LA BASILICATA E LA TASSA SUL MACINATO

0

LUCIO TUFANO

Molte furono le difficoltà che la tassa sul macinato creò ai mugnai e quindi ai contadini ed anche ai pubblici poteri. La legge 7 luglio 1868, n. 4490 imponeva ai mugnai di riscuotere, oltre alla «mulenda» in natura o in denaro, anche la tassa, trattando i generi con il prezzo delle ultime mercuriali del mercato più vicino, ed ordinava che una copia di queste, firmata dal Sindaco, fosse tenuta costantemente affissa all’interno del Mulino.

Le circolari 24 oltre ad impartire ai Sindaci direttive precise, si rivolgevano ai Prefetti, SottoPrefetti e Commissari distrettuali delle Province, pregandoli di volere, con la loro autorevole influenza, promuovere la formazione delle mercuriali in tutti i luoghi di mercato e di agevolare, con la interposizione dei loro buoni uffizi, gli accordi tra i sindaci dei Comuni che facevano le mercuriali e quegli altri che, non tenendo mercato nel proprio comune, dovevano conoscerle.

La tassa si pagava al momento della macinazione e riguardava soltanto chi faceva macinare e chi macinava. Chi faceva macinare doveva pagare al mugnaio la prestazione e la tassa.

Anzi i mugnai, da quando era stata imposta la tassa, non potevano più calcolare a capriccio il prezzo della derrata e farsi pagare a modo loro.

All’atto di riscuotere la tassa, il contadino che aveva occhi e testa poteva fare i conti da sé. Chi macinava, riscuoteva la tassa e la versava nelle casse del Governo in pagamenti realizzati a epoche fisse secondo gli accordi fatti. Per stabilire questi accordi il Governo calcolava, orientativamente, la qualità di farina che poteva uscire ogni anno da un dato mulino, e chiedeva al mugnaio una somma annua proporzionata o metteva alla macina un {strumento che calcolava i giri che ci volevano per macinare una data «civaia», lo perseguiva per una somma corrispondente alle quantità macinate ed alla aliquota che la legge determinava per ogni specie di farina.

Ma dal discorso pronunciato all’apertura della sessione ordinaria del Consiglio Provinciale di Basilicata, nella seduta del 23 Ottobre 1870 dal Cav. Tiberio Berardi, prefetto della Provincia 25 ,risulta che l’andamento della tassa, nell’anno preso in considerazione, «è ben lungi dall’aver raggiunto quel grado di regolarità e di perfezione», cui avrebbe dovuto pervenire col decorrere del tempo; «Il numero dei molini chiusi si raddoppiò, rispetto all’anno precedente». Alla fine di gennaio 1869 si trovavano aperti 44 molini per ragioni di ordine pubblico; alla fine del gennaio 1870 non se ne trovavano aperti che 23 « numero insignificante a petto di quello di circa 1480 che, tra grandi e piccoli, esistono in tutto il vasto territorio della Provincia ». Dal gennaio 23Decreto Ministeriale del 28 maggio 1826, istruzioni agli intendenti, sindaci e decurionati. 24Regno d’Italia – Ministro delle Finanze n. 60/7. Mercuriali da affiggersi nei mulini. 25Discorso pronunciato all’apertura della sessione ordinaria del Consiglio Provinciale di Basilicata nella seduta del 23 ottobre 1870. Stabilimento Tipografico Vincenzo Gantanello, opuscoletto a stampa,1870.  all’ agosto 1869, nel corso di sette mesi, furono 29 i Comuni, ove ebbero a lamentarsi disordini più o meno gravi.

La causa principale delle difficoltà era la «sperequazione» sui diversi accertamenti ed assegnazioni della tassa, la sproporzione fra un molino troppo tenuamente tassato rispetto ad altri che lo erano in maniera soverchia. Da ciò nasceva una concorrenza dei primi che riusciva rovinosa ai secondi «perocché i primi possono ben diminuire o anche sopprimere intieramente la tassa verso i macinati, compensandosi di essa sul prodotto abbondante della molenda; mentre gli altri han d’uopo almeno di esigere la tassa intiera dai macinati, per sopperire alla quota di che sono alla lor volta tassati». E quindi, mentre questi mancavano di avventori, e perciò si trovavano costretti a chiudere gli opifici, gli altri appena bastavano a soddisfare a tutte le domande e si arricchivano col danno di quelli.

Le istruzioni di vigilanza per l’accertamento delle contravvenzioni e per la contabilità delle multe, incombevano sugli agenti della finanza, sulle guardie doganali, sui reali carabinieri, sugli ufficiali e sulle guardie di pubblica sicurezza, e riguardavano la macinazione del grano, del granturco, della segala, dell'avena e di altri cereali, legumi e castagne, sia per commissione di avventori, sia per speculazione, sia per consumo proprio e della propria famiglia 26 . Gli agenti della finanza erano in particolare gli ispettori delle imposte dirette, quelli delle gabelle e verificavano i contatori applicati ai pali delle macine.

Si esercitava quindi, da parte degli agenti addetti alla vigilanza, il diritto di entrare nei locali adibiti alla macinazione, farvi le verificazioni, prendere ispezione dei registri, della licenza e di altri documenti di esercizio.

La visita ai mulini doveva espletarsi in maniera assai frequente anche se si trattava di mulini destinati alla macinazione o triturazione di generi diversi da quelli soggetti a tassa: li si metteva fuori uso o si facevano applicare ad essi dei congegni tali da lasciare traccia in caso di avvenuta macinazione. Questa misura si effettuava nei confronti dei mulini non muniti di licenza d’esercizio e nei casi in cui i mugnai, con il contatore del molino o il palo delle macine guasti, avessero dichiarato di sospendere l’attività per le riparazioni. Ma soprattutto era da scoprire la macinazione clandestina dei frumenti soggetti al dazio. Per questo si effettuavano visite domiciliari in case sospette tte e nei locali in cui si praticava la molitura
dei cereali.

Condividi

Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

Rispondi