La sonante vittoria del Genoa sul Milan ha dimostrato che non ci eravamo sbagliati quando domenica scorsa abbiamo sostenuto che la Juve aveva perso con i rossoneri solo ed esclusivamente per demerito proprio e non perché il Milan avesse fatto qualcosa di eccezionale sul campo. Solo osservatori molto disattenti sono capaci di giravolte incredibili nel giudicare il reale valore del Milan. La verità è una sola: il Milan rimane una buona formazione ma prima di diventare una squadra competitiva per le prime posizioni occorre aspettare il mercato di gennaio e soprattutto occorre che la cordata cinese che l’acquisterà immetta una somma consistente, molto consistente per riportarla ai vertici della classifica. Ma a gennaio si corre il rischio, molto concreto, che sia troppo tardi e che le avversarie abbiano preso già il largo. Per cui è molto probabile che i veri sogni di gloria del diavolo rossonero debbano essere rinviati alla prossima stagione. Per questa il massimo obiettivo potrebbe essere ottenere una posizione di classifica utile a ritornare in Europa attraverso l’Europa League. E quindi coloro che dopo la vittoria sulla Juventus avevano dipinto quadri altisonanti sulle possibilità del Milan di dare addirittura fastidio a Juve, Roma e Napoli, hanno fatto, ovviamente, marcia indietro. Il turno infrasettimanale ha visto la vittoria contestuale delle prime tre della classifica. Alla Juve, molto deludente a Milano, è bastato il rientro di un fuoriclasse del centrocampo come Marchisio, aver ripreso a giocare molto in verticale e poco in orizzontale, aver velocizzato la circolazione di palla ed anche i movimenti in tutte le zone del campo per mettere subito al sicuro il risultato contro una buona Sampdoria che il tecnico Giampaolo, molto saggiamente, ha presentato senza alcuni titolari importanti. Non perché si fosse votato al suicidio, ma semplicemente perché sapeva benissimo che anche al completo la Sampdoria avrebbe avuto poche chances di uscire dallo Stadium con un risultato positivo. Così facendo ha, invece, risparmiato il dispendio di energie importanti ad alcuni suoi uomini che già ne avevano spese molte nel derby di sabato con il Genoa. E che verranno più freschi nei prossimi incontri. La Juve, dal suo canto, dovrà lavorare ancora negli allenamenti per mettere a punto altri meccanismi di gioco che potranno consentire alla Vecchia Signora di diventare presto una perfetta macchina da reti come è nelle corde del suo organico. Intanto Spalletti si gode il grande momento di Dzeko e merita ovviamente gli elogi per aver esaltato un giocatore che dopo il primo anno a Roma di ambientamento e quindi senza grandi risultati, a Roma non si aspettava altro di sbolognare da qualche altra parte.Un brodino caldo ha preso il Napoli che dimostra di essere ancora in convalescenza dopo le tre scoppole della settimana scorsa. Alla squadra di Sarri vanno bene solo i tre punti conquistati con l’Empoli dopo non poche sofferenze che significa molto sotto l’aspetto psicologico. La vera controprova sulle possibilità degli azzurri campani si avrà sabato prossimo quando allo Stadium di Torino incrocerà i bianconeri di Allegri. Anche per l’Inter, grazie sempre al solito Icardi, ritorno al successo contro il Torino, tra l’altro molto contestato dai granata per un netto rigore non concesso su Maxi Lopez. Ma i problemi rimangono intatti sul tappeto ed anche la posizione di De Boer, tuttora in discussione, rimane in bilico. Probabilmente solo la constatazione di doversi sobbarcare sul monte stipendi un altro allenatore e sarebbe il terzo, sta frenando i dirigenti nerazzurri dall’esonerare il tecnico olandese. Perché, ormai, questa era l’idea che circolava in seno alla società milanese. Ancora per una settimana fiducia a De Boer e poi si vedrà. Sugli scudi Atalanta e Genoa alle quali Gasparini e Juric hanno dato un bella impronta di bel gioco, efficacia, coraggio e intraprendenza.
JUVE SUGLI SCUDI E MILAN DI NUOVO NEL TUNNEL
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