Anzichè andare a nascondersi per aver speso così tanto ottenendo così poco e soprattutto per aver inscenato un referendum per acquistare 24mila tablet che non hanno manco funzionato, il presidente della Lombardia Maroni rilancia chiedendo ai governatori del sud di lottare anch’essi per la cosidetta autonomia. Tanto di cappello invece al presidente del veneto Zaia che ha fatto il referendum su di se, sulla sua persona, sul gradimento che riceve come Governatore,come capo di una comunità e che questo gradimento lo ha ottenuto come meglio non poteva. Quello che però accomuna queste due persone, così diverse, è l’aver giocato sporco, con gli elettori e con gli italiani. Giocato sporco con le parole, con il linguaggio, con il doppio significato del termi
ne autonomia, che ,rivolto agli elettori faceva intendere come processo di graduale secessione, come possibilità di trattenere le tasse sul territorio, dando solo il 50 per cento del residuo fiscale allo Stato, e invece, di fronte a fatti come la Catalogna, sono diventati piccoli piccoli, parlando al Paese di maggiore autonomia nella delega delle materie, cose che si ottengono con poco sforzo, se ci si mette insieme come regioni in un confronto serio su che cosa tocca a me e che cosa tocca a te. Del resto la moria di tante leggi regionali, spietatamente mandati al capestro della corte Costituzionale, sta a significare che c’è bisogno di una ridiscussione della competenza regionale, per migliorare la presenza delle Regioni su alcune questioni che pure le vedono responsabili senza che ne abbiano tutta la competenza. Detto questo decisionale ( il caso dell’ambiente è esemplare). C’è il timore che nei prossimi giorni e nei prossimi mesi si continuerà a parlare con la stessa lingua biforcuta di chi parla di autonomia e intende maggiori soldi a chi produce maggiore ricchezza.
E’ tutta qui la storia: il Dio Dane’. La solita storia che ha portato il Nord a beneficiare del doppio di investimenti rispetto al Sud, di una riconversione industriale quando noi ancora non avevamo fatto l’industrializzazione primaria, dei soldi adesso dell’industria 4.0, che il Sud non è ancora in grado di drenare, se non in poche realtà evolute, di infrastrutture che a noi sono arrivate dopo quarant’anni, di ferrovie che da noi non funzioano ecc.. Chi è ricco vuole andarsene per proprio conto, chi è povero deve restare aggrappato. Con questa incultura, di chi, sazio e soddisfatto, chiede di tenere tutto per sé, nascono i drammi e si lacera un Paese . Il Ministro Martina ha detto chiaro e tondo che possiamo parlare di autonomia ma non di materia fiscale. E da destra gli hanno risposto che lui vuole rompere il giocattolo. No, vuole solo smontarlo e vedere qual è la diavoleria cinese che lo porta a girare sempre e solo sulla rotatoria dei soldi da lasciare al Nord. La questione insomma è appena all’inizio e dipende dalla reazione di tutte le altre Regioni se la si riesce a mantenere la questione su un tavolo in cui ognuno è uguale all’altro. La paura è che una destra possa dare ai Maroni e agli Zaia un’arma in più, che è il favore di un prossimo Governo. Non è un caso che il Nord ha campato sempre sudando sangue del sud e fregando soldi dalle tasche dei meridionali. Rocco Rosa