LA GENESI DEI NOBILI SANSEVERINO, DALLA NORMANDIA AL SUD ITALIA

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LE GRANDI FAMIGLIE NOBILIARI LUCANE(1)

VITO TELESCA

Nel suo libro, giunto alla quinta edizione dal titolo“Atti dei primi duchi Normanni d’Italia”, lo storico francese Léon Robert Ménager, ha cercato i collegamenti tra i normanni di Francia e la loro “colonia” italiana stanziatasi nel nostro mezzogiorno agli inizi del XII secolo. La sua ricerca si è concentrata anche sulla scrittura documentale ufficiale del sud Italia e di come essa si sia modificata dopo l’avvento dei normanni nelle nostre provincie. In Puglia, in Basilicata, in parte della Campania e in Calabria, secondo il Ménager c’era una “diplomatie originellement byzantine des actes italo-grecs” che verrà in poco tempo sostituita e riscritta grazie all’opera dei normanni d’Italia. Questo passaggio ci risulterà importante per il prosieguo del nostro racconto e parzialmente ripreso nel mio libro“Il Sogno Orientale, ascesa e declino del rito bizantino in terra d’Otranto” (distribuito dalla Feltrinelli). Ciò è  importante soprattutto per la genesi di una delle più grandi famiglie feudali del sud Italia, se non la più importante: i Sanseverino.

Castello_di_Mercato_San_Severino_Piazza_dArmi._Mercato_San_Severino_SA._

Cosa unisce i nobili Sanseverino ai normanni è presto detto: il capostipite, Turgis, era giunto in Italia insieme a Roberto il Guiscardo e a suo fratello Angerio. Turgis  oggigiorno in Normandia è un cognome tipico, derivante dall’antroponimo nordico Thorgisl, che significa “ostaggio di Thor”, importato dai Vichinghi intorno al X secolo. Questo cognome in Italia si è subito trasformato in un nome proprio: Turgisio.

Turgisio, essendo uomo valoroso, forte e molto utile alla causa normanna,venne generosamente premiato da Roberto il Guiscardo con la concessione di un piccolo territorio con a capo l’abitato longobardo di Rota che, a quanto pare, Turgisio aveva già occupato prima della concessione definitiva. Infatti risulta che  la diocesi salernitana già nel 1067, scomunicava Turgisio con atto ufficiale per le terre usurpate alla stessa chiesa.

Centro bizantino prima di diventare dominio longobardo, Rota venne distrutta da questi ultimi per essersi opposta ai nuovi conquistatori. L’antica località, qualche anno dopo la concessione Guiscardesca a Turgisio, divenne l’odierna Mercato Sanseverino.

Stemma_Sanseverino

Il passaggio del nome si sarebbe completato intorno al 1100 perché da quel momento in poi non esistono più riferimenti “ad Rotas” nei documenti, ma compare solo il nuovo toponimo. Dal 1098 i figli di Turgisio, infatti,verranno identificati come appartenenti alla località Sancti Severini de loco Rotae la discendenza di Turgisio verrà associata solamente al castrum S. Severini. Il perché di questa trasformazione totale del nome risiede nella radice bizantina, più che longobarda, della cultura popolare del gastaldato. Uno dei Santi più venerati dalla popolazione locale era appunto San Severino, apostolo del Norico. Secondo l’agiografia del santo monaco, dopo il 482, Odoacre trasferì le popolazioni del Norico in Italia e queste portarono le spoglie del santo venerato dai bizantini fino a Napoli (492) e conservate fino al 902 nel Castrum Lucullanum per poi essere definitivamente trasferite nel monastero di SS. Severino e Sossio. Turgisio e i suoi figli non si opposero alla venerazione locale del Santo ma, nel solco della tradizione coloniale normanna, la abbracciarono, la assecondarono e la “cavalcarono” anche per conquistare le simpatie degli abitanti.

Già sotto i normanni la signoria dei Sanseverino era già molto influente e questo potere è testimoniato anche da un documento datato 1109. Nel castello di Montoro, davanti al clero locale e ad una schiera militare proveniente da varie famiglie dei Sanseverino, Guglielmo Carbone signore di Monteforte, poneva le sue mani in quelle di Roberto Sanseverino, dichiarandosi suo “hominem ligium” (primo esempio in Italia di omaggio ligio, ovvero un atto di sottomissione mediante il quale il vassallo prometteva al feudatario fedeltà, ricevendone in cambio la promessa di protezione.) e subito dopo pronunciava il suo giuramento di fedeltà sui vangeli. Una pratica che, a quanto pare, venne importata dalla prassi feudale della Normandia.

La storia e l’ascesa dei primi Sanseverino ebbe però una vera svolta sotto Federico II perché la famiglia venne sterminata dagli Svevi, accusata di aver spalleggiato le iniziative di Papa Innocenzo IV ai dannidell’imperatore. Unico sopravvissuto alla persecuzione fu il barone Ruggiero Sanseverino, che nel momento delle persecuzioni si trovava (volutamente) fuori dal Regno e protetto da Carlo D’Angiò.Ruggiero lo rivedremo poi impegnato attivamente nella battaglia di Benevento contro Manfredi di Svevia al fianco degli angioini e dove si segnalò per audacia, coraggio e fedeltà al nuovo re.

La battaglia di Benevento fu il nuovo spartiacque della famiglia nobiliare dei Sanseverino perché da quel momento essa si legò inscindibilmente con gli angioini tanto che re Carlo volle che la famiglia inserisse nel proprio scudo araldico una fascia rossa, tuttora presente nel suo stemma ufficiale.

Palazzo Sanseverino
a Napoli

A Ruggiero Sanseverino furono restituiti tutti i feudi e gli stati che al tempo della persecuzione sveva erano stati sottratti alla signoria. Non solo: Carlo I d’Angiò qualche anno dopo inviò il fido Ruggiero a Gerusalemme in qualità di vicario generale, per riprendersi i possedimenti in Terrasanta.

Ruggiero, riuscì nell’impresa di prendere Gerusalemme nel giugno del 1276. Un evento che rafforzò ancor più il potere dei Sanseverino presso la corte angioina divenendo la più potente famiglia del sud Italia, tanto potente che il re concesse loro la possibilità di avere una propria zecca e coniare moneta, ma anche di concedere autonomamente i titoli feudali nei propri possedimenti, tanto da diventare uno stato nello stato.

I Sanseverino qualche anno dopo costruirono il loro quartier generale a Napoli e qui vennero eletti nel Seggio di Nilo con altre casate nobili quali gli Acquaviva, i d’Alagno di Sarno, i d’Avalos d’Aquino d’Aragona, i Di Sangro e gli Orsini solo per citarne qualcuno e i propri possedimenti abbracciarono in poco tempo, seppur a macchia di leopardo, tutte le regioni del sud, dall’Abruzzo alla Calabria, e se ne contarono tantissimi in Lucania, soprattutto sul versante occidentale partendo dall’Irpinia, attraversando il Vallo di Diano, fino alle comunità del Pollino.

Quella dei Sanseverino divenne così la famiglia baronale più importante del Regno di Napoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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