LA LINEA NOBILE DELL’ADOZIONE

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Nobiltà dell’adozione internazionale. (tratto da) “A raccontare l’amore comincio io…” Gruppo di Volontariato ‘Solidarietà'” Ed. Kimerik
Sulle note di una canzone.
Mario Santoro
Qualche volta le idee, quelle che contano veramente, sorgono spontaneamente e magari corrono sulle parole di una canzone che sa ammantarsi di poesia e arriva direttamente al cuore. Accade una sera, dinanzi a un programma televisivo di intrattenimento, che uno segue senza tanto interesse, magari per qualche attimo di riposo, per vincere momenti di noia, o semplicemente per raccogliere i pensieri. Dominano le note di una musica, non chiassosa o, peggio ancora, rumorosa ma, al contario, morbida, discreta, accattivante, con un forte potere di suggestione e di tascinamento, accompagnata da parole, cariche di sottintesi e di allusioni e cantate a voce spiegata e chiara eppure con un evidentissimo tremore, a fatica trattenuto. Racconta una storia che conquista immediatamente con il suo rimando ripetuto all’amore senza limiti e confini. Si crea, subito, un’atmosfera di gradevolezza e di magia, con il cuore a far capriole, quasi ‘monello giocondo’ gozzaniano, sotto l’effetto di improvvise emozioni e per lo scoppio di una gioia infantile con il vago timore dell’improvvisa interruzione e della perdita dell’incanto. L’anima diventa leggera, gioiosa, tutta fremiti nello strano rimando della mente, improvviso, ai ragazzini che escono di scuola felicissimi come scrive G. Lorca.
Escono allegri i bambini
dalla scuola
lanciando nell’aria tiepida
d’aprile, tenere canzoni.
Uno straordinario senso di attesa, trepida e gentile, trae origine dalla valenza implicita della frase della canzone:
Quando ho scritto il senso della paternità non torno più indietro.
Divento un punto di riferimento importante e costante.
Già il senso della paternità, sulla linea nobile dell’adozione!
Compaiono con forza dati di certezza e di responsabilità sicché la scelta della paternità non solo appare matura e convinta ma assume anche carattere di inamovibilità, ossia diventa scelta per sempre, così come l’attimo della decisione, scintilla divina, ha in sé valore di continuità. Di conseguenza l’impegno per l’uomo che canta ha valore di sacralità, scelta di vita ed egli stesso diventa punto di riferimento per l’altro cui si rivolge, in uno scambievole rapporto di reciprocità, di interrelazione di sentimenti, di comunicazione privilegiata, sul filo dell’autenticità che ha del miracoloso e commuove. Chi ascolta si lascia prendere ed è totalmente catturato. Acquisce questi concetti e segue un suo percorso logico, quasi filo di Arianna nel labirinto intricato della mente, sul significato più vero della paternità, o meglio della genitorialità in uno schema nuovo di  famiglia, allargata incredibilmente e aperta a una filiazione senza limiti, ossia capace di andare ben oltre l’idea comune e ricorrente, quanto mai restrittiva e limitante; insomma va ben al di là della trasmissione del nome e supera, nell’immediatezza e con estrema facilità, ogni tipo di ostacolo e pregiudizio, abbatte certe stupide barriere e boccia tutte le concezioni restrittive della mente ordinaria. Contemporaneamente le parole belle e significative della canzone, cantata a doppia voce, maschile e femminile, continuano a segnare e a rimarcare una nuova e più autentica forma di genitorialità, toccano le corde del cuore e aggrumano sensazioni, sentimenti, emozioni. E allora non suona affatto retorico l’invito a
prendersi cura uno dell’altro,
a non aver timori di sorta, a sentirsi pronti per nuove partenze, a cominciare alternativi percorsi di vita, a godere nel consegnarsi al bene reciproco, a sperimentare la gioia complessa di essere famiglia. Ci si accorge che la canzone merita di essere riascoltata, in religioso silenzio, tentando di trattenere l’emozione per i molti messaggi che esprime nella straordinaria semplicità della comunicazione, per le suggestioni che indica: felicità, fragilità, nostalgia, amore tolto, amore conquistato che
non va più via,
e resta nell’ambito della famiglia da intendersi nel senso più vero del termine, e nella capacità di sopportare ogni cosa
oltre i dieci secondi,
e di sperare di scegliersi continuamente.
Il cantore dichiara, con estrema sicurezza:
Ti scelgo da un sacco di tempo
e non mi sono sbagliato.
La figura paterna, che non è solo e sempre presente davanti al figlio ad aprirgli la strada e a proteggerlo, in qualche modo, ma sovente si fa precedere, ossia sa fare il cosiddetto passo indietro in tutti i sensi e appare interessante nella delicatezza e nella estrema disponibilità ad amare e farsi amare. Il figlio, lo si comprende fin dalla prima parole, è straordinario dono dell’adozione e per questo tanto più caro, quasi una sorta di doppio privilegio. Il canto è decisamente bello e commuove; si vorrebbe che non finisse mai o che ogni volta cominciasse daccapo. Genera cascate di brividi e costringe a tirare su con il naso per non cedere. Alla fine resta una dolce sensazione di benessere, di elevazione spirituale, nel richiamo ritornante all’amore
che non va più via 
più o meno come noi
che siamo una famiglia
o quel che in parte ci somiglia.
E, dunque, l’amore è alla base dell’adozione! C’è sempre una sorta di doppio binario che conduce inevitabilmente all’amore che risulta essere tenace ed autentico, capace di connotarsi come il migliore possibile o forse il solo veramente sincero e indiscutibile; si tratta di amore che va oltre se stesso e che si pone in linea con il messaggio evangelico e con il comandamento:
Ama il prossimo tuo come te stesso.
Da sempre questa indicazione evangelica mi è sembrata, dopo il primo richiamo (Amerai il Signore Dio tuo…), di gran lunga la cosa più importante, terribilmente difficile. Mi tornano le parole del dottore della legge a Gesù, di cui scrive Marco:
“Maestro, nella legge qual è il grande comandamento?”
Gli rispose:”Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande comandamento. Il secondo poi è simile a quello:”Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i Profeti.
E ricordo bene che altrove Gesù dice:
Avete inteso che fu detto:”Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste che fa sorgere il sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.
A considerare l’adozione mi pare, per certi versi, che si vada nella direzione giusta. Si tratta di scelta oltre la scelta, sulla linea dell’amore che ignora fattezze fisiche, luoghi di provenienza, diversità di usi e costumi, pregiudizi dettati dall’ignoranza e non tiene conto del colore della pelle, insignificante dettaglio, ponendo al centro l’amore per l’altro e la possibilità dell’incontro per un nuovo percorso di vita insieme, ed è sempre presente nell’uomo come ci dimostra una ricca e varia letteratura sull’adozione che, negli ultimi tempi, si è affinata. Senza andare troppo lontano e a puro titolo esemplificativo basterebbe, tra le tante possibili citazioni, solo il titolo di un significativo scritto: Mamma di pancia e mamma di cuore di Anna Miliotti e Cinzia Ghigliano. Nel testo non solo è ben raccontato il delicatissimo e sincero rapporto tra la madre e la figlia adottiva, fatto di tasselli anche minimi ma significativi, di comunione serena tra le due protagoniste in piccole situazioni di intimità, di libero scambio di idee, ma, in tutta la sua naturale evidenza, si nota che il legame tra la fanciulla adottata e la madre di cuore è  sempre sorretto da un dialogo aperto fino all’inverosimile che arriva a tirare in causa, sia pure indirettamente, la madre di pancia che risulta considerata alla stregua della madre altra, senza condanne inappellabili, senza remore, senza limite alcuno e con palese indulgenza. E dunque la madre di pancia non prevale su quella di cuore e, nella nobiltà della situazione, quest’ultima, non solo non pone gelose distanze, ma non si erge a giudice, non tende ad allontanare l’altra dalla fanciulla ed opera una semplificazione nobile dei rapporti che, si badi bene, non è banalizzazione e crea un clima di comprensione e di possibile eventuale allargamento dell’affetto. E così si mette in atto il comandamento evangelico di cui sopra. Il libro ” A raccontare l’amore comincio io…”, che già nel titolo sottolinea l’impegno in prima persona, è tanto più importante perché testimonia il cambiamento sul piano culturale (perché di cultura si tratta!) della società e del modo di vivere l’adozione contro certe storie, figlie del loro tempo, dolorose, crude, oltre ogni dire. Allo scopo, e solo per esemplificare, basterebbe ricordare Elio Vittorini e il volume “Erica e i suoi fratelli”. La protagonista Erica, bambina-fanciulla, vive dapprima nel timore dell’abbandono da parte dei genitori, a causa della miseria e poi nel terrore per l’allontanamento del padre costretto a lavorare lontano da casa. Poco tempo dopo egli si ammala e allora anche la madre è costretta ad abbandonare i figli per raggiungerlo. Nessuno si offre di aiutare Erica e i suoi fratelli, anzi tutte le persone del vicinato non solo li ignorano ma, in talune situazioni, tentano anche di approfittarne. E così la tenera fanciulla finisce per fare da madre adottiva dei suoi fratellini e quando le poche provviste lasciate dalla madre si esauriscono, ella è costretta a darsi alla prostituzione per risolvere così il problema della sussistenza, pagando un presso elevato. Per fortuna,però, oggi ci sono tante belle storie.
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Sull' Autore

Mario Santoro Mario Santoro è nato a Miracolo (Avigliano) ed è residente a Potenza. Già docente di materie letterarie, è poeta, scrittore e critico letterario. (Mariosantoro43@gmail.com) Ha pubblicato: -Embrici- poesie -Alfagrafica Volonnino- Lavello, 1986; -Embrici e poi- poesie -Alfagrafica Volonnino- Lavello, 1987; -Concerto di memorie- romanzo -Ed. La Vallisa- Bari, 1989; -Concerto di memorie- romanzo rid. Sc. Medie -Ed Appia 2- Venosa 1991; -Pianeta uomo- Tematiche di Attualità -Ed Il Girasole- Napoli, 1991; -Pianeta uomo- Tematiche di Attualità- Formato tascabile -Ed. Il Girasole- Napoli 1991; -Sentieri di ragno- poesie -Ed. Il Girasole- Napoli 1993; -Uomo e società- Tematiche di attualità- Ed Il Girasole- Napoli, 1994; -Elementi di linguistica e psicomotricità- Ed Il Girasole- Napoli, 1994; -Meridiani e paralleli - poesie -Ed La Vallisa- Bari, 1997; -Scorci di tempo- Poesie e prose- Unitre sede di Potenza, 1999; -Viaggio nella terra dei Suomi- cronaca di un’esperienza- Ed Il Portale- Pignola, 1999; -Il riverbero della luna- romanzo –ErreciEdizioni- Potenza, 2000; -Alla fontana...le parole- La Grafica Di Lucchio- Rionero in Vulture (Pz), 2009; -Stagliuozzo come strazzata- Centro Grafico Castrignano- Anzi, 2010 -Il grano azzurro- romanzo ErreciEdizioni- Anzi (Pz), 2023 -Viaggio con la madre- romanzo ErreciEdizioni- Anzi (Pz),2023 Ha pubblicato, in qualità di critico letterario i seguenti volumi: -Oltre le barriere- Ospiti del centro La Mongolfiera- Tip. L’aquilone- Potenza, 2002; -La memoria e l’identità- Antologia di poeti e scrittori lucani volume marrone- Consiglio regionale della Basilicata- Potenza, 2004; -La Memoria e l’Identità: Lucania versi- Cento schede- Consiglio Regionale di Basilicata – Potenza, 2004; -La memoria e l’identità- Antologia di poeti e scrittori lucani volume azzurro- Consiglio regionale della Basilicata- Potenza, 2005; -C’era una volta...insieme- raccolta di fiabe- Dipartimento salute mentale A.S.L. num.2 Potenza. Centro sociale La Mongolfiera, Coop Benessere- Potenza, anno 2006. Ha scritto e pubblicato centinaia di percorsi su poeti, scrittori, artisti. E' autore di percorsi poetico-letterari a tema pubblicati su riviste e antologie.

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