LA NAZIONALE E’ CONTE

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In fase di presentazione dei campionati europei di calcio su queste pagine, avevamo già espresso il nostro parere ottimistico sulla spedizione azzurra in Francia, al contrario delle tante cassandre che caratterizzano il mondo dei media italiano e che già sentenziavano il momento in cui gli azzurri sarebbero stati eliminati. E avevamo anche spiegato che, nonostante la non eccelsa qualità complessiva dei convocabili e di quelli poi realmente convocati, il vero valore aggiunto dell’Italia sarebbe stato, senza tema di smentite, Antonio Conte. E i fatti, nella fattispecie la grande prova con il Belgio all’esordio, hanno confermato le nostre impressioni. Suffragate non da simpatia o da un  non ragionato ed estremo campanilismo, ma da fatti concreti e dal fatto di trovarci di fronte ad un tecnico davvero straordinario che non vende assolutamente fumo e che invece, come la sua carriera dimostra dovunque è stato, ha fatto del lavoro e dell’applicazione ferrea negli allenamenti, la sua filosofia principale. Il Conte allenatore della nazionale non è assolutamente diverso dal Conte che ha trionfato prima con il Bari, poi con il Siena fino ad arrivare ai tre meravigliosi anni con la Juventus. Ci ha fatto davvero sorridere il fatto che solo dopo i 95 minuti con il Belgio, molti critici ed opinionisti hanno scoperto il modo di lavorare del tecnico leccese. Fino a far dire a Mario Sconcerti che è nato il Contismo, slogan coniato dal giornalista di Sky per identificare il modo di lavorare e di intendere il suo mestiere da parte di Conte. Ma il Contismo non è nato lunedi scorso, ma è elemento inderogabile ed essenziale nei pensieri di Conte già dal momento in cui, smesso di giocare, ha deciso di intraprendere la carriera di allenatore.  E proprio con le caratteristiche che  vengono riconosciute e celebrate in questi giorni.Del resto chi ha seguito con attenzione la sua carriera di calciatore alla Juventus, conosce perfettamente un particolare che la dice lunga sul fatto che, appese le scarpette al classico chiodo, Conte non avrebbe potuto fare altro che l’allenatore. Infatti l’attuale allenatore della nazionale non si limitava solo a fare il calciatore o il capitano della Juve, ma aveva un ruolo, riconosciuto sia da Marcello Lippi che dai compagni, estremamente carismatico nello spogliatoio bianconero. In pratica era il tramite con il quale Lippi dirigeva il suo gruppo di giocatori. E con questo non vogliamo assolutamente sminuire il grande lavoro dell’allenatore viareggino alla Juventus e i suoi eccezionali risultati che sono farina del suo sacco. Lippi  avevasolo intuito le doti di Conte e quindi gli aveva affidato questo compito che ovviamente  agevolava il suo lavoro. E si può dire che proprio questi anni con Lippi sono stati la vera palestra in cui Conte si è esercitato per il momento in cui avrebbe fatto quello che desiderava. Davvero un predestinato che poi ci ha messo molto del suo per arrivare  dove è arrivato. Aggiungendo, nel corso degli anni, anche altre caratteristiche peculiari che ne hanno elevato ancora di più il  valore. Per questo motivo non ci si deve meravigliare più di tanto se i giocatori che allena, forti o meno forti, lo seguono ciecamente perché sanno che con lui possono solo migliorare il rendimento. E poi c’è da segnalare anche che prima di Italia-Belgio o delle gare di qualificazione per arrivare in Francia, un’ altra impresa titanica Conte l’aveva compiuta nel suo primo alla Juventus. E qui ci sono le analogie tra le due situazioni. Come per l’esperienza con la nazionale per la quale non ha avuto grande possibilità di scelta o abbondanza di campioni da pescare, anche nella Juventus si è trovato di fronte ad una situazione simile. Una squadra che veniva da due settimi posti e  pochi innesti come Pirlo, Vidal, Vucinic e Lichsteiner con i quali la dirigenza bianconera gli chiese non di vincere lo scudetto ma di fare rientrare la Juve nella Champions. E sempre con il lavoro, come già si percepiva sin dai primi giorni di allenamento precampionato,  andò oltre la più ottimistica delle previsioni. Vinse il titolo con il record stratosferico di chiudere le 38 gare di campionato senza sconfitte. Con l’aggiunta, non da poco, di aver rivitalizzato e portato a livelli molto alti di rendimento giocatori, un esempio per tutti Bonucci ma anche tutti gli atri, che i tifosi bianconeri fischiavano e non ritenevano adatti alla Juventus. Esattamente come succede adesso con il gruppo dei giocatori della nazionale. Conte sa benissimo quello che gli possono dare i mostri sacri bianconeri Buffon, Bonucci, Barzagli e Chiellini che sono le sue certezze. Ma il suo lavoro maniacale e fin qui produttivo ha consentito al resto del gruppo di aumentare l’autostima  e di accrescere il rendimento personale e di collettivo che è quello che interessa al Ct e di andare contro i pronostici pessimistici. Non sappiamo dove arriverà l’Italia in questi Europei. Di Conte conosciamo da tempo la sua feroce concentrazione, nonostante qualcuno alla vigilia l’abbia messa in dubbio dopo che  ha firmato per il Chelsea, apprezziamo la sua abnegazione per il lavoro, ne esaltiamo anche le indubbie qualità tattiche e tecniche già note. Per cui, come egli ha sostenuto, è bello coltivare i sogni in questo Europeo francese.

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Rocco Sabatella...

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