LA STORIA DEL PIÚ GRANDE SCIPPO ALLA REGIONE

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FRANCO CACCIATORE

Per parlare dello scippo o forse meglio di ricatto messo in atto dal Governo dell’epoca ai danni di Monticchio è necessario narrare la tormentata vicenda della ferrovia in Basilicata.  Una storia infinita!

Siamo al 1865 e nel Regno d’Italia si avvia lentamente l’ampliamento della rete ferroviaria. Per il melfese è stato appena eletto deputato Floriano Del Zio. Egli che della filosofia aveva fatto il suo credo, formando centinaia di giovani in licei e università, per la sua gente lascia la scuola, obbligandosi a vivere “in austera povertà”, non avendo all’epoca i parlamentari alcun emolumento.

Floriano Del Zio

Forte del suo mandato Del Zio si muove con immediatezza. All’inaugurazione del tronco Foggia –Candela rivolge al Ministro dei Trasporti una vibrata istanza a nome suo e di altri 65 deputati perché la linea ferrata prosegua in Basilicata con quella che lui chiamerà la “ferrovia dell’Aufido”, l’antico nome del fiume Ofanto. Purtroppo l’appello non è raccolto e Del Zio torna alla carica nel settembre del 1867.  Non mancheranno in questa battaglia i ripetuti interventi del Comune di Melfi, dove Del Zio può contare, per la presenza nell’Amministrazione del fratello Ireneo. Nel 1868 addirittura vi sarà una “commissione melfitana” a Firenze (all’epoca Capitale d’Italia).

Alla fine il Ministro dell’Interno, Cadorna, nell’agosto di quell’anno dà il suo assenso, a patto che i Comuni interessati versino una somma pari a quella stanziata dal Governo di L. 200.000. Nel maggio dell’anno dopo, il Ministro dei LL.PP., Pasini, con disegno di legge autorizza la concessione del tronco Candela – Santa Venere alla Società delle Meridionali. Purtroppo dopo appena sei giorni al dicastero dei LL.PP. inizia un cambio di Ministri. Prima il deputato Mordini e a ottobre Gadda, che fa saltare tutto. Niente tronco Candela – Santa Venere, per essere nel frattempo decaduta l’intesa con la Società delle Meridionali, incaricata della realizzazione del tronco ferroviario. Inutili le proteste di Del Zio, sostenuto da Depretis. Sarà questo l’inizio di una lunga battaglia fatta di promesse, d’impegni non mantenuti e quando si giungerà al dunque il progetto governativo per la Foggia – fiumara di Atella non solo si esclude il melfese ma anche il capoluogo Potenza e nel frattempo si avviluppa una disputa fra i vari tecnici, che si protrarrà nel tempo, su Vaglio o Baragiano, stazioni terminali della tratta ferroviaria. Tutto questo si protrarrà ancora per molto senza soluzione sino al 1881, quando l’ingegnere Michele Mancini (cugino di Del Zio) rifarà a sue spese il progetto governativo. Il suo attraversa il Melfese e fa capo a Potenza. Intanto nella lotta si unisce con determinazione Giustino Fortunato, eletto deputato al posto di Del Zio,nominato senatore.

Michelangelo Mancini

Dopo una strada non facile nel 1984 iI decreto per la realizzazione della ferrovia approverà il progetto Mancini. La realizzazione del primo tratto Rocchetta-Melfi- Rionero il 1892, a Potenza nel 1897. Purtroppo alla realizzazione  della strada ferrata un antefatto, un vero sopruso che il Governo compirà senza informazione alcuna. La concessione sottoposta alla vendita della “foresta demaniale di Monticchio”, per “l’approvvigionamento di traverse per la realizzazione della linea ferrata”. L’estensione e la quantità di alberi (anche pregiati!) dimostreranno poi che le traverse non saranno per il piccolo tratto lucano ma per l’intero tracciato nazionale. Ben 150mila alberi in un territorio di oltre seimila ettari, che comprendeva anche l’Abbazia e il lago piccolo. Un autentico scippo! A monte dell’affrettata vendita l’essere in corso l’inalienabilità di altri boschi italiani di grande pregio come quelli della Sila, di Vallombrosa o la pineta di Ravenna. I vari Ministri che si succederanno cercheranno sempre e in ogni modo di negare la negoziazione. E sarà ancora Del Zio nel gennaio 1872 a rivolgere un duro attacco a Castagnola, titolare del Dicastero dell’Agricoltura. E il Ministro alla fine lo ammette. E Del Zio grida in aula il suo sdegno per il raggiro ai danni della terra lucana: “Prima di alienare Monticchio era d’obbligo e interesse del Governo di costruire il piccolo tronco di ferrovia da Candela a Santa Venere. Ora si vende Monticchio, senza dare al Melfese né la via nazionale né la strada ferrata”.  Ovviamente la questione protrarrà i tempi di realizzazione della ferrovia. Nella lunga trattativa Giustino Fortunato con una forte azione riuscirà a salvare parte della foresta intorno all’abbazia. L’alienazione passerà dalla “Società delle Meridionali” a quella “Civile di Monticchio”,legata al Credito Fondiario Svizzero, che a sua volta fallirà e quindi a società privata. E stranamente la negatività avrà poi sviluppi positivi per Monticchio.

Nelle foto: L’Abbazia e quel che resta della grande foresta –  I tre protagonisti della ferrovia: Del Zio, Fortunato e Mancini – Rara pubblicazione di Del Zio con gli atti per la realizzazione della ferrovia dell’Aufido.

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Franco Cacciatore

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