La cultura ai tempi del Covid: giù il sipario per cinema e teatri. Intervista a Mimmo Conte

0

MICHELE PETRUZZO

Uno dei settori più in fermento è sicuramente quello della cultura, soprattutto dopo il DPCM del 24 Ottobre, che ha imposto la chiusura di cinema e teatri. Già qualche giorno prima della stretta governativa, gli esponenti lucani del settore erano scesi in piazza, portando la loro voce davanti al Palazzo della Regione.

Ne ho parlato con Mimmo Conte, formatore e regista di Gommalacca Teatro e componente dell’Osservatorio Spettacolo Basilicata.

Innanzitutto una domanda di carattere locale: attualmente in che condizioni versa il settore della cultura e dello spettacolo in Basilicata?

Faccio un piccolo passo indietro, prima di arrivare allo stato attuale dello Spettacolo dal Vivo. Dal 2015, anno di entrata in vigore della Legge Regionale 37 del 2014, e fino al 2018, la performance dell’Ente Regione in termini di pubblicazione Piani Annuali Spettacolo e stanziamento fondi era migliorata sempre, sia come tempistiche (sicuramente ancora da migliorare) che come capitoli assegnati. Basti pensare che l’anno 2018 aveva visto la pubblicazione del Piano per l’accesso ai contributi a maggio e un fondo di 3 milioni di Euro. Nel 2020 siamo in condizioni disastrate, e abbiamo praticamente buttato via (lato Governo regionale) tutto il lavoro fatto fin qui: il Piano Spettacolo 2019 è stato pubblicato a fine marzo di quest’anno, non ci sono fondi per un Piano Emergenza e non si sa quando sarà possibile un Piano 2020. Nel mentre, però, le attività del settore sono andate avanti, e questo solo grazie agli investimenti delle Organizzazioni locali, che hanno continuato a garantire un’offerta culturale per il territorio. E questo lavoro è continuato nonostante il silenzio e l’indifferenza del Governo della Regione.

Quali sono le domande che ponete al Presidente della Regione e le risposte che vi attendete?

Più che domande, sono richieste. E hanno a che fare con cose già decise e che sono state cambiate in corsa. Infatti, le istanze del comparto hanno a che fare con il ripristino dei fondi ordinari per il triennio 2019-2021, già approvati in passato dall’attuale Giunta, ovvero 2,5 milioni di Euro già stanziati per ogni annualità. A questo, vista la situazione pandemica, e parlo della “prima ondata”, si affianca una richiesta di fondi emergenziali mai previsti per il settore, e questa regione è una delle pochissime in Italia che non ha previsto queste misure per la Cultura. Infine, ci avviciniamo, e speriamo di no, ad una seconda chiusura totale come in primavera, e non abbiamo nemmeno discusso l’ordinario. Dunque, le risposte che ci attendiamo sono fatti concreti e immediati. E capire, una volta per tutte, quale idea e visione, ha la Regione Basilicata per lo Spettacolo dal Vivo e in generale per la Cultura.

Cosa pensi della decisione del governo di chiudere cinema e teatri?

Mi pare ci sia una contraddizione nelle misure adottate, e che sono il frutto di una mancata programmazione. Dal punto di vista della chiusura di un cinema o di un teatro, se il motivo è quello di evitare situazioni di “socialità” che possono favorire la diffusione del virus, non si comprende perché non sia stato adottato lo stesso approccio per altri contesti della vita sociale. Inoltre, il problema della chiusura di un presidio culturale, oltre che con la sua funzione fondamentale per la comunità, ha a che fare con un’assenza di prospettiva politica ed economica per l’Operatore che tiene vivo quel presidio e che ha a che fare con tutti i settori produttivi, ovvero: oggi chiudiamo, ma qual è la visione e gli interventi concreti nel presente e per il futuro? 

Ti chiedo, infine, un giudizio complessivo sull’operato di questo governo in materia di cultura e spettacolo 

Quando è iniziato questo periodo di emergenza, la considerazione che molti di noi hanno fatto, è stata: tutte le mancanze strutturali del settore cultura in Italia, ora saranno evidenti e non daranno tregua. Se in epoche normali, sopravviviamo, in epoche emergenziali è facile schiantarsi, per un motivo molto semplice: una misura straordinaria è tale se si poggia su un assetto ordinario esistente e che funziona, altrimenti crolla o comunque si mescola con una situazione già molto confusa. Diventa una sorta di “corsa agli armamenti”, in cui nella fretta prendi quel che puoi, ma poi cosa resta? Quello che il settore lamenta rispetto alle decisioni prese dal Governo italiano, viene da lontano: da anni e anni si chiede una riforma seria della Cultura in Italia e una prospettiva concreta di politica culturale. Questa mancanza, unita alla gravità della situazione attuale, esaspera qualsiasi decisione e azione messa in campo, perché ogni azione è uno spot del momento, e dunque non risolve ma si confonde con il resto. Questa poteva essere l’occasione, dopo un primo momento concitato e caotico, per pianificare seriamente e iniziare ad aggiustare le storture del sistema legate alle politiche ministeriali sulla cultura, alle azioni dirette del Governo italiano e alle condizioni in cui versano i territori e le soluzioni messe in campo negli anni dai Governi locali. Al netto di un periodo così drammatico, se guardiamo lucidamente la situazione, tra il prima (marzo) e il “dopo” (novembre 2020) ad oggi non c’è nessuna differenza, né -mi pare- un tentativo di crescita politica.

Condividi

Sull' Autore

Michele Petruzzo

Nato a Potenza in una calda notte di agosto del 1994. Storico, appassionato di politica e tifoso della Roma. Ho studiato a Bologna, dove ho conseguito la laurea magistrale in Scienze storiche con una tesi in “Storia delle donne e dell'identità di genere”. Ho frequentato la Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso e ho collaborato con “Il Manifesto”. Adoro la letteratura e il mare.

Rispondi