La transizione ecologica come falsa coscienza.

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Sarà che non l’ho capita ma la transizione ecologica mi sembra tanto una presa in giro. La mia impressione è che è solo uno strumento per spostare ancora una volta risorse a favore del sistema finanziario e più in generale delle elite economiche. Per cui mi sembra tanto una costruzione mediatica utile a dare argomenti ad un mondo vasto fatto di piccoli interessi ma incapace di esprimere una visione di insieme. In mancanza di idee e di capacità progettuali la transizione ecologica va alla grande. Una pubblicità di qualche anno fa recitava : basta la parola. Ebbene quando non si ha nulla da dire è sufficiente inserire nel discorso la frase: transizione ecologica e come per magia ogni criticità ha la sua giusta soluzione. C’è la crisi economica, dopo l’estate  potremmo perdere centinaia di migliaia di posti di lavoro, ebbene basta la parola: transizione ecologica e  la soluzione è a portata di mano. Si parla di crisi della mobilità, deficit infrastrutturale, crisi pandemica ecc ecc basta la parola: transizione ecologica. A volte mi metto in auto ed inizio a farmi un giro sulle strade della regione nella quale abito. Viaggiando osservo il territorio, guardo il panorama , i piccoli paesi, sempre più piccoli dal punto di vista demografico, che la costellano la Basilicata ; osservo le aree industriali nate negli anni 50 e 60 ridotte a cadaveri in decomposizione, buone solo per ricerche di archeologia industriale o per studiare le ragioni più che del mancato sviluppo, del declino di quel poco di sviluppo che abbiamo avuto negli anni passati e mi vengono in mente le ovvietà mainstream che i media locali e la parola transizione ecologica ritorna in mente come un mantra, più si ripete e più mi sento preso in giro. Uno delle questioni è come ripopolare i piccoli comuni, molti dei quali andrebbero organizzati come enormi centri per accogliere gli anziani, e mi vengono in mente alcune delle soluzioni avanzate: immobili offerti a pochi a  pochi euro. Un colpo di genio? Macchè! Se vedo le strade che attraversano la Basilicata sono portato a pensare che nemmeno se paghi le persone queste sarebbero disponibili a trasferirsi in un piccolo comune lucano. Osservando il territorio mi vengono in mente altre proposte : bisogna portare in questi comuni la fibra, rendere connesso il territorio,  incentivare lo smart working così le famiglie si trasferiscono ripopolando questi centri. Con l’approvazione del PNNR , sindacati, associazioni, politicanti da operetta, ed altro ancora si sono scatenati, non si capisce più quali e quanti opere infrastrutturali  ognuno di essi vorrebbe vedere realizzate. Alcuni di essi da qualche parte hanno letto o sentito che con la realizzazione di ferrovie , strade, aeroporti e porti si creano le condizioni per lo sviluppo e la crescita per cui battaglia campale per chiedere investimenti infrastrutturali. Sulla questione faccio sommessamente notare che quando nell’Inghilterra dei primi dell’800 si iniziarono a costruire le prime ferrovie con i treni a vapore, le rotaie venivano già utilizzate con la differenza che a trainare i carri erano muli, cavalli e buoi; già da mezzo secolo era iniziata la rivoluzione industriale per cui l’innovazione tecnologica rispondeva ad una domanda che veniva dal sistema industriale dell’epoca.  Le ferrovie in Italia, subito dopo l’unità, vennero costruite con un preciso scopo e cioè unificare il Paese. Tornando alla transizione ecologica più che interventi mega galattici, alcuni tipo l’alta velocità e il completamento della linea ferroviaria Ferrandina – Matera verso Bari condivisibili, mi aspetterei che qualcuno si preoccupasse di intervenire sull’esistente. Quando parlo dell’esistente mi riferisco ad esempio alle strade provinciali. Ci sono aree che, non certamente per colpa dei presidenti delle province, a causa della riduzione della spesa pubblica chiamare strada una cosa che non lo è nemmeno lontanamente è davvero difficile. In molti casi siamo in presenza di mulattiere. Mi aspetterei che qualcuno si preoccupasse di mettere insicurezza il territorio . L’abbandono di decenni ha fatto si che durante la stagione invernale smottamenti, allegamenti siano la norma. Per non parliamo dei canali e dei relativi ponti che interessano la viabilità regionale e ferroviaria. Molte di queste infrastrutture, nel corso degli anni sono state trasferite ai comuni a titolo gratuito, peccato che quel “ a titolo gratuito” di fatto è un costo aggiuntivo per comuni che non hanno ne risorse finanziarie e nemmeno personale amministrativo.    Mi chiedo in quanti hanno notato lo stato di alcuni cavalcavia di strade interne ? Quanti si sono posti la domanda circa il loro stato. Mi farebbe piacere che qualcuno parlasse di interventi di rimboschimento finalizzati a recuperare aree abbandonate a se stesse, a trasformare la regione in una sorta di polmone verde. Mi chiedo quanti si sono posti il problema di bonificare e convertire la aree industriali dismesse? Per ritornare alla questione infrastrutturale mi chiedo quanti si pongono il problema di potenziare la rete ferroviaria già esistente. Il punto è che nessuno si rende conto o vuole rendersi conto che quanto ho esposto ha a che fare con l’ambiente e con la sua tutela. Avere strade e ferrovie efficienti, nel senso di rendere fruibile l’esistente, per una Regione come la Basilicata che, sostanzialmente non ha subito negli ultimi cinquant’anni cambiamenti strutturali tali da rendere necessario dotarla di nuove infrastrutture, sarebbe una delle cose da fare. Mi chiedo ma i mie corregionali si sono resi conto o non che la Basentana è da anni in perenne manutenzione. La ragione di tutto questo è nella mancanza di idee, nella incapacità di liberarsi dalla narrazione mainstream, nel fatto che gli investimenti per la costruzione di nuove opere servono ad alimentare le posizioni di rendita e il sistema finanzcapitalista. In conclusione la transizione ecologica, liberata dalla sovrastruttura ideologica, ha un solo fine: salvare il liberalcapitalismo e la logica che lo ispira e cioè l’egemonia  delle oligarchie sulle masse.

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Sull' Autore

Gerardo Lisco

Capo Unità Org.Amm. presso Ferrovie Appulo Lucane Ha studiato Giurisprudenza presso Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e Sociologia presso l'Università di Salerno

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