JUVE COL COLTELLO TRA I DENTI

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by ROCCO SABATELLA

Che cosa hanno lasciato di positivo e soprattutto di insegnamento per il futuro i 90 minuti tra la Juventus e il Bayern di Monaco di ieri sera  allo Stadium’? Sicuramente aver acciuffato il pareggio grazie a trenta minuti finali della partita di grande intensità, agonismo e anche ottime giocate verticali.  Che avrebbero potuto portare addirittura anche  la vittoria visto che i bianconeri hanno avuto altre opportunità per ribaltare il risultato. E tenendo aperto il discorso qualificazione, difficile, ma non impossibile, anche per la gara di ritorno del 16 marzo prossimo all’Allianz Arena di Monaco di Baviera. Poi la conferma, ove  mai ce ne fosse bisogno, della capacità di non mollare mai che è nel dna della squadra campione d’Italia. Ed anche l’aver evitato una sconfitta interna che avrebbe potuto avere contraccolpi psicologici anche in chiave lotta scudetto atteso che domenica prossima arriva a Torino l’Inter di Mancini.  Ma quello che è evidentemente il vero messaggio che viene dagli ultimi trenta minuti di gara è che la Juventus ha tutte le capacità tecniche, fisiche, di organizzazione di gioco per giocarsi la partita con qualsiasi avversario. Perché ha perfettamente ragione chi ha detto che la Juve ha giocato ieri sera in pratica due partite: la prima, di 60 minuti, sbagliata nell’atteggiamento mentale, timida, impacciata che ha permesso ai ragazzi di Guardiola di installarsi in pianta stabile nella metà campo bianconera e di arrivare al doppio vantaggio. La seconda partita con una reazione di orgoglio ma anche di diverso atteggiamento tattico. La squadra di Pep Guardiola è già di per sé un avversario che per mentalità vuole tenere sempre tra i piedi il pallino del gioco ed attaccare. Se poi , come è successo ieri sera,  viene agevolato anche dall’atteggiamento rinunciatario della Juve, allora non c’è mai partita e l’unica cosa che si può fare è quella di contenere al massimo i danni. Non sappiamo perché la Juve per 60 minuti ha deciso di giocarsela in quella maniera: se perché Allegri fa troppo affidamento sulle capacità di impenetrabilità della difesa, se veramente i giocatori sono stati condizionati dalle parole dello stesso Allegri della vigilia che un pareggio senza subire reti sarebbe stato il miglior risultato in vista del ritorno o se qualche interprete mandato in campo non era nelle migliori condizioni per cercare di ribaltare l’azione. Sull’utilità del pareggio casalingo senza subire reti non ci troviamo proprio d’accordo: è sempre meglio, checchè ne pensi Allegri, una vittoria di stretta misura perché è sempre un vantaggio. E del resto nella scorsa edizione della Champions tra ottavi, quarti e semifinali la Juve allo Stadium ha sempre vinto con un solo gol di scarto e poi ha sfruttato questi vantaggi per qualificarsi al turno successivo.   Gli ultimi trenta minuti della partita  hanno evidenziato due aspetti fondamentali che vanno  tenuti presente per il futuro: se la Juve è stata capace di giocare con tale aggressività, intensità, qualità di manovra negli ultimi trenta minuti , sarebbe stata, ne siamo sicuri, anche in grado di fare la stessa cosa nei primi sessanta minuti quando, tra l’altro, era anche fresca. Aldilà dei cambi che non sono stati indovinati, come ha sostenuto qualche commentatore, ma sono il frutto di decisioni logiche e razionali piuttosto che di espressioni di lucida follia e che dopo spiegheremo con grande semplicità senza scomodare il caso, la vera differenza c’è stata quando la Juve si è messa con i suoi centrocampisti e con gli attaccanti, in primis Mandzukic, ad attuare un pressing asfissiante sui difensori  e sui mediani tedeschi. Il risultato? Tanti palloni rubati a centrocampo e immediato ribaltamento dell’azione con la Juve capace di segnare due volte e di avere con altre ripartenze micidiali la possibilità della grande impresa. Cosa che era mancata del tutto nei precedenti minuti con il Bayern a manovrare indisturbato ed anche in alcune gare di campionato, ultima quella di Bologna. Sulle sostituzioni non c ‘è nulla di lasciato al caso: perché per Allegri Hernanes è l’alter ego di Marchisio, Sturaro è il sostituto naturale di Khedira quando manca anche Asamoah e in attacco Morata rimane sempre la prima alternativa quando deve uscire uno tra Dybala o Mandzukic.  Le prime due sostituzioni sono state obbligate perché Marchisio ha accusato qualche problema muscolare e Khedira che non era al meglio della condizione fisica non stava più nelle condizioni ideali per dare il suo solito contributo. Quindi rimane offensivo per qualsiasi allenatore sentirsi dire quando si fanno le pagelle la solita frase “Ha indovinato i cambi” come dire che in un cappello tenuto in panchina vengano inseriti i nomi dei giocatori a disposizione e poi qualche mano proceda tre volte ad estrarre i nomi di quelli che devono entrare in campo. In conclusione si può tranquillamente dire che, due a due o zero a zero in casa, non fa nessuna differenza perchè se la Juve vorrà superare il turno dovrà dimostrare sul campo la sua eventuale superiorità senza se e senza ma. Altrimenti saranno stati più bravi gli avversari.

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