Se l’abbia fatto il tentativo di far recedere il solo Emiliano dalla decisione della scissione non lo sappiamo. E’ certo solo che, ad un certo punto giornata, è sembrato che Renzi avesse chiuso la quadra del suo progetto, portandosi il solo capace di proporsi come alternativa credibile alla guida del partito. Tutti gli altri contendenti non sembrano dare fastidio al dimissionario segretario perché Speranza e Bersani sono accostati, nell’immaginario se non nella realtà, a D’Alema e questo accostamento non è per loro il massimo di valore aggiunto. Per questo ieri sera la minoranza ha prontamente stilato un documento chiedendo a Emiliano di firmarlo, un modo per fugare i dubbi circa la posizione più conciliativa esposta dal leader pugliese in Assemblea. Quello che è certo che il niet di Renzi per Bersani e Speranza sono quasi un invito ad andarsene perchè, con l’ipotesi di trattativa respinta, adesso restano prigionieri della parola un po’ frettolosamente evocata, e cioè la scissione. Non farla è debolezza, farla è un azzardo, soprattutto se Emiliano dovesse tirarsi indietro. Perché la trattativa non siaarrivata in porto non è possibile dall’esterno capirlo per il semplice fatto che di tutto si è parlato fuorchè dei programmi, delle visioni di partito, dei valori messi in discussione. E quindi poiché non può immaginarsi che di queste cose si parli in privato, evidentemente Renzi gli ha risposta picche al solo quesito che potevano porgli in privato: che ruolo dobbiamo avere? Quali garanzie abbiamo che rispetti i nostri numeri? Come facCiamo a capire che non ci fai fuori al rinnovo elettorale?. Silenzio su questo, fuori e dentro.
Detto questo, la giornata di ieri non è stata una bella giornata per nessuno all’interno del Pd, perché ha sancito l’incapacità di un partito di esplicarsi in maniera plurale, con la partecipazione di tutti e un segretario che faccia sintesi. E’ ripartita la logica di un segretario solo al comando che, come un professore, detta la traccia e si aspetta che il compito venga fatto bene. E questo, se gli serve per arrivare da solo al comando a maggio, gli costerà probabilmente quando andrà a cercare alleanze. Perché se si fa la scissione, sperando di raggiungere la soglia elettorale minima, poi di tutto si potrà parlare fuorchè di Renzi a Premier perché i comunisti veri hanno la memoria lunga e sono capaci, come si dice, di evirarsi pur di far dispetto alla moglie. Già con la scissione il dispetto lo fanno e non di poco, perché il sempre innamorato del potere, Berlusconi, sta capendo che con Renzi non si vince e già ha riattivato l’occhio destro, e c’è una sinistra , da Vendola a D’Alema, che pur di vedere Renzi politicamente steso per terra accetterebbero volentieri di far fare un giro a Grillo, ben sapendo che, come stanno messi, i pentastellati imploderanno in sei mesi. Così è, se vi pare rr