LA MALEDIZIONE DI PRIAPO ( IN ANALOGIA A QUELLA DEL MASCHIO)

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LUCIO TUFANO

Chi non sa che Priapo, il fratello brutto e deforme di Eros, figli di Afrodite e di Dioniso, aborrito e rinnegato dalla madre, condannato a fare da controfigura ad Eros e simbolo del maschio, fu allevato dai pastori che dalla sua mostruosità fallica ne traevano buoni auspici, con la sola compiacenza di Cerere, per tutela delle messi. Fu così che Priapo fu il dio della sensualità e della fertilità delle campagne, tanto che gli antichi lo ponevano a guardia dei campi perché le fanciulle e le passere non si accostassero ai grappoli dell’uva matura. In viso agli dei, odiato da Giunone, gelosa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, era comunque il dio maschio che ha ottenuto larga eco nelle letterature mitologiche, brutto e deforme per una strana protuberanza che gli procurò una cattiva reputazione ed una sorta di maledizione che si è poi riversata da millenni sui maschi,una aggettivazione spregiativa e disonorevole sulla umanità di sesso maschile. La sua ignominia grava come un macigno sul rapporto tra gli uomini e le donne. Innamorato della ninfa Lotide, non riuscì mai ad essere corrisposto. Più di qualche volta fu sul punto di ghermirla ma lei riuscì sempre a sfuggirgli. Una notte Lotide dormiva con le Menadi, compagne di Dioniso, Priapo tentò di avvicinarsi e prenderla di sorpresa. Ci stava quasi riuscendo quando l’asino di Sileno ragliò tanto forte da svegliare Lotide che subito fuggì. Non si sa se tra il ludibrio e la comprensione delle baccanti, Priapo riuscì a consolarsi. Ma Lotide ne aveva una tale paura, al punto che chiese di trasformarsi in un arbusto dai fiori rossi, dal suo nome, denominato Loto. Per i contadini era protettore dei capri e dei montoni, delle api e della pesca, delle vigne e dei giardini e gli erigevano nei campi una sorta di simulacro in posizioni oscene e grottesche. Era raffigurato come satiro, vecchio e barbuto, seminudo, munito di falce e con un enorme membro eretto. In Italia si identificò con il dio Mutinus Tutinus, antica ed oscura divinità romana a carattere fallico. 

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Ma Priapo non ha segnato sin dalla antichità la cattiva sorte del maschio? Il maschio ha amato, ha obbedito, ha creduto, ha vinto ed è stato, ad un tempo, sconfitto. Il maschio dunque non ha subito in un certo modo la condizione inflittagli da un destino inesorabile, come quello che relegò Priapo alla solitudine e che gli indissero gli dei, specie Giunone? Eppure, il suo fatale strumento, fu condannato nei processi contro gli stupri e le tentazioni dallo stesso provocate, come voluttuario e stupefacente organo dell’eros e della sessualità. Non ha forse, nel corso dei secoli, subito fenomeni di catarsi, di redenzione, anche come rimedio assoluto a tutte le anomalie della perversione? Ha. lanciato messaggi e segnali nei rapporti sociali, nelle epoche, in tutti gli ambienti frequentati da uomini e in ciucili frequentati da donne, ha occupato un ruolo fondamentale nella cultura occidentale, nel gergo popolare e del ceto medio o borghese, in quello nobiliare, nel dialetto e nei proverbi, nelle massime filosofiche, nelle bestemmie, in chiave dispregiativa o nelle espressioni del burlesco e dello sfottò, nelle invocazioni e nelle suppliche, nelle orazioni eretiche ed in quelle delle comunità, destinatario di allusioni estetizzanti o volgari, è stato coinvolto da protagonista o da comparsa nelle novelle, da quelle del Boccaccio ed oltre di altri autori, ha. costituito titolo di libri come quello di Moravia, o di film come quelli di Tinto Brass, nella satira, nei monologhi, nel teatro e nel cabaret. Quanti uomini vorrebbero essere contagiati dal “priapismo” o affetti da un tale male, per soddisfare il proprio orgoglio di maschi, tanto da ricorrere a diversi farmaci per ovviare a quello inconveniente che mina la loro dignità. In verità, perché l’ambiguità di Priapo? Se è vero che suscitava ribrezzo e veniva vituperato per la sua sproporzione, allontanato e bandito a causa di quella sua bruttezza, rispetto al fratellino Eros o Cupido, è anche vero che le passere gli volavano d’intorno e magari si posavano sulla ogiva della sua protuberanza, le fanciulle nondimeno, incuriosite o inorridite, finivano con l’avvicinarsi per osservarlo meglio , mentre esso veniva posto a guardia delle vigne cariche di grappoli maturi. Egoismi e distrazioni, falsi pudori ed astio, v’è una vasta letteratura sull’esito e la durata degli incontri, così nell’antica Provenza, la Saffo, contessa de Die, racconta che, malgrado la sua violenta passione per un cavaliere, questo l’aveva tradita col pretesto che lei non lo aveva corrisposto.  Nè basta il rammarico di Cablilo per i mancati baci di Lesbia, e di Petrarca per Laura, di Leopardi per Nerina e Silvia, di tantissimi altri che hanno scritto, come il romantico Janfre Rudel:

“So bene che di lei non ho mai goduto.
Né lei mai godrà di me
Né mi terrà per suo amico,
Né promessa me ne farà;
né mi dice il vero, né mi mente,
E non so se mai lo farà”.

1 Juies Vèran: Les Poetess provengales. Parigi, 1946.

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Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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