La Juventus ed le squadre concorrenti di una volta. Solo il Napoli di Ancelotti all’inseguimento…………

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La Juventus ed le squadre concorrenti di una volta.

Solo il Napoli di Ancelotti all’inseguimento…………

di Vittorio Basentini

                                                                                                                               La lotta per lo scudetto non è sembrata mai finita dopo sole diciotto giornate di campionato, nemmeno quando i bianconeri erano in proporzione ai concorrenti molto più forti di oggi.

C’è mai stata una corsa scudetto terminata di fatto già a fine dicembre ?

La risposta è sicuramente no.

Mai nell’era dei tre punti a vittoria, quindi dal 1994 ad oggi, una squadra aveva ottenuto così tanti punti dopo 18 giornate di campionato con nove punti di vantaggio sulla seconda in classifica e solo un’altra volta (la Roma stagione 2000-2001) la capolista aveva avuto 8 punti di vantaggio sulla seconda in classifica.

Ma queste sono statistiche, meno importanti della differenza di ambizioni che si percepisce fra i bianconeri e una concorrenza preoccupata soprattutto di non arrivare quinta, rimanendo fuori dalla Champions League salva-bilanci.

C’è mai stata nella storia del calcio italiano una situazione simile?

Per trovare una squadra così superiore alla concorrenza italiana bisogna andare un po’ indietro, ma non alla preistoria e riguarda sempre la Juventus.

Infatti negli anni Settanta, in un calcio autarchico e quindi senza possibilità di mescolare le carte acquistando all’estero, la Juventus, non solo era la squadra più ricca e potente, ma iniziò negli anni settanta una nuova era partendo dai giovani con l’allenatore ceko Vycpálek ed a un certo punto, fine anni settanta con l’allenatore Trapattoni, schierava anche nove undicesimi della Nazionale italiana.

Il tabellino della memorabile Italia-Argentina del 10 giugno 1978, in quel Monumental parla chiaro: quando dopo pochi minuti si fece male l’interista Bellugi in campo entrò lo jolly difensivo Cuccureddu e con lui i bianconeri messi in campo da Bearzot diventarono nove, insieme a Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Benetti, Causio e Bettega.

NAZIONALE ITALIANA 1978-MUNDIAL ARGENTINA 1978-

E con Paolo Rossi che era stato perso volontariamente dal Presidente Boniperti, alle buste con il L.R.Vicenza, gli iuventini in campo erano dieci.

Ecco quella super-Juventus vinceva i campionati, e nemmeno tutti (non avrebbe vinto proprio i due dopo il Mondiale argentino), ma non li ammazzava.

Berazot con P.Rossi e Causio

Nella tredicesima giornata del campionato 1976-77 la Juventus superò l’Inter 2-0 con una doppietta di Boninsegna, attaccante ceduto l’anno prima dai nerazzurri che avevano aggiunto anche 700 milioni di lire per prendersi Anastasi, e andò in testa alla classifica con 23 punti davanti al Torino (0-0 con il Milan, (all’epoca queste sfide incrociate fra città si usavano molto) che ne aveva 22, con Inter e Napoli al terzo posto a quota 16.

Juventus 1976-77

Stiamo parlando di una Serie A a 16 squadre, con 2 punti per la vittoria, ma di sicuro quel campionato non era da considerarsi finito e infatti rimase vivo fino all’ultima giornata, con la Juventus campione d’Italia a 51 punti e i granata di Radice a 50 e gli inseguitori davvero staccatissimi (Fiorentina terza a 35).

Torino 1976-77

Vediamo adesso cosa accadde nella tredicesima giornata 1977-78, sempre in gennaio, con la Juventus che vinse 2-1 sul campo del Pescara con gol di Bettega e Fanna.

Risultato che consentì ai bianconeri di andare in testa a 19 punti, visto che il Milan di Liedholm fu bloccato in casa 1-1 dal Verona, con Gianni Rivera che sbagliò un rigore, e quindi andò a 18 punti.

Milan 1977-78

Terze Vicenza e Torino a 17punti , quinto il Perugia a 16, seste Napoli e Inter a 14 punti.

Questi erano quindi i rapporti di forza, a quel punto del campionato, con una Juventus sulla carta dominatrice.

E che poi effettivamente avrebbe vinto anche quello scudetto, con L.R Vicenza e Torino distaccate di cinque punti.

Ognuno ha la sua spiegazione, ma certo è che ci sono stati tempi in cui una concorrenza sulla carta molto più modesta rispetto a quella del 2018 riusciva a tenere botta abbastanza bene.

Senza contare la differenza fatta dalle piccole squadre: una volta facevano le barricate, facendo innervosire anche i campioni, adesso spinte da una tattica guardoliniana, che non serve a nulla, fanno venti passaggi per uscire dalla propria tre quarti e tornano a casa sconfitte con tanti complimenti.

Contenti loro………. 

Per vincere le partite servono i goals, non i passaggi.

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