FRANCESCA IACOVINO
Le donne, volgarmente definite il sesso debole, nell’arco della loro vita attraversano mille volte la morte e mille volte rinascono. Rinascono come fiori selvatici di un campo, rinascono come fiori di pesco, con la brezza primaverile e sotto i primi timidi raggi di sole. Questa ciclicità è innata e biologica e rispecchia il loro modo di essere. Per queste ed altre ragioni non può essere definito sesso debole, tutt’altro.
Tante volte si parla di uguaglianza di genere, di quote e listini bloccati che hanno anche un senso, ma per la maggior parte delle donne tutto queso neppure le sfiora. Ho sempre avuto a cuore le tematiche femminili, essendo donna, essendo madre, ancor di più.
In Basilicata le donne soffrono, eccome se soffrono, in Basilicata le donne neppure
si candidano se non poche figlie d’arte. La gran parte delle donne vivono all’ombra dei padri e poi dei compagni, vittime inconsapevoli di una mentalità oscurantista e feroce. Conoscendo alcuni paesini di provincia, percorrendo strade e piazze, sempre uguali e immobili, come fagocitate da un buco nero, chiacchierando con tante, ho sempre notato che molte ragazze crescono nella convinzione che possano, nelle nostre realtà, sperare solamente nel matrimonio, sposando qualcuno che si prenda cura di loro, in una distorta convinzione che una donna non possa bastare a sé stessa pienamente. Sarebbe piuttosto sbagliato considerare ciò come sintomo di pigrizia mentale delle donne, piuttosto piantando un fiore in un piccolo vaso rimarrà piccolo, non conoscendo altro orizzonte del suo piccolo davanzale. Il progresso culturale e intelletuale della nostra regione non può prescindere dall’universo femminile, né si realizza soltanto con un listino bloccato, sembrerebbe opportuno invece, lavorare duramente dando possibilità e speranze più che poltrone a chi un altro orizzonte già lo conosce. Non da ultimo il volano di una regione che fatica, nonostante tutto, a decollare e a saldare il proprio avanzamento, potrebbero essere le donne che, già solo numericamente sono circa la metà della totalità. Senza contare che dare dignità e servizi alla donna che desidera affermare sé stessa professionalmente appare una prerogativa ovvia in una società moderna. Quali allora le azioni da mettere in campo per sfaldare tali grettezze umane e sociali? Anzitutto arrivare in maniera capillare nelle scuole prima e nella società civile poi, ad informare e sostenere le iniziative economiche e culturali delle donne anche con strumenti che di fatto sono già a disposizione. Occuparsi solo di convegni e manifestazioni culturali parrebbe non solo datato ma anche piuttosto inconcludente e vano. Non da ultimo, le donne potrebbero riprendere e ripartire dall’antico saper fare che è di fatto un valore inestimabile che si appresta a scomparire. Le donne potrebbero quindi essere decisive e contribuire alla rinascita della nostra terra, ancor di più quelle che fino ad ora sono rimaste all’ombra di mentalità ancestrali e che, prima ancora di essere scoperte hanno bisogno di scoprirsi.