IL LOGO FINISCE ALLA CURVA SUD

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by DINO DE ANGELIS

Ritorno sul Logo Matera 2019 non per parlare del Logo (che ad onor del vero ci ha già riempito le sacche ovalizzate antistanti), ma per provare a capire le reazioni di una collettività. I materani ci si sono affezionati. E mi pare una cosa pacifica, giusta e sacrosanta. Come fai ad accantonare quel simbolo (non solo quello, è evidente) che ti ha catapultato all’attenzione del mondo intero? Ma alcune delle motivazioni per le quali alcuni materani rifuggono drasticamente dall’idea del cambio del logo ha in sé qualcosa di raccapricciante. Non la difesa di un’immagine vincente, non la salvaguardia del simbolo che ormai ha fatto il giro del mondo, non la difficoltà di ricreare la stessa affezione nei confronti di un’altra immagine che deve fare lo stesso percorso di identità partendo da zero. Niente di tutto questo. L’immagine non si deve cambiare anche perché nessuno – potentini in primis – si deve appropriare di questa vittoria, che è solo la nostra. Voi, potentini buoni a nulla, non riuscirete questa volta a delegittimare la nostra vittoria, e non solo non ci dovete salire su questo carro, ma ne deve restare fuori la Basilicata intera. Matera è nostra e non si tocca. Ora, vorrei dire che questa difesa “contro” qualcuno (i potentini arraffoni ) e non “a favore” di qualcosa (un’immagine di indubbio valore) lascia un po’ di amaro in bocca. Qui nessuno intende delegittimare la città dei Sassi dal ruolo guida che ha assunto da tempo nel processo di sviluppo culturale e turistico dell’intera regione. Ma questa difesa inaccettabile del voler a tutti i costi non unirsi a niente e a nessuno dal punto di vista dell’immagine ricorda almeno due altre tristissime situazioni portate avanti da autorevoli esponenti istituzionali del passato (nemmeno poi tanto passato). La prima era quel disgustoso manifesto elettorale di un consigliere regionale che portava il nome di un’altra città (fatto che già sembrava, di per sé, una beffa) di cui per fortuna non sentiamo alcuna mancanza. Con i soldi pubblici (il manifesto recava il logo della Regione) il solerte consigliere a un certo punto fece affiggere sui muri della Basilicata un manifesto che diceva che Potenza era tale per la presenza di Matera. Preciso solo per la cronaca che lo stesso consigliere fu poi indagato per oltre 6 mila euro di rimborsi per fatture truccate. La seconda triste affermazione che rivendicava l’autonomia materana contro qualcun altro o qualcos’altro fu fatta dall’attuale presidente del consiglio materano, il quale ebbe a dire, nel corso delle ultime amministrative materane, che se sul suo telefonino fosse comparso il prefisso potentino, non avrebbe risposto. Forse le note della canzone di Arbore nella notte di Capodanno hanno contribuito a far crescere in qualcuno la certezza che il “materano è il massimo che c’è”. Il che potrebbe anche essere vero, per carità. D’altro canto so bene di quanta gente per bene è composta la città di Matera, ci ho vissuto per ben due volte in altrettanti momenti della mia vita. Ma agli oltranzisti della materanità a tutti i costi vorrei dire che comprendo solo in minima parte le ragioni della vostra stizza nei confronti del “potentino bastardo” e approfittatore e che, continuando di questo passo, rischiate di far cadere nel ridicolo una collettività regionale che, tutta insieme, non arriva agli abitanti di una grande città. Genova, ad esempio. Poco meno di seicentomila anime. E non credo che i genovesi non rispondano al telefono se vedono il prefisso della loro città, nè che il quartiere di Brignole dica che Sampierdarena non avrebbe alcun senso se considerato a sé stante. Sampierdarena ne avrebbe di senso. Eccome. E adesso, sotto con le polemiche.

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