Dal culto pagano di Mercurio a quello cristiano di San Giorgio.

LUCIO TUFANO
È proprio la parola mercante che deriva da Mercurio (Ermes per i greci), il dio dell’antica Roma, astuto e veloce, pettegolo e vivace, cui si sono sempre attribuite le doti e le qualità del più abile persuasore, del più provetto ed instancabile venditore, tanto da dare il nome (merx-mercari) all’antica corporazione dei “mercuriales” che negli idi di maggio sacrificava le giovenche al dio, con celebrazioni solenni.
Nell’antica Roma, erano intitolate a Mercurio le vie lungo le quali i commercianti, perlop
iù ambulanti, collocavano le loro merci sui banchi di vendite o in apposite e provvisorie botteghe e dove vi si ponevano piccoli simulacri del dio per offrirgli doni e dedicargli suppliche e preghiere propiziatorie[1].
La credenza del dio Mercurio era capillarmente praticata presso tutto il settore del commercio, sia fisso che ambulante, nelle botteghe e lungo le piste, con statuine che venivano collocate su piccoli pilastri di pietra o scolpendo il nome nel granito, tanto da impedire alle bighe di uscire fuori dalle carreggiate, e come protezione dei viandanti. Insomma, i piccoli Ermes, fungevano, sin da allora, da paracarri.
Tutto ciò si protrasse anche in epoca cristiana fino a quando con le crociate si affisse sugli stendardi l’immagine di San Giorgio, il cui culto proveniva dall’oriente.
Da allora anche le navi mercantili sostituirono il tipo di polene scolpite e di orifiamma ricamati di Ermes, issati sull’albero maestro, con altre immagini o stendardi di San Giorgio.
Dal 1000 al 1500 si operò una tale sistematica sostituzione fino a fare di San Giorgio il patrono di ogni forma di commercio e di scambio. Mercurio fu declassato a protettore dei ladri per la sua proverbiale velocità di spostamento e per la sua astuzia ed abilità di raggirare la gente, tornando nel suo Olimpo a tramare inganni fra gli dei, e naturalmente a svolgere il ruolo di patrono dei ladri.
Dalla città di Oxford che, nel 24 aprile 1222, celebrava la fine dell’inverno, alle città del Portogallo, della Catalogna, della Liguria e di tutta l’Europa, ove il commercio era praticato assiduamente, si impose San Giorgio come santo protettore e nel 1408, a Genova, si istituì il famosissimo “Banco di San Giorgio” per agevolare le operazioni di commercio e per tutelare ogni buon affare a carattere internazionale.
«Anche a Milano San Giorgio assunse presto la mansione di “protettore”, detronizzando San Lucio, un povero santo contadino fino ad allora patrono dei lattai e dei fabbricanti di formaggio, due delle più antiche ed essenziali attività commerciali della valle Padana».
Fu così che tutte le prerogative spettanti a Mercurio in materia di salvaguardia dell’onesta schiera dei commercianti, passarono a San Giorgio.
[1] Piacenza economica. Maggio 1971. CCIAA. Piacenza.