LA “RECLAME” E IL PASSAGGIO ALLA SOCIETA’ DEL CONSUMO

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LUCIO TUFANO

Quando la “reclame” fu definita l’anima del commercio, stava quasi per finire la lunga vicenda del commercio gridato dei “baresi” che da Barletta portavano il pesce per i giorni dispari e per il Natale e, con gli ortolani ed i fruttivendoli, inscenavano un vero e proprio concerto di urli e richiami, espressioni di un dizionario dialettale da recuperare, sui polpi veraci, sulle triglie, su ogni varietà della nostra produzione di verdura e frutta. Allora dal gergo delle rivendite nostrane, dalle botteghe e dai negozi più moderni veniva fuori il francesismo “reclame” ad indicare qualsiasi novità o iniziativa, tesa ad incrementare la vendita di merci ed articoli vari. Poi nelle strade rispLndenti, di sera, le insegne luminose e, di giorno tappezzati di cartelli, nelle vetrine allestite con gusto, nei mezzi di trasporto pubblico ed in casa con la radio, più tardi con la televisione, con il cinema, la nostra epoca offrì, al lancio dei prodotti la più grande delle energie di persuasione. La spinta psicologica, che galvanizza l’attenzione e gli interessi della gente, imprime velocità di percorso e di circolazione, invade i continenti, ghermisce le famiglie ed i loro nuclei, cattura i giovani e convince i vecchi. Tutto concorre oggi a favorire questa spinta economica il cui scopo è quello di “richiamare” l’attenzione dei cittadini su ciò che altri cittadini hanno fatto o fanno: rendere pubblico il nome di un prodotto ed aumentarne la vendita.

Ci furono anche gli anni in cui diventava immensamente gradito rinvenire un prodotto locale, perché la fattura di esso era tale garanzia di qualità da venire contrassegnato con l’etichetta di “paesano”. Una domanda pressante di “roba paesana” infatti caratterizzava quegli anni per la penuria della guerra, per l’austerità che la stessa aveva instaurato e per quella cultura dell’”autarchico” che il regime aveva inculcato negli italiani … ed anche perché si percepiva come tutto ciò che proveniva dalla produzione di massa aveva una certa connotazione di artificio e non recava quei requisiti di “pregio” o di “sostanza” così come soleva denotarsi allora l’autenticità, la residenza e l’originalità, la familiarità di prodotti e sapori, il cui utilizzo e la cui efficacia soddisfacevano il fabbisogno abituale dei consumatori fedeli alla “marca” ed alla “Qualità”. Ora si è più che propensi a riscoprire quella bella civiltà rustica dei prodotti artigianali e dei sapori autentici, di quelle connotazioni intime e confidenziali che costituiscono la caratteristica della tradizione. Ora v’è una curiosità del rinvenimento, del prodotto antiquario e raro, dotati come siamo di quella cultura autodidatta che ci porta ad interrogare il tempo che passa e la società in cui ci troviamo. Eppure si gusta l’aria frizzante dell’Arioso invernale, l’aria dei boschi lucani e siamo compiaciuti delle nostre risorse forestali come il Pollino e Gallipoli-Cognato, dei luoghi e dei nostri più caratteristici centri storici.

Venivano a Potenza le frotte contadine, nei costumi dei propri paesi, con derrate rurali e cavalcature ritratte nei quadri dei pittori attestanti le ere della “lucanità” agricola indispensabile e fondamentale. Ora vi è una ripresa complessiva di quella economia per le decine di ristoranti e trattorie disseminate sul territorio; per i negozi di alimentari che nei centri abitati allestiscono vetrine di prodotti paesani, per tutto quello che si produce, anche a livello industriale, dai vini alle salsicce, alle olive, ai dociumi, ai prodotti del legno, del ferro e del rame, agli oggetti lucani fabbricati con pazienza, ai prodotti artistici della pittura e della stampa.

Si registra un grande sforzo di regionalità, il compiacimento dei consumatori di ritrovarsi nelle proprie abitudini, con le pietanze ed i gusti della “rimpatriata”, il grande coagulo di prodotti lucani, il grande emporio di manufatti. E le piazzette nostrane “delle erbe” come quella di “Duca della Verdura” a Potenza e di “Ascanio Persio” a Matera devono tornare in vita per le offerte delle buone cose nostrane. È questa la restituzione del paese, d’estate ringalluzzito e, d’inverno, anemico e piovoso, e che ritorna campagnolo? Le sinergie tra artigiani, agricoltori, commercianti e consumatori, sinergie di casa, regionaliste, possono portare ad un grande e soddisfacente esito economico? Una campagna pubblicitaria per la conoscenza dei prodotti lucani agli stessi lucani e poi agli altri può rappresentare un sollecito positivo? Riaffiorano intanto quelle espressioni di originalità e di ricchezza inferiore, di indipendenza e di onestà del mondo arcaico. È sotto questo profilo che non ci meraviglia se, alimentato alle radici dalle sue tradizioni e correttamente, questo stesso mondo presenti oggi forme di cooperazione impossibili fino a qualche anno fa. Tutto questo non è da considerarsi in chiave romantica, bensì in senso positivo affinché si possa falene combaciare il passato con le esigenze della società moderna. Non nel concetto di mero progresso economico e materiale o come pura operazione di mercato, ma come iniziativa di sviluppo civile che raccolga dalla tradizione per dare al futuro ed all’identità della Basilicata una dimostrazione delle proprie forze e capacità. Oggi la Basilicata ha il suo “logo”, la costante di riferimento di tutta la linea di promozione della Basilicata turistica in Italia ed all’estero. Ogni produttore che si rispetti sa che anche la più oculata indagine di mercato non è sufficiente a garantire il successo di un prodotto se questo non viene sorretto da un lavoro ed una distribuzione adeguata. Perfino un ottimo prodotto corre il rischio di restare invenduto se non viene progressivamente conosciuto, provato ed apprezzato dal consumatore. Ora nessuno getta più i vecchi orologi e le vecchie cose. Tutto quello che è “fatto a mano” ha la dignità del manufatto nella quantità e qualità di lavoro profuso. Ora si scopre la nobiltà specifica dell’antico. Ed in questo ritorno al passato, il lucano si adegua alla moderna mitologia urbana. Se qualche decennio fa i lucani rifiutavano i segni esterni della povertà di un tempo, oggi hanno pur continuato a mantenere le vecchie occasioni di festa: la mietitura, il maggio, le sagre, i turchi, anche se la televisione stronca le notti dei fuochi pirotecnici e delle nocciole, delle mele “limongelle”, dei carrubi e delle castagne, con le luci e la gente. Il rifiuto del passato aveva colpito la “carchiola” aviglianese, la polenta di Montocchio, la “ncantarata” di Rionero – Barile – Ripacandida, la farina di grano duro, la crusca ed il pane nero, le zeppole, i “mostaccioli” e la salsiccia, tutte le vecchie cose dolci e rustiche della nostra antica cucina. È così che il recupero del passato, nel difendere l’identità regionale minacciata dal grande omonimo rimescolamento della vita moderna e delle città che crescono non può essere recupero del “bello” e del “buono”. È un sollecito che è,venuto da fuori, e non una tradizione custodita in se che fa rinascere il desiderio del sapore antico e la lavorazione dei prodotti di una volta come il pane di casa, quello nero, le salsicce e le soppressate, il maiale, gli strascinati, i cavatiedd e le cotiche, i vini forti o leggeri, quelli doc. ecco perché la Regione ha promosso incontri con i mass-media, in collaborazione con la Rai, ha prodotto lungometraggi, ha lanciato campagne di pubblicità sulle riviste e sui giornali, ha dedicato buona parte dei suoi impegni programmatici alla tutela dell’ambiente, della tradizione e della “qualità”, ha organizzato convegni, corsi di formazione, ed ha allestito mostre sui prodotti tipici, ha indetto concorsi come quello sul “logo” turistico e conia lay-out, ha commissionato poster in direzione di un target di consumatori interno ed esterno utilizzando l’affissionistica ed i depliant illustrativi come il “vademecum del lucano” e la guida agrituristica che contengono gli itinerari culturali, gastronomici e dell’artigianale, quelli degli scavi archeologici o delle fabbriche sorte nelle aree industriali. In questo contesto e con le finalità sopra considerate la Regione ha anche varato una legge sui sapori lucani, ed ha presentato tempo fa guide turistiche in collaborazione con il T.C.I., con la De Agostini e con altri.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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