Non c’è da scandalizzarsi se un Sindaco o un Presidente di un Ente voglia prendersi un portavoce o un capo di gabinetto di fiducia, Nel primo caso, la comunicazione è uno strumento necessario per dialogare con i cittadini e il posto di portavoce non può essere dato a chiunque , ma solo a chi ha le cognizioni, l’esperienza ,il background per esercitare questa delicata funzione, sopratutto in un’era in cui la tecnologia richiede competenze di cui prima non c’era necessità. Nel secondo, la scelta deve o dovrebbe andare verso una persona che conosce profondamente la pubblica amministrazione e sa salvaguardare le spalle al Sindaco nella conduzione dell’amministrazione, facendo da tramite con la burocrazia. Già mettere insieme le due figure è frutto di approssimazione , ma poi scegliere una persona che è priva del background specifico per entrambe le figure, diventa un atto di discrezionalità discutibile e immotivato, al di là dello stesso fatto se sia legale o meno. All’attivo del sindaco Bennardi c’è almeno la delicatezza nel risparmiare alla città il teatrino di un concorso farlocco, una selezione di come purtroppo se ne fanno tanti , che portano allo scopo con percorsi contorti che finiscono non solo col penalizzare il merito ma anche con l’umiliare i concorrenti . Nella questione di Matera , però, comunque l’esercizio della discrezionalità assoluta, che si declina sul versante del favoritismo, contrasta violentemente con la storia dei personaggi che lo interpretano, facendo scadere la moralità che contraddistingueva la loro azione in moralismo da quattro soldi, buono per condannare gli altri e per autoassolversi per le stesse colpe. Non è un fatto da poco, perchè sono piccoli gesti come questi che delimitano il percorso della coerenza tra quello che si dice e quello che si fa. E se uno alla fine deve dire “ così fan tutti” , allora è tutto un mondo che sprofonda in un grigiore indistinto e nel consueto sconforto. Se un Sindaco ha vinto contro il sistema , portando la bandiera della lotta alla discrezionalità, al clientelismo, al favoritismo, in nome della meritocrazia e dell’uguaglianza dei cittadini, deve capire che cammina sulle uova e che sono in tanti ad aspettarlo che faccia una mossa sbagliata, non vedendo l’ora di potergli rinfacciare che “ è come gli altri”. Ecco perchè il fatto di Matera ha avuto questa eco, mentre altrove si continua esattamente a comportarsi nella stessa maniera. Perchè a Matera c’era una bandiera che si chiamava cambiamento, Altrove invece c’è una continuità senza bandiere. R.R.
LA TRAPPOLA DEL MORALISMO E IL CASO BENNARDI
0
Condividi