LA BASILICON VALLEY, UN SOGNO POSSIBILE

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PAOLICELLIFRANCESCO PIERO PAOLICELLI *

 Inizio subito con lo scusarmi con chi ha coniato per primo il titolo. Non ricordo chi sia ma mi trova d’accordo. L’analogia con la SiliconValley è esplicita, ma non si tratta solo di un’emulazione per una delle zone americane più ricche e floride di industrie digitali, ma di una speranza per la trasformazione di un’economia quasi mono-bi reddito come è quella lucana.

Ma che vuol dire cultura digitale? termini come Programmazione o Coding (oggi più di moda e declinato in Italia con una sfaccettatura diversa dal significato anglosassone) sono all’ordine del giorno: se ne parla per la Riforma “La Buona Scuola”, se ne parla per i CoderDojo sparsi in tutto il mondo, se ne parla perché Gartner ci indica che un terzo del mondo, nel futuro, cambierà lavoro e i nuovi lavori si baseranno tutti sull’informatica, sul digitale, sulla domotica, sulla robotica, sulla sanità digitale. Basta solo essere un esperto di tecnologia o un informatico per capire e governare il mondo che cambia verso questi scenari da 2001 Odissea nello Spazio?Evidentemente no. Per poter rendere un progresso tecnologico e digitale una vero progresso sociale, servono tante altre competenze: umanistiche, di processo, economiche, sociologiche e aggiungerei anche morali e filosofiche.

Ma… c’è un ma. Oggi sappiamo di essere il primo Paese al mondo per analfabetismo funzionale e secondo molti questo è dovuto all’incapacità di collegare le varie competenze e forme di pensiero acquisite in un sistema scolastico riformato all’epoca da Giovanni Gentile. L’estrema verticalizzazione dei saperi non coincide con la giusta richiesta di verticalizzazione delle competenze. Se vi chiedessi chi era Leibniz , a seconda della vostra formazione, mi rispondereste che era un Filosofo “o” un Matematico. Pochi direbbero “e”. E’ da molto che non (ri)conosciamo una persona che a 360 gradi si è distinta per il suo sapere e la sua conoscenza. Un tempo invece ogni scienziato era un filosofo e viceversa.

Sappiamo ormai fino alla nausea che il claim del Dossier di Matera-Basilicata2019 è “OpenFuture”. Ma fermatevi un attimo a pensare. Che vuol dire Open? Vuol dire Free cioè Gratis? Vuol dire permeabile e quindi Aperto? Vuol dire non predeterminato e quindi da costruire? Vuol dire non prevedibile? Io credo che sia la somma di tutto tranne il “gratis”. Tutto ha un costo. Economico, sociale, umano. E’ molto ma molto più complicato costruire insieme un futuro diverso che aspettare che qualcuno lo faccia per noi. Lo pensi e lo realizzi per noi.  Prima era cosi. I politici facevano piani di sviluppo sociale economico demografico di un territorio. A volte hanno sbagliato, a volte no. Ma qualcuno lo faceva comunque per te. Ledo Prato un giorno ad una riunione partecipata a Lecce disse: “Se non pensi tu allo sviluppo della tua città, del tuo quartiere, del tuo territorio, ci penserà qualcun altro”. Aggiungo: e poi non lamentarti.

In un momento in cui è necessaria una rinascita dello spirito, della società, dell’economia, dell’ambiente, della politica, non si può stare a guardare. Anzi, dovremmo essere tutti al fianco dei nostri decisori pubblici ad aiutarli nelle scelte. Perché non è una cosa che riguarda loro a la presunta incapacità di governare, ma riguarda tutti. E’ chiaro che la politica oggi non riesce a stare al passo con il cambiamento. Ci vuole un sussulto collettivo. Ma non populista. Di civismo e civiltà. E’ ben altra cosa.

In tutto questo ognuno ha varie ricette. Io credo fermamente che in una Regione che dipende per il suo bilancio dal petrolio e dai posti di lavori della FCA, ci sia ampio spazio per una crescita del settore agricolo e turistico legato anche all’agricoltura; ma anche del digitale, della informatica e industria digitale. Immaginate uno sviluppatore che è a casa sua, magari nella Valle del Sarmento o uno di quei bellissimi borghi sulla Bradanica, che fa apps, siti web, servizi, magari per aziende che sono sia locali che multinazionali; e dalla sua finestra guarda i campi di grano o le colline incontaminate della nostra terra. Immaginate la qualità della vita, legata ai prodotti della terra che magari sempre l’ispirato sviluppatore contribuisce a vendere e a promuovere perché esperto di Social Media Marketing. Immaginate un mondo circolare e non a compartimenti stagni dove grazie ai dati aperti del tuo Comune, sai i flussi turistici, le nuove aziende (tipo, luogo di insediamento, fatturati), gli eventi del territorio, gli asili nido con maggior gradimento da parte dei genitori, il pasto che viene somministrato a tuo figlio alla mensa, i costi della politica, i luoghi da visitare, gli orari di apertura dei musei, dei teatri, i racconti degli anziani sui luoghi di aggregazione che non ci sono più ma che magari la tua generazione può contribuire a ricreare. Magari scoprirete gli orari dei bus che passano da sempre, con 1 passeggero al giorno, sotto casa vostra e non vi è mai venuto in mente di prenderli anche solo per farvi trasportare e godervi il panorama della vostra città.

Immaginate scuole che formano bambini al culto di Socrate (“l’unica cosa che so è quella di non sapere”) e quindi professori che “insegnano ad imparare” sviluppando una generazione di uomini curiosi, che innovano portando le radici del passato nelle atmosfere del futuro remoto. Magari con un’azienda di videogames sul nostro territorio che lo fa scoprire altrove e rende questi giovani miliardari ma senza necessità di emigrare. Può esistere uno sviluppo diverso da quello che immaginiamo noi oggi? Possiamo “osare” di pensare ad un futuro diverso, o non ci è concesso? Possiamo andare tutti d’accordo rispettando la nostra diversità? Possiamo immaginare una Basilicon Valley o dobbiamo solo aspettare la prossima finanziaria regionale per capire dove i politici hanno deciso che noi dobbiamo investire e andare con il cappello in mano cercando di farlo riempire dei pochi spiccioli che oggi le politiche pubbliche fanno arrivare?

Oppure possiamo pretendere incontri partecipati con i decisori e confrontarci sulle direzioni e sulle azioni in cui investire la programmazione in modo da avere anche un consenso allargato? Sembra Utopia. Non lo è perché, a differenza delle Utopie, queste politiche di OpenGov sono presenti in molti Paesi europei ed anche in molte città e territorio del Nord Italia. Ma c’è bisogno di un presupposto ineludibile: ci vogliono cittadini e decisori illuminati e non sudditi e signorotti medievali. Il passaggio dalla terminologia che divide gli “amministrati” dagli “amministratori”, prima che in Parlamento, deve passare dalle buone pratiche del territorio. I Politici hanno bisogno di noi. E noi abbiamo bisogno di loro per cambiare il nostro futuro. Possiamo farlo INSIEME (altro claim del Dossier di MT2019) oppure possiamo faticosamente farlo noi in un’ottica di autodeterminazione. O, infine, possiamo farlo studiando e innalzando il nostro livello di interlocuzione.
“Un operaio conosce 100 parole, il padrone 1.000. Per questo lui è il padrone” diceva Don Milani.
Oggi direi: se conosci più righe di codice, puoi cambiare il mondo. Perché devono tutti passare da te per far muovere qualsiasi cosa. Inizia a 7 anni. Tra 10 sarai tu il padrone del tuo futuro.

* Si è occupato di gestione commerciale e tecnica per conto di Telecom Italia, di sviluppo applicazioni iOS, Android ed ora su API Telegram. Dal 2013 ha seguito la candidatura di Matera a Capitale della Cultura 2019 attraverso il portale della community; ha curato il progetto OpenData del Comune di Matera e La crescita e diffusione di OpenStreetMap; segue attualmente il Comune di Lecce per il processo OpenData e OpenGov. E’ membro attivo dei club CoderDojo di Puglia e Basilicata, insegna coding per il PON Indire Edoc@Work alle insegnanti delle scuole primarie e secondarie di primo grado. E’ membro del direttivo di Wikitalia. Tutti lo chiamano Piersoft.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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