LA COMPETITIVITA’ REGIONALE DELLA BASILICATA SECONDO LA UE

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RICCARDO ACHILLI, ECONOMISTA

Come ogni anno, sul sito della Dg Regio dell’Unione Europea viene pubblicato il rapporto sulla competitività delle regioni europee (Regional Competitiveness Index). Tale analisi è basata su un indicatore sintetico, a sua volta espressione di diversi indicatori elementari, ciascuno rappresentativo di specifiche dimensioni di analisi del concetto di competitività di un territorio: la qualità ed efficienza delle istituzioni, nazionali e locali, nel promuovere sviluppo (misurata in termini di capacità di contenere la corruzione, di imparzialità, di accountability e trasparenza), la stabilità macroeconomica del Paese e della regione (essenzialmente in termini finanziari, cioè di equilibrio di bilancio pubblico e di livelli di debito privato, ma anche con riferimento alla posizione netta sull’estero), la dotazione di infrastrutture, la qualità del sistema sanitario, del sistema educativo, di base, superiore ed universitario, l’efficienza del mercato del lavoro in termini di capacità occupazionale della forza lavoro locale, di qualità dell’occupazione e di parità di genere, nonché alcuni indicatori di capacità innovativa (readiness tecnologica del sistema locale rispetto alle tecnologie di punta, abilitanti e/o pervasive, con particolare riferimento alle tecnologie Ict, capacità di trasferimento tecnologico fra ricerca ed imprese, livello di sofisticazione del business delle imprese, in termini di livelli di specializzazione del modello produttivo locale nei settori tecnologicamente più avanzati e di capacità di fare rete su progetti innovativi, capacità di spesa in R&S e di brevettazione, ecc.). 

Tutte queste dimensioni analitiche conducono, tramite opportune medie, ad un indice sintetico di competitività che definisce il livello complessivo di capacità della regione di detenere o attrarre i fattori qualificanti dello sviluppo locale. I punteggi sono assegnati sotto forma di “z-scores”, ovvero di distanza del dato regionale rispetto alla media europea, normalizzati in modo da garantire la possibilità di aggregare più indicatori, depurandoli dalle specifiche unità di misura ottenendo dei numeri puri di misurazione di una distanza, positiva o negativa, dal valore medio. 

Rispetto a tale tipologia di misurazione, la Basilicata si colloca nella parte bassa del ranking, con un valore negativo dell’indicatore sintetico, al 235-mo posto su 268 regioni europee, con un valore complessivo di competitività analogo a quello di regioni quali il nord ovest della Romania, Cipro (assunto come macroregione), o alcune regioni ungheresi, oltre che altre aree regionali del Sud italiano. Si tratta, evidentemente, di un risultato preoccupante, che evidenzia il ritardo di sviluppo di una regione del Meridione italiano come prodotto di una carenza sistemica, cioè di un gap nel dotarsi di quei fattori qualificanti, materiali e non, in grado di promuovere fenomeni di breakthrough che innescano processi autonomi di crescita economica e di progresso sociale e civile. 

Nello specifico, particolarmente negativo è il giudizio sulla qualità istituzionale che, è ben ricordarlo, non riguarda solo le istituzioni regionali o locali, ma anche quelle nazionali, un valore che è infatti negativo per tutte le regioni italiane, ma che in Basilicata assume valori particolarmente critici, evidentemente non tanto per fenomeni eclatanti di corruzione o scarsa trasparenza amminsitrativa, ben meno pesanti di quanto sembra verificarsi in altre zone del Paese, quanto piuttosto per un giudizio di scarsa efficacia dell’azione di policy dell’amministrazione regionale e di quelle locali nel promuovere interventi in grado di incidere sul ritardo di sviluppo. Si tratta cioè di un giudizio negativo in termini di policy making. 

Piuttosto negativo è anche il giudizio sulla dotazione di infrastrutture, una penalizzazione storica della regione, che rimane ancora oggi in condizioni di forte isolamento trasportistico rispetto alle direttrici principali dei flussi di merci e persone, quindi penalizzata da un extra-costo di trasporto per connettersi ai più rilevanti mercati extraregionali e da un gap di capacità attrattiva (ad esempio di flussi turistici, in costante crescita negli ultimi anni ma ancora dimensionalmente piccoli). Anche il punteggio riferito al mercato del lavoro risente pesantemente di condizioni strutturali di ritardo, come la presenza di un bacino di NEET o di disoccupati di lungo periodo che hanno progressivamente perso i loro skill lavorativi. Tali condizioni di debole competitività cognitiva della manodopera, favorite anche dalla debolezza del sistema di educazione superiore, tecnico-professionale ma anche universitaria, si riflettono inevitabilmente in una insufficiente capacità di assorbimento occupazionale, quindi in una situazione di inutilizzo di fasce importanti di popolazione in età da lavoro (in particolare, donne e giovani). 

Infine, la regione lamenta anche un ritardo nei fattori strutturanti la capacità innovativa (una spesa in R&S guidata essenzialmente dalla parte pubblica e molto poco dalle imprese, la carenza di piattaforme e sistemi di trasferimento tecnologico, la inadeguata capacità delle PMI di cooperare fra loro). Tale ritardo nello strutturare innovazione, pur in presenza di alcune specializzazioni settoriali robuste o di alcune eccellenze specifiche (in particolare, nel settore automotive, ma anche in alcuni poli di PMI attive nel settore informatico o del biotech) non produce effetti misurabili di entità rilevante, in termini di brevettazione o di capacità di competere sulla frontiera tecnologica. 

Le uniche due note relativamente positive risiedono nella qualità del sistema sanitario che, pur messo alla prova dalla epidemia di Covid, manifesta ancora valori qualitativamente superiori a quelli di molte altre regioni europee, dimostrando, peraltro, quanto sia falsa la favola della sanità pubblica inefficiente e nella qualità del sistema educativo di base, cioè della scuola dell’obbligo, ancora in grado di tenere il passo con il resto dell’Europa,a differenza dei livelli educativi superiori. 

Il quadro che emerge è troppo complesso per poter dare luogo a specifici indirizzi di policy, ma appare evidente la pervasività, in negativo, del ritardo “cognitivo”, cioè della difficoltà a produrre conoscenza ed utilizzarla efficacemente nei processi produttivi e sociali. Il ritardo di sviluppo è, prima di tutto, un ritardo culturale, sia in termini di capacità di produrre informazione e conoscenza, sia in termini di capacità di trasferirla, e ciò, a sua volta, dipende essenzialmente da modelli culturali tradizionali, radicati nel territorio e nelle comunità locali, sostanzialmente restii ad assimilare la modernità ed i suoi cambiamenti, modificandosi in modo da garantire una forma “originale”, rispettosa dell’identità locale, di assimilazione.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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