C’è una vicenda che sconcerta e che si pone come paradigma di questa regione, dove il diritto troppo spesso è quello del più forte e dove le leggi ,molte volte,si interpretano dal lato che conviene. La riepilogo in poche battute. Nel 2001 la Basilicata organizzò I suoi uffici stampa sul piano professionale con una legge che ne disciplinava il funzionamento e che applicava il contratto dei giornalisti. Contratto che nella pubblica amministrazione è stato più volte applicato da singoli Ministeri, da altre regioni, anche per via del fatto che nessun contratto collettivo della pubblica amministrazione aveva previsto ( lo farà soltanto nel 2020) queste figure professionali specifiche. Dopo vent’anni, la Corte dei Conti di Potenza ha ritenuto che la Pubblica Amministrazione non potesse applicare quell contratto ed ha portato la questione all’esame della Corte costituzionale. La Regione, in quella circostanza, ha semplicemente dimenticato di difendere il proprio operato e si è data assente alle udienze dell’alta Magistratura. Forte della sentenza favorevole, la Corte dei Conti ha semplicemene rovesciato le responsabilità delle parti non chiedendo il rimborso agli amministratori che hanno in questi anni mantenuto in vita un provvedimento considerato illegittimo, ma chiedendolo agli ignari e innocenti fruitori, e cioè a quei giornalisti che in buona fede sono stati contrattualizzati. Costoro sono chiamati a restituire un quinto dello stipendio fino a coprire gli emolumenti percepiti negli ultimi dieci anni. E questo, si badi bene, mentre il nuovo contratto delle Regioni, non solo riconosce valida, per queste persone, la prosecuzione assistenziale con la casagit, ma trasforma in assegno ad personam la parte di emolumento eccedente il contratto. Così che , mentre in Italia,a livello nazionale si è trovata una soluzione al problema, e le regioni vi si sono adeguate, in Basilicata un governo timoroso, per tanti altri motivi, della Corte dei Conti applica senza battere ciglio le richieste di risarcimento procedendo alla decurtazione dallo stipendio. Insomma carne di agnello ai lupi, sperando che si accontentino. Dimenticando tra l’altro che , oltre al contratto nazionale che riconosce il tfr passato e l’assegno ad personam per il futuro, c’è una sentenza della Corte europea di Strasburgo secondo la quale non è risarcibile l’emolumento avente carattere retributivo non occasionale corrisposto da una P.A in modo costante e duraturo e senza riserve ad un lavoratore in buona fede, Detto questo, adesso si può capire perchè la Federazione nazionale della stampa italiana e l’associazione della stampa abbiano vergato un comunicato così duro contro l’anomalia lucana, destinato a riverberarsi su scala nazionale:
Informazione, alla Regione Basilicata si violano i diritti dei lavoratori e si usano comportamenti vessatori
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Associazione della Stampa di Basilicata denunciano le azioni messe in atto dalla Regione Basilicata in danno dei giornalisti degli uffici stampa della Giunta e del Consiglio regionale.
Negli anni scorsi, in molte Regioni, al personale degli uffici stampa era stato applicato il Contratto Nazionale di Lavoro Giornalistico FIEG-FNSI, ritenuto più idoneo per assicurare un servizio di informazione istituzionale continuo e tempestivo, nell’interesse dei cittadini. A seguito di alcune sentenze della Corte costituzionale e dell’approvazione da parte del Parlamento di una norma di salvaguardia per questi dipendenti, e dopo la firma di uno specifico accordo fra l’ARAN, le Confederazioni rappresentative nei comparti di contrattazione e la FNSI per la specifica regolazione di raccordo del personale dei profili “informazione”, i giornalisti degli uffici stampa di queste Regioni devono essere reinquadrati – ferma restando la garanzia dei livelli stipendiali maturati – nel contratto dei dipendenti pubblici come giornalisti pubblici. In diverse Regioni sono stati già sottoscritti accordi sindacali per applicare i nuovi contratti dei giornalisti della pubblica amministrazione, con un ruolo attivo della Fnsi.
Non così in Basilicata, dove la Regione, limitandosi ad adeguarsi all’iniziativa della Corte dei Conti (maturata in un contesto precedente, ormai superato da leggi e contratti del pubblico impiego), ignorando i diritti maturati dai giornalisti nel corso degli anni, negando ogni confronto con il sindacato e senza il seppur minimo tentativo di difendere il personale che ha svolto e continua a svolgere con professionalità e senso di responsabilità il proprio lavoro, ha chiesto ai giornalisti la restituzione di somme legittimamente percepite su cui si è fatto legittimo affidamento, senza peraltro tenere conto di specifiche situazioni come, ad esempio, quella di comando presso altri enti.
Un atto che risulta fortemente discriminante rispetto al panorama nazionale e che colpisce i giornalisti lucani la cui unica colpa è quella di aver firmato, ben 20 anni fa, e su richiesta della stessa Regione Basilicata, un contratto di lavoro giornalistico, in base ad una legge regionale che per vent’anni nessun giudice ha mai contestato.
In Regione Basilicata non si riconosce il ruolo del sindacato dei giornalisti – con cui invece sia l’ARAN sia altre amministrazioni regionali si confrontano regolarmente – non si applica il nuovo contratto, con un modo di procedere semplicistico e dannoso per i dipendenti. Per la gioia dei burocrati pubblici prima si chiede ai giornalisti la restituzione in 30 giorni dell’intero presunto indebito, pari a 10 anni di lavoro e, quindi, di esperienze professionali maturate e responsabilità ricoperte, e poi si annuncia la trattenuta, già dal prossimo mese di luglio 2022, di un quinto dello stipendio e di future modalità di recupero alla cessazione del servizio. E questo nonostante sia in corso un giudizio davanti al Giudice del lavoro, e l’avvocato della Regione abbia esplicitamente affermato negli atti processuali che le comunicazioni inviate non consentirebbero di intentare nessun recupero coattivo prima del conseguimento di un titolo esecutivo vero e proprio. Ma quale stato di diritto si vive in Basilicata?
In questi vent’anni i giornalisti degli uffici stampa della Giunta e del Consiglio regionale per assicurare una informazione istituzionale tempestiva e completa hanno lavorato in orari ed in condizioni diverse da quelli degli altri lavoratori della pubblica amministrazione, spesso di notte e nei giorni festivi e risultando, in ogni caso, sempre reperibili. Chi li risarcirà di questo impegno? Nonostante la vertenza stia andando avanti da alcuni anni e nonostante il passaggio dal contratto dei giornalisti a quello del pubblico impiego, i giornalisti stanno continuando a lavorare in orari diversi, anche di sabato, talvolta di domenica e, comunque, sempre a disposizione dei rappresentanti istituzionali. Ma ora la misura è colma.
La Fnsi e la Associazione della Stampa chiedono alla Regione di sospendere ogni azione fino al giudizio di primo grado previsto per il 23 maggio del 2023 davanti al Giudice del lavoro. E nel frattempo, chiedono alla Regione di applicare, nella sua interezza, il nuovo contratto dei giornalisti della pubblica amministrazione approvato il 7 aprile scorso da Aran, Fnsi e sindacati, validato dal Governo e dalla Corte dei Conti, così come si sta facendo in altre Regioni italiane.
Il sindacato dei giornalisti non si fermerà qui e coinvolgerà in questa vertenza anche le organizzazioni confederali Cgil, Cisl e Uil, perché i diritti sono di tutti i lavoratori, a prescindere dalla categoria di appartenenza.

