LA MONETAZIONE DELLE COLONIE LATINE DI VENUSIA E LUCERIA

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ROMA NEL SUD EST ITALICO:

ANGELA MARIA GUMA

La fase iniziale del processo di romanizzazione in Lucania e in Apulia coincide con un periodo articolato e complesso, caratterizzato da una sempre più accentuata presenza militare e diplomatica di Roma nel corso del III sec. a. C. durante le guerre sannitiche fino alla conclusione della guerra annibalica. In tale contesto, la deduzione delle colonie latine di Venusia (291 a.C) e Luceria (314 a.C) costituì un evento di notevole importanza nella prospettiva sia della politica romana che dell’espansione di Roma nella penisola italica. Infatti, la deduzione delle suddette colonie concluse una serie di campagne militari nel Sannio e finì con il costituire una piazzaforte romana destinata all’accerchiamento delle forti e terribili genti all’interno dell’area.

Entrambe le colonie furono iuris latini e non colonie romane. Queste ultime, costituendo dei baluardi a salvaguardia del territorio di Roma, non erano tenute a fornire contingenti militari. Venusia e Luceria, invece, come tutte le colonie latine, erano legate a Roma da uno speciale trattato di alleanza, avevano leggi proprie, magistrati locali, libera ed autonoma monetazione e non pagavano alcun tributo. Erano però tenute a fornire contingenti militari che combattevano in formazioni distinte dalle legioni romane.L’entità del processo di romanizzazione di tali colonie è appurabile in modo particolare dai dati numismatici. Infatti, la numismatica non è solo lo studio delle monete, bensì, come indica il duplice significato del termine numisma, uno dei mezzi di indagine più completi per comprendere gli usi e i costumi di un popolo. Quindi, attraverso lo studio delle monete è possibile analizzare con precisione la situazione storica ed economica di un determinato centrooltre che gli aspetti giuridico-culturali dell’area della zecca considerata. Questa connotazione, propria dello studio di ogni monetazione si evidenzia particolarmente per le zecche di Venusia e di Luceria che presentano affinità talmente elevate da essere definite “gemelle,” tanto che si è ipotizzato, per le due colonie, un’analoga funzione monetaria.

Per entrambe, la ricostruzione cronologica più attendibile prevede una datazione in un lasso di tempo compreso tra la seconda metà del III e i primi decenni del II a.C., quando cioè, queste colonie, in qualità di Civitates foederate, recarono aiuto a Roma, fornendo truppe ausiliarie e tributi per il mantenimentodegli eserciti. Infatti, la funzione essenzialmente sussidiaria di tali zecche è comprovata dalla loro circolazione limitata ad un ambito locale, direzionata verso i centri irpini e verso il Sannio.

Dal punto di vista tecnico la monetazione di Venusia al pari della sua gemella Luceria può essere divisa in due gruppi. Il primo comprende l’aes grave ovvero monete in bronzo di peso elevato ottenute attraverso il processo di fusione, al secondo appartengono invece le monete coniate. Entrambe le zecche si inseriscono in un criterio di frazionamento decimale, proprio dell’area adriatica, che pur unificando le regioni orientali della penisola, e pur differenziandosi da quello duodecimale dell’area tirrenica, non presenta al suo interno l’uso di una stessa unità. Infatti, ad una “libbra” pesante di 379 grammi adoperata nei centri di emissione di Rimini, dei Vestini e di Atri, se ne contrappone una più leggera di 341,10gr. presente a Venusia e Luceria.

Diversa è invece la suddivisione in serie dal momento che quella di Venusia può essere raggruppata in ben cinque serie a loro volta suddivise in differenti nominali che solo in alcuni casi vanno dall’as alla semuncia. Di esse, la prima consiste in esemplari anepigrafi di aes grave appartenenti allo standard pesante, la cui provenienza dalla zecca venusina è comprovata da analoghe raffigurazioni(Conchiglia/Tre crescenti lunari sul terencius, Delfino/Delfino sul biunx, Crescente/Crescente sulla semuncia) nella seconda serie a standard ridotto e con monogramma VE. Nella terza, tutti gli esemplari sono contrassegnati oltre che dal monogramma, dal segno di valore. In questo gruppo vengono introdotti nuovi tipi che si ritrovano nelle due serie rimanenti caratterizzate da pesi sempre più ridotti

La suddivisione della zecca lucerina comprende, invece, tre serie corrispondenti a tre diverse fasi di riduzione ponderali del bronzo. Infatti ad una prima serie distinta da tipi propri (Ruota/Ruota sul quincux, Fulmine/Clava sul quatrunx, Astro/Delfino sul teruncius, Conchiglia /Astragalo sul biunx, Rospo/spiga sull’uncia, Rospo/Grano d’orzo sulla semuncia) ma basata su uno standard librale che allora era in uso a Roma, le cui emissioni si sviluppano a Luceria nel 314 a.C, ossia all’epoca dell’Istituzione della colonia latina,  e contemporaneamente alla riduzione del bronzo romano. segue una serie ridotta che reca la L osca come segno distintivo della zecca. Di nuovo, quando a Roma la moneta assunse uno standard sestantale e tutte le unità di misura furono coniate, anche nella zecca lucerina si verificò un’analoga riduzione con la comparsa della serie coniata a leggenda LOVCERI.

Dunque, in tutte e tre le serie considerate, la monetazione di Venusia, si avvicina in modo particolare a quella Luceria poiché in entrambe le zecche le emissioni di aes grave pesante e poi ridotto seguirono coniazioni in bronzo, tutte con marchio di valore e basate sul sistema decimale fino all’introduzione del sistema romano con l’introduzione di pezzi molto leggeri. Tra le due colonie quella lucerina doveva godere di maggiore considerazione dal momento che Roma decise di utilizzare la sua zecca.Luceria, infatti,in questo periodo coniò non solo monete con tipi propri ma anche con tipi romani, sia in bronzosia in argento, contrassegnate dalla leggenda ROMA, ma distinte dalla contemporanea presenza della L osca. Dopo che Roma si servì di tale zecca, il sistema monetario romano fu introdotto a Luceria; le emissioni di aes grave possono considerarsi, infatti, l’importazione in zona di un sistema monetario proveniente dall’Italia centrale. Successivamente durante la guerra annibalica, le due colonie divennero importanti fortezze ed insediamenti per l’esercito romano, e, come per altre città dell’Italia meridionale, coniarono monete per pagare le spese di guerra, adeguandosi al peso in uso a Roma. In questo periodoLuceria e Venusia produssero una piccola serie di monete in bronzo di peso molto leggero destinate alla circolazione locale con la quale cessarono le loro emissioni.

Dunque, la monetazione di Venusia pur possedendo delle caratteristiche proprie presenta profonde analogie con quella della colonia “gemella” di Luceria anche se le ultime emissioni denotano maggiore autonomia da Roma a dimostrazione dell’importanza che la colonia assunse nel III sec. a.C. quando ebbe un ruolo di rilievo nel panorama delle colonie latine nell’Italia meridionale.  

 

 

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Angela Guma

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