LA PATRIA IN FUMO

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(Sigari, sigarette, tabacco da naso e da pipa, pipe in gesso e radica)
Moltissimi i punti di riferimento tra Garibaldi e il tabacco. Tutto ha inizio da un trinciato dei monopoli in cui il popolo si distingue, come lavoratori e contadini, con la pipa rispetto alla borghesia altezzosa e sfruttatrice che fuma i sigari “Cavour”, “Corona”, “Umberto”, “Trento”, “Minghetti”, “Trieste”, “Sella” … Antichi toscani con nastrino tricolore, sigari “Garibaldi”, Stravecchi, Toscani e Toscanelli … Differenze di costo e di prezzo e contraddizioni sociali sono evidenti. Si tratta di tabacco, qualcosa di virile e di voluttuoso che con Bacco e Venere forma un triunvirato più leggendario e, soprattutto più vincente, di quello malinconico della Repubblica Romana del ’49.
Trinciato “Italia”, “Impero”, sigarette “Jubek”, “Macedonia”, “Indigene”, “Oasi”, “Milit”, “Nazionale”, “AOI” (Africa Orientale Italiana), “Savoia” … Regina, Eià, OND, Eneo Fiume, Gloria …; Sigaretti Branca, Roma … Si tratta del fumo della Patria, lo smoking d’Italia, con i suoi uomini di Stato fumatori ed inventori di retoriche ed utopie come le “Vittorie”, le colonie, i regimi, le alleanze Roma-Berlino-Tokio e l’occupazione anglo-americana.
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La lametta da barba, dal Risorgimento al Fascismo
Anche la barbe hanno fatto la Storia, ecco le sue reliquie: G. Verdi, Italianissima, Bandiera rossa, lama Dux … Wictoria, Stormo, Eiar, Invicta, Abissinia, Ascara, Ass, Adua, Miramare, il cannone 0,91, Nuova Berta (cannone), La Nazionale, Vincere, Lama Bandiera, Lama Sabaudia, 480 (cannoni), AER (aerei), Mas, Suez … Lamette poco usate per la barba e i baffi di gran parte degli uomini del Risorgimento, ma che della Unità d’Italia, della Storia nazionale e delle sue epopee di guerra, di pace e di progresso, sono simboliche.
Un calendarietto da barbiere: il Risorgimento in sedicesimo untitled
E c’è da aggiungere al vasto patrimonio di cimeli e simboli, agli oggetti di diversa fattura, il calendarietto del 2011, progettato e prodotto da “Ypsilon”: Il Risorgimento nella consueta tradizionale forma del calendarietto dei barbieri, in cui si racconta, con immagini e aneddoti di fatti e di persone, tutta l’epopea.
I calendarietti profumati che dalla seconda metà dell’800, fino agli anni ’70 hanno rappresentato il gentile omaggio dei barbieri ai loro assidui clienti per gli auguri di Natale e Capodanno, hanno costituito piccoli messaggi di vicende e di personaggi, ricavati dalla Storia, dal romanzo, dal cinema, dal teatro e dallo sport.
Oltre alle immagini delle più importanti vicende, alle figure dei “padri della Patria”, l’autore Lello Colangelo di Avigliano, vi riporta le più salienti date e notizie, le adolescenti eroine, gli uomini e le cronache, le date più importanti. Colangelo ha così voluto esprimere un augurio all’Italia, l’orgoglio di essere italiani, anniversari di battaglie di quella grandiosa epopea che ci appartiene ed è tutta nostra.
L’Italia non è solo un’idea; la nascita della Carboneria; l’arresto di Silvio Pellico e Pietro Maroncelli; le signore affiliate alla Carboneria, Bianca Milesi, Teresa Casati, Matilde Viscontini; Mazzinni fonda la “Giovine Italia”; Attilio ed Emilio Bandiera 1844, e il fallimento della insurrezione in Calabria; Carlo Alberto dichiara guerra all’Austria, Custoza 1848; la Repubblica Romana del 1849; Goffredo Mameli e il canto degl’Italiani; Cristina di Belgioioso (1849); Giovanni Minoli, la piccola vedetta lombarda; Carlo Pisacane e l’impresa di Sapri; i mille del 1860 e l’annessione del Sud; Peppa ‘a cannunera; Giuseppe Bolognani Calcagno, un garibaldino come Giovanni Pentasuglia di Matera; Albini, Mignogna e Racioppi; Laura Battista, la prima donna lucana del Risorgimento; 17 marzo 1861: proclamazione del Regno; 1866, III guerra d’indipendenza, anche il Veneto entra a farne parte; 1870, la presa di Roma.
Proclama da Corleto Perticara
«L’anno 1860, addì 30 giugno in Corleto. LACAVA
Lì qui infrascritti cittadini del comune di Corleto, caldi di amor patrio e pronti a qualunque azione per riscattare la patria comune, non che a concorrere con tutti i mezzi per proclamare l’Unità d’Italia libera ed indipendente sotto il regime costituzionale di Re Vittorio Emanuele;
visto che la Sicilia con eroico sforzo e sotto l’influsso di Garibaldi ha infranto le borboniche catene, e giuliva fa appello a tutti gli italiani per concorrere al patrio riscatto; visto che il reame di Napoli, cessando di essere tale, deve formare parte integrante del Regno Italiano, scacciando i Borboni ed innalzando la Sabauda croce; Visto che bisogna unire tutte le menti e tutte le braccia per arrivare allo scopo prefisso e da molti anni desiderato, per il quale non si sono giammai stancate le intelligenze italiane a costo della galera, dei martirii, e del sangue deliberano, lette ed accettate le istruzioni ricevute dal Comitato centrale di Napoli-Ordine, trasmesseci per mezzo del sig. Carmine Senise, il quale è incaricato di dirigere in questa Provincia le fila rivoluzionarie; da oggi si intende installato e costituito un Comitato Centrale Lucano (CCL) in questo paese, alla dipendenza diretta ed immediata del Comitato Centrale di Napoli-Ordine.
L’Italia s’è desta!»
Per la morte dell’eroe – lettera da Caprera
CAPRERA            … A Caprera vennero chiamati i familiari lontani ed il medico di fiducia dott. Albanese, ma essi giunsero troppo tardi: alle 20:50 del 2 giugno 1882, mentre il medico della Regia Nave «Cariddi», ancorata nella rada, gli faceva un’iniezione al braccio, il cuore del più grande italiano dell’800 cessava di battere. Sino a qualche minuto prima che la morte lo cogliesse, il condottiero aveva fisso gli occhi al mare e allorquando i passerotti erano volati sulla sua mano quasi per dargli l’addio, aveva detto al figlio Manlio: «Quanto sono allegri, non lasciateli mancare di miglio, quando io non ci sarò più». Accanto al letto dell’Eroe venne trovato un vecchio volumetto dei «Sepolcri» di Ugo Foscolo, l’albo contenente i ritratti dei 1117 audaci che lo seguirono da Quarto a Marsala e sul suo corpo vennero accertate dieci cicatrici da ferite.
Il telegrafo propagò la notizia in tutta Italia e la Nazione intiera, in uno slancio formidabile di dolore, si vestì in gramaglie. Di esso si rese interprete Re Umberto, che così telegrafò a Menotti: «Mio Padre mi aveva insegnato ad onorare nel generale Garibaldi le virtù del cittadino e del soldato … ebbi per lui l’affetto più profondo e la più grande riconoscenza e ammirazione.
Questi sentimenti e la memoria di quelli dimostrati dal prode generale verso di me e la mia famiglia mi fanno sentire doppiamente la gravità della irreparabile perdita.
Associandomi al supremo cordoglio del popolo italiano ed al lutto della famiglia dell’Estinto, La prego di essere interprete presso la medesima di quella vivissima condoglianza che divido colla intera Nazione. Umberto».
Il Parlamento sospende le sedute in segno di lutto e vota una pensione per la vedova ed i figli; tutto il popolo di Milano accorre in pellegrinaggio alla tomba di Carlo Cattaneo, a Napoli gli uomini piangono e  le donne pregano nelle Chiese.
Il dolore italiano valica i confini e straripa nel Mondo ed a Caprera ha inizio il pellegrinaggio della riconoscenza imperitura: il poggio sull’angolo roccioso, ombreggiato dagli alberi da lui piantati, diventa faro di luce eterna che si proietta nei secoli sulla Penisola e ne illumina l’imperitura grandezza.
Dal sud Borbonico: “Guardia Piemontese”guardia-piemontese
Da noi, tra Basilicata e Calabria qualche paese porta il nome di “Guardia Piemontese”, località in cui forse furono trucidati i contadini che si erano opposti all’occupazione del Sud.
Perciò il termine “piemontese” fino al 1860 ha indicato il soldato delle truppe piemontesi e piemontesismo fu il termine entrato nel linguaggio politico e pubblicistico negli anni immediatamente successivi alla conquista del Meridione e alla formazione del Regno d’Italia (1861), a indicare la tendenza a realizzare la costruzione del nuovo Stato unitario secondo lo schema piemontese, estendendo alle altre regioni della penisola a quelle meridionali le leggi e gli ordinamenti amministrativi dello Stato Sabaudo.
Ma il piemontesismo che si espresse anche nella preponderanza accordata agli elementi piemontesi nella burocrazia e nell’esercito, suscitò vive reazioni nell’opinione pubblica della Lombardia, della Toscana e di altre regioni soprattutto nel Sud e nelle isole. Piemontesizzare significò sin da allora la tendenza a uniformare le costumanze locali a quelle del Piemonte.
Il verbo fu usato anche in senso spregiativo subito dopo l’Unità d’Italia. Ma dopo non si dimentichi che tutti gli scolari d’Italia hanno mandato a memoria la poesia di Carducci, intitolata “Piemonte”. Tutti da giovani, abbiamo canticchiato “Piemotesina bella”. Assieme ai piemontesi, con gli alpini, abbiamo prestato il servizio di leva; abbiamo potuto constatare il coraggio, la generosità e la apertura mentale dei piemontesi, abbiamo apprezzato i loro gusti e la loro cultura, assaporato la “bagna-càuda” e ascoltato i melodiosi cori alpini. Vi sono centocinquanta anni di comuni esperienze, comuni tragedie, comune dolore. Insieme abbiamo combattuto, insieme abbiamo vinto e perduto.

 

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Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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