LA MENTALITA’ OFFENSIVA DI ARRIGO SACCHI

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by ROCCO SABATELLA

Tiene banco in queste ore l’attacco frontale portato da Arrigo Sacchi al tecnico della Juve Allegri. E di mezzo ci è andata, tanto per cambiare, anche la Juventus. In pratica l’attuale opinionista di Mediaset ed ex tecnico del Milan, IMG-20160301-WA0000pur riconoscendo che i bianconeri per coesione e competenza sono 10 anni avanti a tutte le altre società, non gradisce che la squadra sia sicuramente vincente ma non riesce a dare spettacolo. E rifacendosi alla sua esperienza al Milan ha chiaramente detto che il suo obiettivo all’epoca era quello di vincere, convincere e divertire. Invece la Juve attuale di Allegri pensa solo a vincere.  Sacchi  afferma che lui divide gli allenatori in tre categorie: la prima composta da pochi geni, innovatori che mettono al centro del progetto il gioco. La seconda comprende, come li chiama Sacchi, gli orecchianti che seguono le mode senza sapere un granchè. Nella terza categoria Sacchi mette quei tecnici che non si aggiornano, che usano la tattica in maniera esasperata e che sono abbarbicati ad un solo sistema di gioco. E qui arriva l’affondo pesante nei confronti di Allegri perché Sacchi dice che l’allenatore della Juve è una via di mezzo tra le prime due categorie. Perché è un ottimo tattico, sa cambiare in corsa ma ha il difetto di accontentarsi solo di vincere. E fin qui, nelle parole del buon Arrigo niente di scandaloso o di offensivo visto che lui è un amante del calcio spettacolo che si può coniugare bene con i successi e tutto sommato qualche fondamento di verità nelle sue dichiarazioni su questo punto si può sicuramente trovare. Perché è vero che la Juve ha fatto in campionato una rimonta pazzesca, ma è altrettanto vero che in questa stagione in tutte e tre le competizioni di spettacolo non se n’è visto molto. Senza tralasciare il pessimo inizio di campionato e il non eccellente cammino nel girone di Champions dove anche i risultati non sono arrivati o sono arrivati in maniera parziale ragione per cui la Juve seconda nel girone di Champions si è trovata già agli ottavi un sorteggio proibitivo. Per cui si può essere d’accordo con le tesi di Sacchi perché, e ciò lo sosteniamo già da tempo, la Juve con  l’organico che si ritrova, oltre ai risultati, è in grado senza tema di smentite di produrre anche spettacolo. E ciò è compito esclusivo dell’allenatore che deve inculcare nei suoi giocatori questa mentalità. Che è impresa sicuramente non difficile quando si allena in una società come la Juventus e aggiungiamo ancora più facile avendo Allegri ereditato due anni fa un gruppo di giocatori che con Conte avevano assimilato alla grande una mentalità votata sempre all’offensiva e alla ricerca della vittoria e del bel gioco. Ma quando, nel caso di Allegri, un allenatore sostiene, nella scorsa stagione,  che a lui vanno bene anche le vittorie per 1 a 0 oppure che con il Bayern in casa  “ andrebbe benissimo anche il pareggio senza subire reti” allora forse quello che pensa Sacchi dell’allenatore della Juve non è proprio peregrino. E giusto per concludere questo discorso non si può non ambire a prendere a modello quelle formazioni, citiamo ovviamente il Barcellona in cima alla lista, che coniugano perfettamente la ricerca del risultato con lo spettacolo. Dove però Sacchi è scivolato in maniera clamorosa è quando ha paragonato la Juventus al Rosenborg. E giustamente l’affermazione è facilmente contestabile perché negli ultimi venti anni la Juve ha giocato 5 finali di Champions, come il Bayern e una di più di Barcellona e Real Madrid e il Rosemborg ha vinto solo in patria con apparizioni nella massima competizione continentale solo nelle fasi a girone. Nella sua intervista Sacchi ha quindi sbagliato a parlare della Juve e avrebbe suscitato meno reazioni se il suo discorso si fosse incentrato esclusivamente su quello che lui pensa di Allegri o di Conte senza mettere in mezzo la Juventus.  E sul leccese l’opinionista di Mediaset, in coerenza su quanto dice ormai da quattro anni,  ha speso parole di grande elogio perché il Ct della nazionale è considerato da Sacchi il primo della lista: un autentico fenomeno con idee chiare, inventiva, talento e cultura del lavoro. Che adesso, è il consiglio di Sacchi, deve spogliarsi di una certa italianità perché il calcio totale ha poco a vedere con la mentalità italiana. In conclusione: forse il discorso di Arrigo Sacchi sulla Juve è stato fatto  in buona fede considerando che lui crede veramente che quella che giudica la migliore squadra italiana possa sicuramente, per tutte le potenzialità di cui dispone, essere in grado di soddisfare la sete di spettacolo e di risultati con effetti benefici anche in Europa e avere una mentalità con la quale competere ad alto livello con il meglio dell’Europa.  Sacchi conosce bene la storia della Juve e  non si sarebbe mai sognato di mettere in discussione l’operato di Marcello Lippi che dal 1995 al 2003 ha raggiunto quei risultati fantastici sia in patria che in Europa. E pazienza se poi la Juve di Lippi su quattro finali di Champions ne ha vinta solo una e ne ha perse addirittura tre. Per arrivare quattro volte a giocarsi il titolo europeo Lippi ha dovuto superare il meglio dell’Europa e lo ha fatto non con la mentalità sparagnina, ma sempre cercando di imporre il suo gioco e la sua mentalità super offensiva.

 

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Rocco Sabatella

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