LA VECCHIA DEL VELENO

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LUCIO TUFANO

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da “Il Lucano” per il centenario di Potenza capoluogo (1907)

Nel 1815 la presenza della peste nel comune di Noia in provincia di Bari funestò la città e nei primi del 1816 fu deliberato di «chiudere le porte della città di Potenza» e di circondarla con muraglie.

Nel 1837 si parlò di colera, ed il popolo fu colpito da terrore, si nominò una commissione sanitaria, si istituì un posto di vigilanza a Portasalza, e si adattarono ad ospedali colerici il seminario ed una parte delle carceri. La malattia durò da febbraio a novembre, infierì nei mesi di luglio, agosto e set­tembre, ma i morti non furono molti, tanto che fu tenuta anche la fiera di agosto, per non arrecare danni all’industria e al commercio.

Nell’estate del 1854, il colera nuovamente invase queste contrade; fu allora che il pregiudizio della plebe, incredula delle voci di presunti avvelenamenti, esplose con atti di inaudita ferocia e barbarie con l’eccidio ed il linciaggio di una povera mendicante, rimasta, celebre con la storia della “vecchia del veleno”.

Nel 1867 vi furono un solo caso di colera seguito da morte ed altro ve ne fu nel 1893.

in periodi nei quali non erano organizzati servizi di vigilanza igienica e nei quali anche provvedi­menti legislativi erano informati ad empirismo, non è da meravigliarsi se le misure profilattiche si riducevano a lazzaretti e quarantene, delle quali ultimo ed anche costoso esempio si ebbe nel 1894, nel quale le misure per prevenire l’epidemia colerosa, che infieriva a Napoli, costarono al comune di Potenza oltre settantamila lire.

Vi furono epidemie di morbillo e di scarlattina e vaiolo, peggiori quelle del 1870 e del 1886; mentre la successiva del 1896, ebbe un carattere di notevole diffusione e gravità, fu subito domata; fu im­mediatamente spenta quella nel 1904. le vittime delle epidemie vaiolose ultime si piegarono con i provvedimenti nazionali adottati dall’Ufficio comunale di igiene, e sopratutto con la obbligatorietà della vaccinazione. A tale proposito giova osservare che anche prima della obbligatorietà dalla legge sanitaria del 1888, questa pratica era diffusa e comune nella cittadinanza potentina, ed è doveroso citare a motivo di onore il nome del decano della classe medica, il dr. Antonio Giambrocono, che per lunghissimi anni vi spese, come conservatore del vaccino, opera efficace e premurosa.

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Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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