
Nelle riforme annunciate del guardasigilli Carlo Nordio c’è anche il ripristino dei cosiddetti piccoli tribunali. Il giudizio della aggioranza è unanime e il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, quanto mai esplicito:Dobbiamo prendere atto che quella riforma è stata un fallimento. Mancano i risultati attesi. Non ha garantito la celerità dei giudizi che prometteva. E ha spento in troppi luoghi la luce della legalità rappresentata da una sede giudiziaria. Praticamente quanto si tocca con mano, alla soppressione del Tribunale di Melfi.

l’avv.Gerardo Di Ciommo
A questo ripresentarsi di revisione della riforma, non poteva mancare l’ennesimo intervento di Gerardo Di Ciommo, già Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Melfi, che ha inviato un’ampia relazione al Ministro Nordio, al Vice Ministro Sisto, al Sottosegretario Del Maestro Delle Vedove, al Presidente Commissione Giustizia Maschio, al Presidente Regione Bardi, al Sindaco di Melfi Maglione, che mostra quanto la chiusura del presidio di giustizia del Melfese sia avvenuta con un “maledetto imbroglio” e quanto la riapertura “rappresenti un’esigenza non più rinviabile”. La “genesi della soppressione”, partendo dalla distribuzione nella regione. Quattro tribunali sin dal 1862 negli originari Circondari della Basilicata: Melfese, Potentino, Lagonegrese e Materano che assicuravano “una corretta e equilibrata amministrazione della Giustizia”, pur se con limitrofe regioni (Puglia, Campania e Calabria) con alti indici di criminalità, maggiorati nel 1990 con l’arrivo dell’insediamento Fiat.
Poi la soppressione dei piccoli tribunali. Per la Basilicata, tre al posto di quattro, quello di Melfi ritenuto “intangibile” per avere rispetto a quello di Lagonegro un organico maggiore e così il carico di lavoro e le sopravvenienze. Per molti tribunali rifiutato l’accorpamento ad altri perché appartenenti a province diverse, mentre alcuni salvati per la presenza di Corte di Appello, i cui confini erano da non modificare. Stranamente e contro tutte le norme veniva salvato Lagonegro accorpando un tribunale più grande, Sala Consilina, non di altra provincia ma di una diversa regione, la Campania, e per di più sede di Corte di Appello. Questa l’attuale situazione. Sala Consilina per un settore è soggetta al Tar di Salerno, per altro a Lagonegro, per altro ancora alla Corte di Appello di Potenza. “Un disordine giudiziario- amministrativo che non ha precedenti”.
A mostrare quello che sia avvenuto e all’ultimo istante la collocazione di Melfi fra i tribunali soppressi, elencati in ordine alfabetico, non alla lettera M ma alla L, chiaramente al posto di Lagonegro. Di Ciommo prosegue illustrando l’iter del tribunale di Melfi, con 150 anni di vita (in origine con sezioni di Corte d’Assise e di Appello), un tempo allocato in stabile del 500, attualmente in ampio Palazzo di Giustizia, di relativa recente costruzione, ubicato nel centro storico, a due passi dal Castello, con prospiciente piazza intitolata a Federico II, che nella città promulgò le sue Costituzioni. Negli ultimi tempi oggetto di costosi lavori di adeguamento e manutenzione,tanto da essere, al momento della soppressione, in perfetta efficienza. Attualmente di proprietà del Comune di Melfi e per di più per le spese di mantenimento a carico, come da deliberato, della Regione. Diversamente Lagonegro dove all’insufficienza dello stabile si pensa sopperire con altro immobile del Comune, attualmente in stato di degrado. Di Ciommo, dopo aver ribadito che il tribunale di Melfi, da sempre terzo nella regione, illustra il territorio che lo ospita e la sua importanza strategica. Nella città delle Costituzioni Federiciane e dei Concili Papali e al centro di un quadrilatero con Venosa, Lavello e Rionero in Vulture, di elevata importanza socio-culturale. In più in un’area, ad alta presenza industriale, con stabilimento FIAT tra i più grandi d’Europa e altri gruppi di importanza nazionale (quale Barilla) e Centro di Alta Formazione. Non manca infine di evidenziare il rischio sicurezza di un’area che, a seguito della soppressione del tribunale, si va consegnando alla criminalità di aree contigue, come quella foggiana in Puglia, la più pericolosa e efferata d’Italia. Fenomeno denunciato da sindacati e associazioni e più volte sottolineato dal Prefetto di Potenza al Ministero. Praticamente un vuoto della giustizia in un vasto territorio che si estende dal nord della Basilicata alle contigue Campania, con la soppressione dei tribunali di S. Angelo dei Lombardi e Ariano Irpino, e Puglia, con la chiusura del tribunale di Lucera. Un’area “dove lo Stato ha scelto di non esserci”. Ancora la presenza a Melfi di carcere di massima sicurezza, che ospita oltre duecento detenuti per gravissimi reati, che impone la presenza di tribunale. Da non escludere le difficoltà viarie, per alcuni centri la percorrenza attraverso mulattiere, oltre la pericolosità della Melfi – Potenza, la “strada della morte”, a contribuire alla paralisi giustizia nel melfese, con ovvie ripercussioni sulla funzionalità del tribunale del capoluogo, i tempi triplicati e i costi aumentati anziché diminuire. Praticamente, annota Di Ciommo, un’area da sempre volano non solo di legalità ma di crescita culturale e sociale, non può più rinunciare ad un presidio giudiziario anche come forza di contrasto alla purtroppo dilagante emigrazione intellettuale che affligge la Basilicata. A chiudere, Di Ciommo, in linea con gli intendimenti governativi del Ministro Nordio e del Sottosegretario Delmaestro Delle Vedove, delle sollecitazioni dell’On. Scutellà, nonché di proposte di legge per la riapertura dei tribunali soppressi, chiede che ad una parte importante della Basilicata venga restituito il diritto di accesso alla giustizia, ponendo fine ai danni economici irreversibili ed incommensurabili causati da una sciagurata riforma.