LA DIGA DI SAN GIULIANO IN UN VERGOGNOSO STATO DI ABBANDONO

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antonio cappiello*

«Un posto abbandonato e degradato con spazzatura in ogni angolo, oltre ad alberi spezzati e riversi sui sentieri sterrati. Questo è ciò che resta della diga di San Giuliano, un tempo fiore all’occhiello del nostro territorio.(1) Oggi, purtroppo, si tratta di un’area completamente messa da parte dalle istituzioni che, invece, dovrebbe essere valorizzata e messa al servizio dei cittadini e dei tanti turisti che giungono in città». È senza dubbio un’immagine indecorosa per la nostra città. Non è possibile vedere, infatti, un gioiello dal patrimonio inestimabile che continua a non ricevere alcuna attenzione da un’amministrazione comunale sempre più miope. Questa oasi rappresenta un’area ideale per poter accogliere le famiglie, dai piccini ai più grandi, e regalare loro una giornata all’insegna della natura e del divertimento. Rivolgo un sentito appello agli organi competenti affinchè si intervenga immediatamente per riconsegnare uno spazio dotato di un’immensa ricchezza naturale. La diga di San Giuliano deve essere protetta e valorizzata in quanto è una cartolina che tutti i turisti devono visitare, oltre ad essere un importante luogo di crescita per i nostri figli, in un’ottica di rispetto ambientale e formazione sociale»

(1) La storia della Riserva Naturale Orientata Oasi San Giuliano è legata alla nascita dell’omonimo invaso artificiale creato per scopi irrigui dallo sbarramento del fiume Bradano negli anni tra il 1950 ed il 1957 grazie al programma economico di aiuti del piano Marshall. La presenza del lago ha attirato sin dal principio numerose specie di uccelli acquatici, rendendo necessarie iniziative volte alla tutela dell’area. Così nel 1976 il lago di San Giuliano è diventato Oasi di protezione della fauna, e nell’anno successivo è stato apposto il vincolo paesaggistico.

la diga in costruzione

(2) Nel 1989 il WWF Italia ha ottenuto, tramite convenzione con il Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto, concessionario dell’area, la gestione naturalistica, istituendo un’oasi.[2] Dal 1991 il tratto della gravina del Bradano che si trova a valle dell’invaso è entrato a far parte del Parco della Murgia Materana e quindi del Patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO.

(3) Inoltre la regione Basilicata, al fine di rafforzare le azioni di tutela, ha istituito nel 2000 una Riserva naturale orientata affidandola in gestione alla Provincia di Matera. È stata dichiarata dal Ministero dell’Ambiente area SIC (Sito di interesse comunitario) ed area ZPS (Zona di protezione speciale)[2]; infine nel maggio 2003 è stata inserita con decreto ministeriale nell’elenco delle zone umide italiane previste dalla Convenzione di Ramsar per la conservazione delle aree di interesse internazionale per la fauna acquatica[3].

 (4) Nell’agosto 2006 è stato rinvenuto sulle sponde del lago uno scheletro fossile di balena risalente al pleistocene,[4][5][6] lungo circa 27 metri. Negli anni successivi il fossile è stato recuperato e trasferito in un laboratorio della Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico e demoantropologico, in attesa di essere esposto nel museo archeologico nazionale Domenico Ridola di Matera[7], gli ultimi reperti sono stati raccolti nel 2011, e si trovano rinchiusi in casse di legno sistemate nel giardino del Museo, a cura della Sopraintendenza ai beni culturali, in attesa venga loro data una sistemazione espositiva con una tempistica non ancora definita[8]. ( DA WIKIPEDIA)

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

1 commento

  1. Lo scorso 1 novembre sono ritornato a visitare l’oasi diga San Giuliano, con ingresso nei pressi dell’azienda agrituristica Ventricelli. Tralascio ogni commento sulle attuali condizioni del sito, rispetto al mio ricordo di venti anni orsono: degrado, rifiuti qui è la….tanta desolazione, colpa anche il livello delle acque che hanno lasciato affiorare copertoni, tavolini, seggiole. Cio che mi ha lasciato sbigottito è, poi, spaventato, è stata la considerevole quantità di orme di cinghiali con prole al seguito. Buona parte di queste venivano dal bosco e si dirigevano verso l’acqua dove si confondevano tra loro. È risaputo che le scrofe sono particolarmente aggressive se hanno partorito da poco (le piccole orme depongono per questa mia tesi) per cui, abbiamo abbandonato senza indugio e non senza le opportune cautele, immediatamente il sito. Nessun cartello, nessun avviso, niente che potesse allertare il visitatore dell’ipotetico pericolo di vedere sbucare dalla boscaglia, uno o più di questi animali disturbati dalla presenza di essere umani.
    Certamente sarebbe opportuno avvisare i visitatori di questi incontri non proprio piacevoli o, in subordine, impedire l’accesso al sito.
    Buon lavoro
    Onorato Rosario Antonio.

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