LA LUCE OLTRE LO STECCATO

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Ci sono cose che a Potenza proprio non si possono perdere, una di queste è stata la mostra del Maestro Nino Tricarico presso le sale della Pinacoteca provinciale. Mi è familiare l’arte di Tricarico, più e più volte mi è capitato di vedere alcune delle sue bellissime opere a casa di mio fratello che è un suo estimatore.

Approfitto della complicità di Emanuela di Mare e mi godo una bella visita alla sua mostra con il piacere di ascoltare dalla viva voce dell’artista un’illustrazione delle opere.

Chi mi conosce lo sa, sono un pasticcione che si diverte a giocare con i colori e quindi l’occasione è ghiottissima per guardare, ascoltare, magari chissà carpire qualche segreto.

Ho intitolato questo articolo “La luce oltre lo steccato” perché quando, con altri, entro nella prima stanza, quel che mi colpisce prima di tutto è “la Staccionata”.

NINO TRICARICO -“La Staccionata”  Olio su legno, ceramica. 1989

C’è luce oltre quell’azzurro, un bianco illuminato, come il taglio obliquo di un raggio di sole che si affaccia giallo da una finestrella, una foglia rossa in volo mi porta un po’ di vento del mattino, odoroso di erba bagnata e con un sentore di ginestra.

Mi soffermo a guardare la staccionata e immagino di affacciarmi, di sbirciare da quella finestrella gialla che si apre al suo centro e torno bambino, il fresco della brezza è sulle mie gambe magre nude, mi sollevo e guardo oltre e vedo.

La città verticale mi appare di fronte tra scale in salita verso il niente e palazzoni grigi, tagli rossi come sangue e un uomo che guarda alla luna lontana.

Nino Tricarico racconta che l’uomo è lui e io non mi stupisco, l’artista guarda oltre lo steccato, oltre le intricate trame delle scale che rappresentano l’unico orizzonte di chi percepisce la vita come un ostinato, faticoso, tentativo di scalata, l’arte è un oltre che proietta sempre verso l’alto, oltre la staccionata, verso la luna, verso la luce.

Città verticale, olio su tela, 2015 (a destra particolare)

Mi volto a sinistra e mi appare “Il Cielo rovesciato” e ritrovo visioni sulla realtà, certe mie ossessioni sul “sotto” e sul “sopra” del presente, me le racconta Nino Tricarico, e mi rendo conto che condividiamo visioni su ciò che si cela dietro, sotto, sull’inferno che talvolta cova sotto quell’apparente paradiso che rappresenta il supremo inganno che ci illude.

Il Cielo rovesciato, Olio su tela, 2015

Seguendo il racconto dell’artista lasciamo la prima stanza e, al centro della parete successiva ci aspetta “Immaterialità e leggerezza”, è un’opera che ti attrae, magari sarà il mio sguardo da miope o la mia necessità di guardare da vicino vicino per scoprire il come, oltre che il perché di opera come questa.

Ed è carta, carta da cucina, quella assorbente che usiamo tutti i giorni, su cui si raggrumano rossi e neri, macchie, colori che tutti insieme si dispongono quasi a comporre una croce. Certo, ce la suggerisce l’artista nel suo racconto ma non è un suggerimento banale o ruffiano, per nulla, è il lucidissimo ulteriore, finale, colpo di pennello che ci schiude la mente verso una rappresentazione ancora più dolente perché fatta di povera materia di tutti i giorni. Col nero e il rosso che ci schiudono la semantica del cromatismo usato e la complessità che si cela dietro quel che ci appare davanti.

Immaterialità e leggerezza, Olio su tela, carta scottex, 2024 – A destra particolare.

L’ultima stanza mi riserva l’amaro del dolore, una riflessione sulla morte e sul distacco che mi tocca, mi turba, mi commuove. Su due contrapposte pareti sono esposte delle opere poste in sequenza che seguono un’onda di colore dal titolo “Caducità”.

E qui il racconto dell’artista si fa doloroso, commuovente, in quell’onda di tele che si susseguono c’è una vita, c’è il dolore di un distacco, quello dalla moglie, che lo stesso Tricarico ci racconta con parole asciutte ma con toni struggenti.

Caducità 1 e 2, Monotipo su carta intelaiata, 2021

 Una esposizione bellissima, emozionante, assolutamente gratificante per la vista e per l’anima.

Tricarico chiude la sua esposizione mostrandoci una installazione.

È una vasca, come un piccolo acquario, sulla superficie dell’acqua galleggiano triangoli colorati.
L’artista ci svela la caducità del presente invitandoci a fotografare la superficie dell’acqua con i triangolini immobili e, subito dopo, attivando una piccola corrente che li muove, li sposta, ne modifica la posizione cambiando l’immagine che ci appare nel successivo scatto fotografico.

Lascio l’esposizione di Nino Tricarico con un senso di sazietà, come se mi fossi rimpinzato di luci, colori, emozioni, di pensieri.

Mi sorprendo a pensare che sarebbe bello trasformare tutte le staccionate grigie e le ringhiere rugginose in steccati luminosi oltre i quali traguardare il mondo. Sarebbe bello affidare ad un artista come Nino Tricarico il compito di lasciare un segno in un quartiere della nostra Potenza e regalare a tutti una luce oltre lo steccato.
Sarebbe bello, ma si sa, queste idee bislacche vengono in mente agli artisti e ai sognatori, ai sindaci mai.

 

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Sull' Autore

Giampiero D'Ecclesiis (Miles Algo) è un geologo. Forse anche per questo riesce ad amare la profondità dei luoghi e della terra. Poeta e scrittore pubblica i suoi racconti e le sue poesie in anteprima sulla pagina Facebook e sul suo blog. Nel 2008 presenta un libro di sue poesie dal titolo “Fantasmi Riflessi” cui segue, nel 2009, il suo primo lavoro narrativo “Vota Antonio, Viaggio semiserio in una campagna elettorale del 2009” (Arduino Sacco Editore). Nel 2012 per la collana “Scritture in metamorfosi” curata dall’Associazione culturale LucaniArt, pubblica una silloge di poesie dal titolo “Graffi nell’anima”. Con il suo racconto “150° Unità d’Italia – 20 luglio 1915, Isonzo” vince il primo premio della sezione Narrativa adulti del 1° Concorso letterario Nazionale “Premio Carolina D'Araio” e, sempre nella stessa occasione, con la poesia “Salendo al paese” il terzo premio della sezione Poesia adulti. Pubblica “Due avventure di Giovacchino Zaccana viaggiatore” in una raccolta di racconti editi dalla casa editrice Pagine nella collana “Nuovi autori contemporanei”. Nel 2014 pubblica il libro “Ipnotiche oscillazioni ed altre storie” Edizioni Universosud cui segue, nel 2015 sempre con la Casa Editrice UniversoSud, il libro di racconti “Giovacchino Zaccana – Appunti disordinati di viaggio”. Collabora con giornali e con riviste on line pubblicando poesie, brevi racconti e riflessioni di natura sociale e culturale. Ha un rapporto critico con il mondo che lo circonda. E’ curioso, irriverente. Odia ed ama la politica. Preferisce quella di prossimità. E’ capace di animare eventi complessi quando la letteratura, la musica, il teatro e la poesia possono restituire una occasione anche ai luoghi che vive. Così ha fatto rendendosi ‘testimonial’ del bisogno di spazi verdi fruibili nella sua amata Potenza, di luoghi da sottrarre all’amianto, all’incuria e all’abbandono.

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