indicato la data di scadenza per frequentare questo corso di formazione.” Corso di formazione”, in lingua italiana, con l’uso dei termini ed espressioni quali: Lifcoaching che approfondisce le tecniche del problem solving;
il developing a community manager service;
il consultancy and counselling in strategy definition and implementation…
ho lasciato perdere il resto…
Questo invito ad iscriversi al corso, scritto in questo modo, è stato pensato e stampato e pubblicato a Prato, in Toscana.
Non sarà per questa invadenza straniera che è stata accolta o lasciata passare con incuria nel nostro linguaggio, che oggi le università si lamentano del fatto che gli studenti non conoscono l’italiano?
Lo storico della lingua, Arrigo Castellani parla di Morbus Anglicus.
Sostiene, e ce ne siamo accorti,che l’inglese sta deformando foneticamente e morfologiamente l’italiano.
Bellissimo conoscere tutte le lingue per sapersi relazionare umanamente e nel campo degli affari.
Un altro conto è lasciarsi sopraffare.
Assistiamo ad un fenomeno di indifferenza,rassegnazione che lascia perplessi gli osservatori esterni che, nel latte materno si sono nutriti di una lingua amata e protetta.
I Francesi, con a capo la commissione generale per la terminologia e i neologismi, hanno abolito dalle loro consuetudini, per esempio, il termine hastag, che procura tanta delizia al palato dei nostri giornalisti.
Essi, i Francesi, sono legati alla loro lingua e la tutelano!
Per questo conoscono solo pizzà, nutellà, mandolì…
La Real Academia Espagnola patrocina un consultorio linguistico che viene definito dagli stessi “Istituto che promuove il Buon senso della lingua”.
La nostra lingua , bella, ricca, piena di sottigliezze e di figure retoriche potrebbe essere la salvezza di chi voglia scrivere “ad arte”.
