LA SITUAZIONE CONGIUNTURALE DELLA BASILICATA

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RICCARDO ACHILLI

 

La Banca d’Italia ha recentemente pubblicato l’aggiornamento, al terzo trimestre 2018, della situazione economica della Basilicata. Il quadro generale che emerge dai dati congiunturali mostra segnali incoraggianti sul versante manifatturiero, grazie ad un saldo, nel campione utilizzato da Banca d’Italia, tra la quota di imprese che indica un aumento delle vendite e quelle che ne segnalano invece una riduzione è stato pari a 17 punti percentuali, un dato sostanzialmente in linea con il Mezzogiorno e con la media italiana.

Più di un quarto delle imprese manifatturiere del campione indica, peraltro, un aumento degli ordini rispetto al secondo trimestre, che dovrebbe riflettersi in una ulteriore espansione delle vendite e della produzione anche nell’ultimo trimestre del 2018. Il saldo di imprese in utile e la condizione di liquidità delle imprese industriali regionali è di conseguenza in miglioramento.

La migliorata situazione di mercato e produttiva spinge una moderata ripresa degli investimenti: sempre nell’ambito dell’industria in senso stretto, infatti, circa il 27% del campione prevede un incremento dei programmi di investimento per il 2019, a fronte del 23% che sconta una riduzione degli stessi. La ripresa del credito bancario (+3% su base annua), che però è perlopiù concentrata sulle imprese di medio-grandi dimensioni (+3,8% per quelle con 20 addetti e più) contribuisce al miglioramento dei programmi di investimento,.

Detti andamenti, tuttavia, dipendono in modo cruciale dal buon andamento del settore automotive, ed in particolare dai programmi di investimento della Fca di Melfi per il varo di nuovi modelli (la Jeep Compass, che andrà ad affiancare le produzioni già in atto della Renegade e della 500X). Va ricordato, infatti, che il comparto automotive costituisce il 57% del valore aggiunto del manifatturiero in Basilicata).

Detta espansione trova la sua radice nei buoni risultati sui mercati esteri, a fronte di un mercato interno ancora relativamente stagnante. L’export regionale di automobili, che costituisce quasi l’80% del totale, è infatti risultato in crescita del 17,2% nel primo semestre 2018, rispetto al corrispondente semestre del 2017, mentre la quota “non automotive” di esportazioni è rimasta pressoché costante, evidenziando come sia la Fca di Melfi il vero motore dell’industria in senso stretto lucana, mentre, evidentemente, l’andamento degli altri settori industriali è stato meno brillante.

D’altro canto, il comparto delle costruzioni continua a mettere in luce una situazione di crisi non risolta. Nel comparto residenziale l’aumento delle compravendite si è arrestato: nel primo semestre dell’anno il numero di transazioni si è ridotto del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2017, a fronte dell’aumento nel Mezzogiorno e nella media nazionale. Nel comparto delle opere pubbliche l’andamento della produzione dell’anno in corso ha risentito negativamente dell’andamento dei bandi per appalti pubblicati nel 2017, il cui valore è diminuito, secondo il Cresme, di quasi i tre quinti rispetto all’anno precedente. La flessione dei bandi è proseguita anche nel primo semestre del 2018 (-7,2% rispetto al primo semestre dell’anno precedente).

Nei servizi, mentre il turismo, anche sull’onda dei preparativi per Matera 2019, ha proseguito nel suo oramai pluriennale trend di crescita (Secondo i dati dell’Agenzia di Promozione Territoriale della Basilicata, gli arrivi e le presenze di turisti in regione, a settembre 2018, sono cresciuti rispettivamente dell’11,5 e del 2,8% su base annua, grazie soprattutto agli stranieri, con un cospicuo aumento della spesa erogata sul territorio) il comparto del commercio evidenzia segnali di fragilità, derivanti dall’incompiuto processo di ristrutturazione del comparto e dalla persistente debolezza della domanda interna per consumi. Tali segnali sono a carico dei piccoli esercizi al dettaglio, con una contrazione, su base tendenziale, dello 0,7% del numero di esercizi attivi.

Il quadro economico lucano rimane quindi a luci ed ombre, caratterizzato da una ripresa produttiva e di mercato disomogenea fra i diversi settori produttivi, quindi non generalizzata, e ancora non in grado di fornire risposte occupazionali soddisfacenti: fra settembre 2017 e settembre 2018, gli occupati totali in regione sono diminuiti di circa 1.000 unità, come effetto di flessioni occupazionali in agricoltura e nel commercio, e di una sostanziale stagnazione del numero di addetti nell’edilizia e nei servizi non commerciali e non turistici,  che l’aumento di base occupazionale nel manifatturiero (legato al riassorbimento di manodopera nel metalmeccanico/automotive) non ha compensato.

Purtroppo, per il settore automotive, che così tanto traina la parte positiva dello scenario appena delineato, le previsioni per il 2019 non sono buone: le incertezze politiche ed economiche e i venti protezionistici risorgenti minacciano infatti di indebolire una crescita già modesta del settore a livello mondiale, stimata da S&P attorno all’1%. E, d’altra parte, non è ragionevole attendersi che l’effetto espansivo sui flussi turistici generato da Matera possa proseguire all’infinito. Urge quindi una politica industriale a 360 gradi, che sia  capace di diffondere la ripresa produttiva a tutti i settori-chiave dell’economia lucana, identificando anche nuovi motori, cioè settori innovativi, da far crescere.

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Sull' Autore

Riccardo Achilli

Valutatore di politiche pubbliche di investimento, economista e statistico, specializzato in sviluppo locale, politiche industriali e politiche sociali. Fa parte del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Regione Basilicata, e collabora come ricercatore e consulente presso numerosi centri studi economici (Osservatorio Banche Imprese, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Si Camera, SRM).

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