LA MACCHINA “ESPRESSO” E LE SFOGLIATE DI BRUCOLI

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CIVILTÀ URBANA: LA CITTÀ DEI CAFFÈ 

 

LUCIO TUFANO

 

È tempo di fox e di charleston. Nelle località di villeggiatura le ragazze borghesi piazzano i grammofoni sugli spiazzi aperti e, nei salotti delle grandi città, arrotolano gli ingombranti tappeti per allenarsi ai nevrotici “passi dello struzzo”.

La gioventù più povera dedica i suoi pomeriggi nei retrobottega di sarto o di barbiere oppure nelle cucine ai primi piani delle case popolari per il tango o per il charleston.

Al cinema le principesse ballano con bocchino e sigarette, o con la pipa in bocca, indossando la pelliccia di cincillà.

I capelli sulla nuca delle ragazze di provincia sono ondosi o arricciati in quelle pause malinconiche tra la monotonia del giorno e il frusciante languore della sera.

Nella Regini, Anna Fougez e Vera Vergani sfoggiano mantelli di visone o d’ermellino, piume di struzzo incollate alle gonne, per un eleganza da music-hall.

Il lamé d’oro e la mussolina a pieghe, il raso tempestato di chiodini d’argento, con fiore alla cintura e svolazzi, sono in gran voga.

“A mezzanotte va … la ronda del piacere …” canticchiano i giovani per via Meridionale, in perenne aspettativa d’emozioni.

Un gradevole aroma di caffè si sprigiona per via Pretoria dal nuovo locale di Eugenio Brucoli, un locale moderno, nel quale la macchina espresso Arduino, con il falchetto svolazzante sul cocuzzolo, l’anima del caffè espresso, tra un fischio, un sibilo e qualche brontolio, stilla stancamente nelle tazze.

È il 1926. Nei cinema “Sala Roma” e “Moderno” è finalmente giunto il sonoro.

Il grande Rudy Valentino giace nella bara al centro della Mc Brides Funeral Church, a New York, Mussolini ha quarantatrè anni, mentre ha inizio la graduale fascistizzazione dell’Italia e della nostra città.

Eugenio Brucoli, allievo di Caflish, inaugura il suo caffè, una tappa di civile ristoro, dai dissetanti ai dolci, alle bibite ed ai liquori, un grande assortimento riempie le vetrate a scansie del bancone e gli spazi delle vetrine.

Vi si trovano la Coca Cola, il Cordial Caffè e il Punch del cav. Artemio Laraia di Laurenzana, l’amaro lucano del cav. Vena di Pisticci.

I tempi sono tumultuosi di musiche negre, gambe nude sulle scene del varietà, o in seta nera, con sottane corte di tulle, volpe a scolla e il fiore cucito sulla spalla, cappelli a larghe tese ben calzati sulle sopracciglia.

I colori un po’ tenui si chiamano beìge, blond o rosé.

A Potenza le ragazze invadono via Pretoria e al “Teatro Stabile” si susseguono le rappresentazioni della compagnia d’arte drammatica di Serafino Renzi e Lina Gabrielli con “Morte Civile” e “Cyrano di Bergerac”; di Lea Domar, dallo “charme impareggiabile”; di Rocco Spadaro con la sua compagnia siciliana ne “La voce del cuore”.

La Lowskaja, che porta nel cuore il nostalgico rimpianto dell’infelice Russia, gusta i cannoli e le cassate, prima di solfeggiare con la sua mezza voce, allo Stabile, le accorate note della canzone napoletana.

L’accompagnano l’orchestra del maestro Giovanni Morandi e l’impareggiabile violinista Carlo Negri.

Anche la compagnia di Raffaele Viviani, “Città di Taranto”, debutta con l’operetta “Il Paese dei Campanelli”.

È intanto arrivato il nuovo Prefetto Grande Ufficiale Reale. A Melfi si pubblica il quindicinale di battaglie politiche e sindacali “Il Maglio”, mentre a Potenza animano il nascente regime due giornali; “Il Legionario” ed il “Gagliardetto”. La rivista “La Basilicata nel Mondo”, diretta dall’ Avv. Giovanni Riviello, e dall’on. Sansanelli ha eretto un ponte con gli emigrati lucani degli Stati Uniti.

Ha luogo a Napoli l’ultimo duello alla sciabola tra potentini: Franco Catalani, assistito dai padrini on. Nicola Sansanelli e comm. Egidio Fanuele, e Michele Padula, assistito dal cav. Vittorio Cutinelli e dall’avv. Alfonso Andretta, si battono a ragione di un incidente verificatosi qualche giorno prima a Potenza.

È dunque questo il clima di una cittadina ai primordi dell’effervescente vita fascista.

Una serie di caffettucci e localini con salette a gioco di specchi, da quelli suburbani, rinvenibili nei vicoli, a quelli rintanati nelle ombre degli angoli più riposti della vecchia città, caffè di mattinieri e di nottambuli, caratterizza la condizione artigiana e proletaria.

Per i ceti medi vi sono anche i caffè più centrali e antichi

EUGENIO BRUCOLI

, come il caffè “Pergola”, il bar-fiaschetteria “Dragone”, l’uno in piazza Prefettura, l’altro in piazza Sedile, il caffè Viggiani, in via Pretoria nr. 162, quello di Enrico Brucoli, in via Pretoria 31-35, il caffè di Giovanni Simone e di Balzano Antonio o Ernesto (Pappacionno), l’uno in piazza Sedile e l’altro a Porta Salza. Affianco al Municipio, in via Cesare Battisti,già Peppinella Barone, serve le tazzine di caffè con lo schizzo … di anice.

Al Teatro Stabile, dal 1923, il conduttore Giuseppe Giugliano gestisce anche il caffè del teatro e nelle occasioni più esilaranti s’instaura dentro la sala del teatro il cafè chantant con le ballerine venute da Napoli. Vi si esibiscono anche le grandi “vedettes” del varietà.

In via Pretoria, dove vi passeggiano tutti, con specchiere, marmi, bancone in lega metallica, cornici sulle pareti, il caffè Brucoli è un ambiente da piccola galleria, un salotto ospitale e grazioso. Propina ai clienti, che v’indugiano, orzate, rosoli, vermouth, aranciate e cioccolata calda. Serve paste, biscotti e gelati di propria produzione.

CAFFE’ BRUCOLI

Il Fascismo intanto si organizza e si consolida con le sue gerarchie, le sue articolazioni ed il suo complesso apparato.

I suoi provvedimenti riguardano l’assetto delle scuole, le strade, la città, le ferrovie, le opere pubbliche, la polizia politica e ostenta autorevolezza, parate militari, manifestazioni giovanili, adunate politiche.

Tutto scorre per via Pretoria come in una rassegna permanente di gente in uniforme ed in borghese: gagliardetti, labari, bandiere, insegnanti, gerarchi con stivali ed orbace, copricapo con visiera o senza, camicie nere, quelli del GUF ed avanguardisti, le giovani italiane.

Tutto passa davanti al caffè d’Eugenio Brucoli. Vi è passata la storia di una città.

Al lato del caffè, nella libreria di don Gerardo Marchesiello, frequentata da avvocati e professionisti, in odore d’antifascismo, ci si riunisce e si conversa nel retrobottega.

Gli espressi, gli spumoni d’estate, i Negroni, liquori e bevande calde d’inverno, vi entrano dalla porta di servizio.

Nel periodo della guerra si ascolta Radio-Londra.

La vicenda del caffè Brucoli si snoda così tra registratori di cassa, scansìe colme di bottiglie e caraffe della Stock, della Buton, di Meletti e Càrpano, tra scaffali colmi di torte ben allestite e rifinite, con boccaccioni di cioccolatine variopinte e caramelle. Perugina, Nestlè, Dufur, Plasmon, Talmone, “Avena Caramelle” sciorinano i loro sfiziosi prodotti.

Le sfogliatelle, le prime ad essere prodotte a Potenza, sono alla portata degli avventori.

Torroni e Martinsec, sciroppati con letto di panna montata, panettoni e panforti, confetti e pastigliaggi, canditi e mandorlati allietano gli incontri di semplice e nel contempo complessa vita sociale potentina.

Negli anni trenta il locale si evolve con personale specializzato, un pasticciere, Luigi Carelli e due camerieri, Rocco Lotito e Antonio Giambrocono (Iucc); negli anni cinquanta, per la ristrutturazione e l’inaugurazione del locale rinnovato, le presenze di personale sono più numerose.

Un pasticciere Saverio Ferrara, i camerieri Angelo Gerardi, Antonio Lunanova e Adriano De Feo sono in giacca bianca e pantaloni neri, camicia con papillon.

Negli anni sessanta, pasticciere Franco Onofrio, con l’aiuto di collaboratrici appositamente coinvolte per la festività di San Giuseppe, il locale ringurgita di zeppole, di amaretti, di zuppette, di deliziose.

Il candito è una specialità a base di caffè.

Con l’ausilio della notissima ditta Avena, aranciate, chinotti e gassose fanno ressa negli appositi comparti e nel frigo.

Prima dell’era più moderna Avena riforniva le stecche di ghiaccio per la ghiacci aia.

La cordiale e affabile presenza di un pioniere del gusto, Eugenio Brucoli, fa da cortese richiamo ai venditori di prodotti dell’industria dolciaria e dei liquori, la sua signora o la figlia Ada, sono alla cassa.

I viaggiatori di commercio forniscono i prestigiosi prodotti del Nord e stilano gli ordini di don Eugenio nei loro fogli di doppio-commissione.

Frequente e puntuale l’affluenza al caffè.

Non è solo don Gerardo Scafarelli che vi passa ogni mattina fermandosi a sorbire il suo espresso, bensì gli impiegati della Banca d’Italia, i commercianti della parte alta di via Pretoria, Peppinuzzo Maddaloni e Nino Mastrangelo, Leonardo Patania, i fratelli Eugenio e Amedeo Renza, Peppino Ferrara, il questore Brienza per la cassatina, il Commissario Corbo, gli avvocati più noti della città, Cecchino Procaccio, e tantissimi altri avventori.

Accorsato locale, a portata di passi, in tutte le sue fasi e la sua lunga epoca, dalle “Sciarpe Littorio” agli operai edili, ai dirigenti politici e sindacali, dagli allievi della Scuola di Artiglieria che, appena sfociati in via Pretoria, si rifocillano con paste e prosecchi, agli ufficiali degli anni ’40 di transito o di stanza nella città, al ministro e Presidente del Consiglio, Emilio Colombo, ai parlamentari, ad Aldo Enzo Pignatari, ai socialisti, ai comunisti, e ancora, dalle modiste Pellicone, anni ’30, e Rosa Pietrafesa, anni ’50, a Ignomirelli Cosimino, a Vincenzo Pezzilli e a Michele Petilli, ai Tomasco, gioiellieri di via Pretoria … Tutti, proprio tutti, hanno lasciato un’impronta al banco di Brucoli.

Il più felice ed il più pieno dei periodi è quello del dopoguerra. La produzione di dolci è l’attività essenziale di don Eugenio che profferisce il motto “l’incasso va reinvestito!”

Ed è così abbondante da rifornire anche gli esercizi dei paesi dell’entroterra.

Nel 1956 il primo apparecchio televisivo, installato nella saletta, richiama un nutrito pubblico per le trasmissioni di Mike Buongiorno.

Negli anni ’60 il locale si potenzia fino a 12 dipendenti. Ecco che si sciorina la tela di una vita, una lunga vita, non solo quella degli uomini, ma quella di una struttura.

È la storia di un “ritrovo”, un ricordo anche languido, quell’autentico Campari Soda, il panettone triangolare “Le tre Marie”, quello della Motta, dell’Alemagna, quello delle bottiglie scure della Peroni e della Furst, quando funzionava l’auto seltz, il sifone per l’esercizio moderno, brevetto di Milano, gli eccelsi prodotti dell’antica distilleria E. Martinazzi & C. di Torino, il Monopol tonico, aperitivo digestivo, corroborante e il Dry-Gin.

Dal campanile della SS. Trinità vengono i rintocchi della Pasqua, una fervida e lieta ricorrenza per la piramide d’uova d’oro e d’argento, di cioccolata, con nastri colorati ed ornati di farfalle e ceramiche, di giochetti pregevoli per la gioia dei bambini.

            Campari, Cinzano, Corasoda, Martini, le boccette di liquido pieno d’ebbrezza vitale, l’Aperol, l’aperitivo poco alcolico per gli studenti del Liceo e del Magistrale e, contro il logorio della vita moderna, il Cynar Pezziol … Stomachum roborat cinara ex aqua decocta potoribus sitim facere narratur.

Ma gli aneddoti non bastano per tracciare una storia, quando per la venuta della squadra del Pisa, a giocare con il Potenza in serie “B”, la partita di campionato, don Eugenio prepara una torta con la torre pendente e con la scritta “se non è caduta fino ad oggi, cadrà a Potenza”.

Degna di nota la torta, dedicata al calciatore Canè, con la scritta “Attenti al Canè”.

Scorrono intanto i tempi di Potenza, allora “città raccolta”, quando l’odore del caffè tostato si sprigiona dal locale ove indugiano le signore e le signorine a gustare le paste con quella garbata voluttà colta da Guido Gozzano: “fra quegli aromi acuti, strani, commisti troppo di creme, di velluti, d’essenze parigine, di mammole, di chiome oh!, le signore come tornano bambine”.

Sono indelebili i ricordi. E c’era Raffaello Lacapra che mi raccontava come nel campo di concentramento tedesco, Giovanni Guareschi, all’estremo della fame, lo interpellava: “Oh, Lello! Te le ricordi le paste di Brucoli? Difatti Guareschi aveva frequentato la Scuola Allievi Ufficiali di Artiglieria a Potenza per poi partire per la guerra, come tanti.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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