LA POLITICA CHE RENDE LA SOCIETA’ CHIUSA

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PINUCCIO RINALDI 

In questi giorni la politica è impegnata sul tema delle riforme costituzionali, questo impegno che non è nuovo nella storia parlamentare, ma è vecchio di oltre 40 anni ha visto l’impegno di governi di diverso colore e con figure politiche di diversa caratura, ma sia i personaggi che i governi hanno avuto un comune epilogo sull’argomento, cioè quello di non essere riusciti a modificare la Costituzione. Se consideriamo che già la prima bicamerale appositamente costituita, nel lontano 1983 e presieduta dall’onorevole Bozzi aveva individuato ben 44 articoli da modificare, questo significava allora, e continua a significare ancora di più oggi, che la modifica della costituzione è una necessità. Una necessità non evasa per un così lungo tempo però, cessa di essere necessità e diventa un obbligo. Questa condizione di obbligo che ostinatamente viene ignorata dalla politica, dimostra anche che essa non ha nessuna preoccupazione per tutte le implicazioni che ne derivano. Come tutte le cose umane che hanno una spiegazione, anche il perdurante fallimento delle modifiche costituzionali ha la sua spiegazione. A parere di chi scrive essa risiede nella certezza di avere ragione, che ogni gruppo politico pone alla base del confronto, questa certezza però produce l’effetto di escludere il confronto e quindi di portare al fallimento l’iniziativa, ed è ciò che è avvenuto sino ad oggi.
Quando il confronto cessa di esistere nasce la chiusura, che nella sua accezione ha un solo aspetto positivo che è quello della difesa, tutto il resto è di assoluta negatività. Nel nostro caso non c’è niente da difendere, ma solo di soddisfare una necessità divenuta obbligo, si tratta quindi di aprire L’ITALIA chiusa dalle tantissime conseguenze del mancato aggiornamento della Costituzione. Su questo ennesimo passaggio si misurerà la capacità della politica di saper distinguere, finalmente, tra ciò che è d’interesse collettivo e ciò che è d’interesse di parte, senza ricadere ancora una volta nel famoso adagio contadino, che tradotto dal vernacolo così recita “NON IMPORTA CHE ABBIAMO BRUCIATO LA CASA, MA ABBIAMO AMMAZZATO IL TOPO”

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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