SAROLO DA MURO LUCANO, UN GRANDE SCULTORE DEL MEDIOEVO

0

di VITO TELESCA

Hoc opus egregie positum doctus Sarolus egit“. Questo si legge su una epigrafe posta sul retro della chiesa-santuario dedicata a Santa Maria di Capodigiano a Muro, datata 1197. Riporta la firma di Mastro Ruggero Sarolo, lapicida nato a Muro Lucano tra il 1170-1175.  

Non si hanno notizie certe sulla sua prima fase formativa, ma probabilmente apprese i trucchi del mestiere sotto i più rinomati lapicidi pugliesi (che fecero scuola già dal XI secolo con David Magister e Acceptus in area garganico-sipontina) insieme a suo fratello Luigi.

Si distinse da subito nel suo paese natale, edificando il portale di Santa Maria di Pierno nel 1197, complesso poi terminato un anno dopo, e continuando poi la sua esperienza di “artiere della pietra” e architetto dedicandosi ad opere prettamente di stampo cultuale.

Ha progettato e costruito il santuario della Gloriosa, meglio conosciuto come Madonna del Bosco.

Il santuario è di antichissima edificazione (tra i più antichi della Basilicata) e ricade nel territorio del comune di Montemilone, in provincia di Potenza. Scelto come luogo ideale per la meditazione da alcuni basiliani, fu grazie al vescovo di Minervino, Leopardus, e all’opera dei subentrati monaci benedettini che il santuario riuscì ad assumere le attuali dimensioni e forme architettoniche.

I benedettini infatti commissionarono l’attuale edificio sacro nel 1187 chiedendo consulenza proprio ai fratelli Luigi e Ruggero Sarolo di Muro Lucano, che probabilmente avevano già un’attività ampiamente nota e richiesta nella zona. La chiesa della “Gloriosa” è citata già in documenti dell’XI secolo quale dipendenza dell’abbazia di Banzi.

Per completezza di informazioni il Santuario divenne particolarmente visitato per la presenza di una “miracolosa” (pare con poteri terapeutici) statua lignea policroma del XII secolo, di pregevole fattura, scolpita in legno di tiglio. Questo legno era molto ben lavorabile, tanto da essere definito dagli intagliatori medievali quale “lignum sacrum”. Lo stile artistico della statua è riconducibile alla classica icona mariana della Puglia bizantina raffigurante la Vergine Madre seduta in trono con il Bambino che ha la mano benedicente.

Dopo l’esperienza a Muro e a Montemilone, Ruggero Sarolo (poi compare da solo e non più con suo fratello) lo vedremo impegnato nel 1209 a Rapolla, dove firma un bassorilievo della Cattedrale raffigurante l’Annunciazione. Lo stile di Sarolo diventa inconfondibile, tanto che a lui alcuni studiosi associano alcuni capitelli che facevano parte del corredo architettonico del chiostro di Sant’Ippolito a Monticchio. Essi contengono  gli stessi elementi artistici e tematici che fanno supporre influenze abruzzesi e garganiche, avallando  così la teoria di una presenza dei Sarolo nei cantieri lapicidi sipontini (in San Leonardo e nella Basilica di Siponto) e a Bari (Basilica di San Nicola). Ricordiamo, solo per dovere di cronaca, che in quegli anni in Puglia si consacrava anche il Duomo di Ruvo (1197), cantiere che vide impegnate maestranze provenienti da diverse aree del sud Italia e non si esclude la presenza anche dei lapicidi lucani.

L’esperienza pugliese, tra Siponto, Bari e finanche Monopoli arricchirono il bagaglio tecnico e artistico di Ruggero Sarolo e contribuirono alla costruzione del portale del Duomo di Acerenza, con chiari riferimenti ad elementi del bestiario presente in San Nicola a Bari e, soprattutto, ad altre sue opere quali la Cattedrale di Rapolla e i capitelli, prima citati, di Monticchio, intrisi di elementi di matrice caricaturale e grottesca che diventano una costante nei lavori saroliani.

Nella bottega di Sarolo, iniziò la sua formazione un altro lapicida lucano, Mele da Stigliano, che avremo modo di conoscere prossimamente, segno di un’attività molto intensa del maestro murese che vide accrescere la propria bottega in proporzione alle committenze.

Il passaggio artistico di Ruggero è stato intravisto dal noto storico dell’arte Bertaux anche nell’ edificazione della cappella di Santa Maria di Capitignano, sempre nei pressi di Muro Lucano e, per uniformità e conformità artistica, lo stesso storico vede impegnata la bottega di Sarolo anche nel cantiere della chiesa di San Michele a Potenza, nella già citata cattedrale di Rapolla e nella fase costruttiva iniziale  della magnifica chiesa di Santa Maria di Anglona.

Tra i tanti misteri legati alla figura di Ruggero uno mi desta più curiosità. Firmare la propria opera era la prassi per i lapicidi dell’epoca. A Siponto David si firmava “magister” dopo aver raggiunto il suo maggior livello professionale, Acceptus si firmava, al culmine del suo percorso formativo e soprattutto a Canosa, come “ARCIDIACONVS”. Melchiorre da Montalbano nelle opere di Teggiano divenne “magister”. Ruggero invece a Capodigiano riporta “DOCTVS”.

Che significato aveva? Oltre al concetto più immediato, ovvero dotto, istruito o meglio colto, (anche Melchiorre o Acceptus erano colti) il significato del termine, associato ad un’attività artistica (o manuale), può assumere quale significato “abile” o “esperto”, “competente”. Non un sinonimo di “magister” quindi, ma più che altro teso a sottolineare la sua abilità nel progettare l’intero edificio. Attitudine questa che non limita alla conoscenza della pietra e dello scalpello, ma che sovrintende la competenza in diverse arti e specializzazioni, che gli permetteva di progettare ed edificare complessi sacri interi in tutte le sue componenti, edili e artistiche.

Insomma, era un appaltatore completo.

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Rispondi