La Uglia e i giovani di Pignola

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ANGELA MARIA GUMA

 

La prima volta che ho visto la Uglia avevo un anno, la prima volta che l’ho toccata ne avevo due, la prima volta che l’ho portata a spalla, diciassette. La prima volta che l’ho fatta cadere sempre diciassette; la prima volta che con Lei addosso ho attraversato il fuoco, di anni ne avevo diciannove.”

Così inizia la descrizione che il giovane fotografo e videomaker pignolese Mimmo Torchia fa della “Uglia,” espressione che ben esemplifica quello che la stessa rappresenta per tutti i pignolesi e che egli stesso ha ben evidenziato negli straordinari scatti, oggetto di una mostra che il circolo culturale Il Portale Pro Loco giovani di Pignola ha organizzato e allestito in sede nel corso dei festeggiamenti della festa Patronale 2023_2024. 

Mimmo Torchia, giovane e talentuoso Statement, dopo una laurea in comunicazione presso l’Università degli Studi di Basilicata, nel 2015 ha vinto una borsa di studio promossa dalla Comunità Europea e gestita dall’Università della Basilicata, che gli ha permesso di trascorrere un anno tra Italia e Spagna, arricchendo ulteriormente il suo bagaglio culturale e ampliando le sue prospettive professionali. Da quel momento, si è stabilmente trasferito a Valencia, dove attualmente risiede e lavora come fotografo e videomaker.

Al centro delle sue fotografie tematiche sono generalmente legate ai diritti umani, ai diritti civili e ai problemi sociali. Come tiene a precisare, ogni soggetto che entra nell’inquadratura della sua macchina fotografica diventa parte della mia vita, plasmandola e arricchendola in modi imprevedibili. Per lui, la fotografia rappresenta molto più di una semplice registrazione visiva della realtà; è un mezzo potente per esplorare le molteplici sfaccettature dell’essere umano e per promuovere una profonda riflessione sulla società contemporanea. Ogni scatto si configura come un tentativo accurato di equilibrare quello che percepisce con ciò che osserva, generando immagini che non solo catturano la superficie della realtà, ma ne svelano anche l’essenza più autentica e profonda.

La Uglia di Pignola è un’originale quanto pittoresca celebrazione che inizia con l’allestimento di un piccolo trono di stoffa a forma di guglia, sul quale viene dipinta una raffigurazione della Madonna, per essere poi condotto a spalla generalmente dai giovani del posto che accompagnati dalla musica della banda si dirigono nei quartieri del centro storico. Non è una processione tradizionale ma mescola sacro al profano poiché l’unico rimando religioso è proprio l’immagine di Maria anche se non si prega e non partecipa il sacerdote. Questa originale processione si avvia all’imbrunire del sabato sera prima della festa e si ripete il sabato dell’ottava, parte dalla Chiesa di San Rocco, dove si avviano i portatori che reggendo il trono a forma di guglia in cui è posta l’immagine della Madonna, danzano tra la folla facendo piroette. Il cammino, infatti, non è lineare ma è caratterizzato da movimenti obliqui e circolari, ed è sostenuto dalla banda e dal vino, ma soprattutto dall’eccitazione generale in una festa che è parte integrante dell’identità di una comunità. La Uglia si ferma davanti ad alti fuochi di ginestre ardenti realizzati dagli abitanti dei diversi quartieri del centro storico. Il rito prosegue in una danza incessante e cadenzata danza finché non si creano le condizioni per saltare e per superare le fiamme in un gesto di fede e coraggio, tra l’entusiasmo della folla e l’euforia dei portatori. Questo singolare rituale si ripete nei diversi quartieri dove è presente il falò.

Diverse sono le spiegazioni: le più plausibili sono quelle che vedono la Uglia come un rito per proteggersi dal male, quando l’immagina sacra supera le fiamme, o che l’attraversamento del fuoco sia una sorta di rito di purificazione. Per alcuni si tratterebbe di una canonica rappresentazione popolare della lotta tra il bene e il male o per altri un rito di passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta. È comunque una tradizione che si tramanda da padre a figlio ed è significativo a tal proposito il titolo che Mimmo ha dato alla mostra. Infatti, nel “E’ tutta colpa Tua” ha voluto ricordare il padre recentemente scomparso e soprattutto quanto l’attaccamento del padre Tanino alla tradizione abbia influito su di lui nello scoprire e sentire dentro le antiche tradizioni. È il tutto non a caso dal momento che il rispetto della tradizione equivale a sentire ed amare il proprio paese, e Mimmo, la sua Pignola continua a sentirla ed amarla anche dalla lontana Valencia.

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