La Basilicata dinamica non è “Terraferma”

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Nell’antropologia storica di E.V. Alliegro

     di Antonio  Lotierzo

 

 

Alliegro è un apprezzato rappresentante di un mutamento nella storiografia                                                                                                 di folclorica: dagli studi delle tradizioni popolari si transita verso le metodologie dell’antropologia storica e politica, allargata ad indagini su F.Boas, F.Cushing e L. H. Morgan. Discipline come vasi comunicanti e tuttavia con accenti diversificanti. I nove saggi, editi fra 2001 e 2016, che compongono Terraferma. Un’ “Altra Basilicata” tra stereotipi, identità e (sotto)sviluppo (Rubbettino,  nella collana diretta da Vito Teti,2 019,pp.355,24e) attengono agli estesi tumulti del 1868 contro la tassa sul macinato; ad un eccidio del 1920 a Corleto P.; agli scioperanti uccisi a Potenza nel 1947; alle storie ed alle rappresentazioni dei musicanti di strada viggianesi; all’emigrazione, specie dei mestieri itineranti; alla socialità connessa con il culto della Madonna di Viggiano; alle vicende del petrolio in Tramutola; alla modernità agraria introdotta dalle cattedre di agricoltura; alla captazione dell’acqua per i paesi jonici fra Marsicovetere, Tramutola e Marsico Paterno, dove venne allocato, infine, l’acquedotto dell’Agri nel 1931. Questa mia misera esposizione dei capitoli nulla rende al lettore della ricchezza e godibile ricostruzione che Alliegro compie dei contesti storici e delle mentalità comunitarie, indagate lungo un crinale che mi ha fatto pensare al dibattito fra scienze idiografiche e scienze nomotetiche. Terraferma è titolo che rinvia al ‘paradigma’ (termine caro ad Alliegro, che sa dell’importanza dei ‘punti di vista’, che sa dell’importanza delle ‘rotture epistemologiche’ , come scriveva L. Althusser) della Basilicata come ‘ricettacolo di sopravvivenze preistoriche’, come ‘terra immobile’, come terra ferma che ‘ simboleggia il senso profondo dell’impotenza e della sopportazione senza sbocchi, l’amara frustrazione dettata dall’impossibilità finanche di pensare quali agenti di movimento” possano creare una storia sociale diversa. Alliegro critica i paradigmi del lucano bandito, dello sfasciume geologico, dei disamorati venditori di bambini, del levismo che rimarcava solo precarietà, vergogna nazionale, spazio senza Cristo e civiltà del familismo amorale. Nell’ aggettivo  ‘altra’ del sottotitolo si può pensare ad un rinvio a G. Galasso, che scrisse di ‘ Un’altra Europa’ come esplorazione d’un’antropologia storica che mai mancò di distanziarsi dalle risultanze e dai metodi di una storiografia storico-politica, di cui sottolineava la centralità,  come mi sembra suggerisca anche A. Musi, nel citato ‘La storia debole’.

Il lettore si accorge di essere nel fuoco delle interpretazioni ma è guidato dallo stile analitico e ridondante di Alliegro che si muove con agilità, consapevolezza e vivacità di raffigurazione. Prima precisazione: va respinta ogni definizione dell’ “identità”, non esiste un’ essenza costitutiva di un popolo, va rifiutata ogni definizione sostanzialistica ed essenzialistica (qui Alliegro mostra di seguire la linea teorica che da C. Lévi Strauss giunge a U. Fabietti e F. Remotti). E’ qui la menzogna del ‘prima gli italiani’. Altra cosa è l’”identizzazione”, processo in cui si esprimono i bisogni di identità, ma che sono bisogni storici, che vivono nei ‘rapporti sociali’, nelle congiunture economiche e nelle ‘logiche di potere di cui sono espressione’. Le identizzazioni sono ‘azioni di negoziazione che intrecciano le memoria di storie lunghe con le suggestioni di congiunture’. L’identizzazione attiene al processo di elaborazione culturale, alle strategie di appaesamento e di radicamento che avvengono con il supporto degli strumenti simbolici e le stratificazioni mnemoniche, per cui essa assolve al ruolo di distinzione sociale. Pertanto l’identizzazione è un dispositivo (altro termine caro ad Alliegro, che non so se intende come G. Agamben) con cui incorporiamo conoscenze e strutturiamo emozioni, all’interno dei nostri sistemi valoriali. Pertanto l’identizzazione è strumento di coesione sociale e costituisce un riduttore semantico della complessità; è una attrezzatura di cui gli uomini si servono per affrontare il bisogno ineludibile di identità; di rafforzare l’io ed il noi verso gli altri; di fondare l’esserci e costituire le comunità, fondate sia su vincoli di sangue e parentela e sia su affinità politico-istituzionale. L’identizzazione, avendo un potere creativo e propagandosi dall’immaginario, genera l’identità. E’ con questa concettualizzazione che Alliegro si muove a ricostruire quei nove momenti storici, fra 1868 e 1931, la cui lenta ed efficace esposizione costituisce Terraferma.

ENZO V. ALLIEGRO

Ed allora ecco rivendicata una ‘razionalità delle sommosse popolari’, parentesi di crisi ma anche espressione di contrapposizione con gli esponenti politici ed istituzionali, in cui affiora un linguaggio ed una comunicazione con forme simboliche che rielaborano le relazioni fra popolo e rappresentanti (sindaci, prefetti, fiscalità).   Il tumulto è meccanismo informale di partecipazione politica, consente di interagire con le classi dirigenti, pur all’interno di comunità gerarchizzate; si esprime con linguaggio del dissenso, agisce in piazza e con la folla tumultuante rivendicazioni, come la riapertura dei mulini per sfarinare o la richiesta di abbassare l’aggravio tributario. E’ un’economia morale, scriveva E. Thompson; è una ‘politica morale’ scrive Alliegro, perché i tumulti qui ricostruiti seguono delle norme comportamentali informali ma che regolamentavano sia il rapporto fra amministrati ed amministratori e sia i reciproci diritti e doveri. Quando il confronto fra masse e funzionari pubblici risultava carente o inadeguato, quando si evidenziarono mancanza di energia o debolezza nei sindaci o pretori o guardie o si nascondeva un’inerzia dietro conflitti di competenza, allora la folla leggeva l’inerzia come conflitto di lealtà, imboccava la strada della protesta e si recava ai mulini, li riapriva a forza e macinava senza pagare la tassa. Seconda indagine in cui emerge la dimensione conflittuale nella vita comunitaria è quella, più documentata e tracciata sia in fonti orali che scritte, giornalistiche e narrative, che riguarda Corleto e la ‘lapide inquieta’, su cui dapprima è ricordato il triplice omicidio dell’11 luglio 1920, di una bambina e due carabinieri, in seguito a reazioni alle disposizioni sulla molitura, sul tesseramento e l’ammasso del grano. Qui Alliegro, pur partendo dal focalizzare i legami fra conflitto ed identità, analizza i processi di memorizzazione, le fasi si occultamento, mistificazione e poi rifunzionalizzazione che assume il ricordo nella memoria comunitaria ma anche nei narratori successivi, che ora selezionano ora modificano quei ‘fatti’, per cui essi evidenziano una costante problematicità che richiede una lettura storico-antropologica, che qui è data con la tensione narrativa di un giallo in svolgimento, tanto è sfaccettata la dimensione del racconto che si va negli anni accertando e dopo riplasmando nella coscienza collettiva fra indagate dinamiche  selettive di memoria ed oblio. Nei capitoli sui musicanti di strada e sull’emigrazione di mestiere l’esposizione si fa più sintetica, tesa a rimarcare le differenze fra il Sette-Ottocento (Parzanese, Palizzi, il Poliorama, Malpica, Racioppi) ed il periodo postunitario, in cui più esteso si fa il pauperismo della ‘remota terra’ degli Appennini e mutano le legislazioni (1861, 1873,1889), che assumono gli ambulanti, dall’identità inafferrabile, sotto la specie della pubblica sicurezza e del controllo sociale, insito nell’urbanizzazione.  Illuminante è l’analisi sul culto della Madonna di Viggiano, qua lumeggiata nel confronto acculturante fra chiesa e culture locali, in cui si delinea la stessa trasformazione dei fedeli da prevalenza contadina-pastorale ( con rituali penitenziali, flagellazione, prostrazione, sangue, pietre e candele)   a fruizione operaia, emigrati, piccola borghesia, col passaggio dalle comitive itineranti al viaggio in bus e auto. Alliegro studia le relazioni fra le direttive del rettore e dei vescovi conciliari e le reazioni delle popolazioni, evidenziando le dinamiche culturali e i processi di mutamento, fra 1954 e 1984, osservati anche da V. Paques a V. Esposito.  La chiesa, fra 1976 e 1983, riflette sulla religione popolare e fa confluire processioni e pellegrinaggi nella liturgia della messa e della comunione. Il rettore interviene ora lasciando talune pratiche ora eliminandone altre; il tutto è sintetizzato nel ‘souvenir’ dell’arpa con dentro il volto della Madonna nera intorno a cui Alliegro dipana la sua antropologia dinamista. Ulteriori tre segmenti sociali studiati sono: il petrolio, la modernizzazione colturale, l’acqua, tutti connessi alla ‘rinascita’ della Valle dell’Agri, fra 1901 e 1931.  Il tema del petrolio di Tramutola viene esaminato come ‘agente simbolico capace di dischiudere’ un nuovo destino, carico pertanto di aspettative e di delusioni.  E agente politico per l’on. Francesco Perrone che, nel 1913, prime elezioni a suffragio universale maschile, ne fece un momento di quella modernizzazione che avrebbe dovuto coniugare l’agricoltura con l’industria, l’uso delle foreste con le strade rotabili, legata ad una borghesia fattiva e ad uno stato liberale dall’equa fiscalità. Analoga modernizzazione si prospettò intorno alla cattedra di agricoltura, le cui vicende consentono di richiamare le azioni di Luigi Fiorini e di Eugenio Azimonti per un’agricoltura che dall’autosussistenza passasse ad un’economia mercantile; dal paternalismo e dal maggese transitasse alle foraggere, ai campi irrigui, alla meccanizzazione ed alle cooperative. E, infine, l’acquedotto di Marsico Paterno del 1931, qui indagato nelle precedenti opzioni, dal 1908, dalla sorgente Cavolo di Tramutola e dalla Molinara di Marsicovetere, che fu al centro di tumulti, di opzioni di canalizzazione compensatrice, di mediazioni politiche e di scenari di sviluppo. Riflettendo su tali argomenti, emerge la metodologia di Alliegro: osservazione di un fatto sociale; confronto con la bibliografia; ricostruzione archivistica e giornalistica; rielaborazione del fatto in un quadro teorico nuovo (U. Fabietti; M. Shalins; G. Balandier; E. Thompson). In tale maniera, l’alterità della Basilicata scompare come arcaicità immobile e ricompare come storica dinamica della cultura appenninica, vivificata da simboli socializzanti e nutrita da azioni reticolate che ne evidenziano la somiglianza con altre aree europee, in drammatica tensione nel capitalismo della globalizzazione.

 

 

 

 

 

 

 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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