La Disputa sulle Zes, le zone economiche speciali legate alla ristrutturazione dei porti principali italiani, ha avuto il risultato di creare più interrogativi che soluzioni. Tra Potenza, Ferrandina, e poi Matera , Galdo e la val d’agri si sono create opzioni geografiche più o meno campate in aria o appiccicate con lo sputo alla ratio di una legge. Il ragionamento che ha determinato la proposta da parte dell’osservatorio banche imprese è quello di agganciare ai porti in ristrutturazione aree logistiche di altre regioni che con questi porti possono creare un continuum di azioni logistiche, o perché si delocalizzano attività portuali di movimentazione o perché si organizza un retroterra logistico. La ratio della legge calza a fagiolo per Ferrandina che è posto al vertice del triangolo fra zona industriale da ristrutturare , porto da ristrutturare e logistica da realizzare in funzione del treno (Potenza-taranto-Roma) dell’aereo ( Pisticci) e della nave ( Taranto). Una situazione che è perfettamente rientrante nello spirito della legge e che consentirebbe , oltre che a ristrutturare aree in crisi, di rilanciare una diversa movimentazione delle merci e dei prodotti di un grande territorio che da Taranto abbraccia il metapontino e l’asse basentano . La situazione di Galdo, di Potenza e della val d’agri è diversa , perché , rispetto ad una ristrutturazione del porto di Salerno o Giaio Tauro entrano come appendici lontane e poco interconnesse. Quello che però può unire tutte queste realtà interne alla Basilicata in un solo disegno di ricucitura logistico-industriale è la richiesta da parte della Regione di una zona speciale energetica o zona franca energetica che darebbe veramente un vantaggio aggiuntivo a tutte le aree industriali della Basilicata. Della cosa si parla da tempo, cioè da quando si è cominciato a capire che le royalties hanno portato sopravvivenza e non sviluppo perché i colossi che succhiano petrolio non creano indotto, nè economia e i soldi che erogano come ristoro ambientale sono poco più di una mancia. Si
comportano nè più nè meno come quei resort stranieri a economia chiusa, tutto prodotto altlrove e tutto il reddito mandato altrove. E dunque la vera questione lucana è legata ad una nuova relazione tra Stato, compagnie e Regione per un disegno di sviluppo economico-industriale che parta dal co-beneficio di una risorsa che è interamente nostra e che, prima di pensare a far muovere l’italia intera, deve pensare a far correre la Basilicata. Si lavori intorno ad un nuovo disegno di attrazione territoriale legato al progetto firmato da cento sindaci lucani per l’istituzione appunto di una Zona franca energetica in Basilicata, attraverso una modifica normativa nazionale sulle accise e conseguente riduzione diretta del prezzo dei prodotti petroliferi al consumo pari a circa il 20-30 per cento.Si provi a redigere un disegno organico di ristrutturazione delle cinque o sei aree industriali e si punti tutto su un nuovo memorandum intitolato Questione Petrolio- seconda parte.