Il coordinatore regionale dell’associazione ambiente e legalità ha preparato, tanto per cambiare, nuovo lavoro per le Procure di Potenza e Matera sulla questione della discarica della città materana. La questione è nota ai lettori di #passaggioasud, e si trascina da almeno un anno sulla stampa locale, come esempio negativO di puntigliosità di funzionari , dirigenti e amministratori che alle volte pur di aver ragione sono capaci di salire sul filo sospeso e fare gli equilibristi con le carte in mano . Avessero dal primo giorno accettato la realtà dei fatti, non saremmo a questo punto.
Il tema è complesso e si snoda lungo alcune vicende: a) l’inquinamento delle falde acquifere , tra analisi e controanalisi, intervento dell’ASM e poi dell’Arpab e poi della provincia, fino al punto che dopo anni, a delitto avvenuto, si è costretti a emanare il divieto di emungimento delle acque in tutti i punti di prelievo, pozzi e quant’altro. Basterebbe questa vicenda a promuovere un forte richiamo ai responsabili della cosa pubblica, sul fatto che non si possono spendere soldi pubblici solo per mantenere una tesi fino all’impossibile. Il punto b) riguarda i tempi lunghi del risanamento della discarica e il continuo ricorso all’ammasso dei rifiuti, col sistema del “ non possiamo fare altro” e quindi ricorriamo al concetto di pubblica utilità”. Invece si poteva fare diversamente, sia per l’arretrato, diciamo così, dei rifiuti da mandare alla Fenice, sia per quelli che nel frattempo venivano ammassati in una discarica che non avrebbe più dovuto ricevere nemmeno un grammo di rifiuti. Ma le ordinanze contingibili ed urgenti si sono succedute e la questione si è talmente..deteriorata, per rimanere in tema, che qualcuno ha sentito un olezzo di malaffare o quanto meno di gestione dissennata di una discarica che l’inquinamento l’aveva già abbondantemente prodotto e che perciò andava chiusa senza se e senza ma. Ora, a partire dal 23 aprile 2015, i rifiuti non vengono più interrati ma , nelle more della realizzazione del quinto settore, si è dato corso a quello che poi diventerà una prassi consolidata per il Comune di Matera: il sovrabbanco, cioè la collocazione provvisoria di rifiuti al di sopra della discarica stessa, esaurita. Ricapitolando ad oggi, ufficialmente, in discarica sono stati interrati 462mila mc di rifiuti più i 53 mila mc.di sovrabbanco.
Sulla vicenda del sovrabbanco, temporaneo, ci fu una indagine molto attenta da parte dei Carabinieri tanto che il Comandante del NOE di Basilicata ebbe a dichiarare ( 13 marzo 2012) alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti « Con quest’indagine noi abbiamo riscontrato delle irregolarità anche abbastanza consistenti, dal punto di vista ambientale, che ci hanno portato a dover sequestrare la discarica comunale della città di Matera, per impedire che il reato fosse portato a ulteriori conseguenze, dato che vi venivano smaltiti degli rifiuti solidi urbani in volumetrie eccedenti le quantità autorizzate. Naturalmente questo comportava non solo una violazione dal punto di vista autorizzativo, ma anche il fatto che, non essendo la discarica stata pensata e adeguata a sopportare quelle volumetrie residue, esse si ergevano ormai in altezza, anche portando un po’ fuori controllo la produzione di percolato eccetera.». Questo passaggio, Abiusi, presidente dell’Associazione ambiente e legalità ha pensato bene di farlo leggere ai Commissari europei, mandando loro un voluminiso carteggio sulla questione. La risposta è stata “:
“Sta allo Stato membro adottare i provvedimenti necessari per porre fine alla violazione accertata ecc ecc .Cioè vedetevela voi. Intanto- dice la lettera alle due Procure- la montagnella dei 53 mila mc di sovrabbanco sarebbe rimasta al suo posto ed anzi se ne sarebbero aggiunti altri 30 mila mc di rifiuti per riprofilarla, le rimanenti 67mila mc avrebbero colmato il buco che prudenzialmente era stato realizzato all’atto della costruzione del V settore, una Amministrazione che ha sempre puntato in alto in termini di munnezza! , anche contravvenendo all’obbligo previsto dalla Direttiva europea di interrare i rifiuti in discarica. Nei ripetuti appelli alla Regione, alla Provincia e al Ministero dell’Ambiente, Abiusi aveva chiesto la nomina di un Commissario per sanare la questione e mettere in regola la discarica. Ma non se ne è fatto niente. Da qui l’ulteriore decisione di coinvolgere formalmente le autorità inquirenti.