L’AGRICOLTURA LUCANA NON E’ SOLO IL METAPONTINO

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Rocco Rosa

La Coldiretti di Piero Quarto mette all’attenzione dei decisori  regionali un dato inequivocabile: l’agricoltura produce di più ma il Pil è in calo. Cioè il valore aggiunto diminuisce perché i prezzi sono stracciati, i distributori fanno la parte del leone e in tasca alle aziende non rimane nulla. Se poi si aggiunge l’importazione selvaggia di prodotti che fanno concorrenza a quelli italiani e lucani, si capisce come il settore sia in forte sofferenza. Partiamo da questo dato per evidenziare  i due grandi pericoli che l’agricoltura lucana vede profilarsi all’orizzonte: a) di diventare terra di acquisizione da parte dei gruppi nazionali in cerca di territori da gestire con produzioni legate all’industria alimentare ( vedi il farro in quel di Lavello), b) con una industria di trasformazione dei prodotti che ha la testa ed il portafoglio altrove, anche grazie ad accordi con il sistema associativo lucano ( vedi Granarolo ed altri del settore caseario) .La programmazione regionale dice di volere il contrario, e cioè una agricoltura che trasforma i prodotti in loco e che dà vita alla filiera di un prodotto. Però una programmazione legata solo all’incentivazione delle aziende non sembra bastevole a creare il risultato di distretti agroindustriali integrati, in cui l’uno richiama l’altro e tutti si tengono intorno al miglioramento e all’innovazione del prodotto. Dicevo tempo fa che c’è un assente importante in questa programmazione: il ruolo che le aree industriali debbono giocare per l’attrazione degli investimenti. Le teorie economiche più moderne sul rilancio delle politiche industriali dicono che per una industria seria e per gli investimenti esteri ( che di per sé sono seri e severi) prima dell’incentivazione finanziaria viene la convenienza allocativa: cioè la scelta di un’area rispetto ad un’altra. E tra le convenienze allocative, oltre ai trasporti, all’energia a basso costo, alle vie di comunicazioni, ci sono anche la specializzazione nei distretti produttivi cioè una rete che ,partendo da una materia prima, si articola e diffonde in tute le fasi di lavorazione del prodotto. E qui, dispiace dirlo, quando parliamo di possibilità e di programmi esce solo la parte materana del territorio, mentre ci sono tre zone territoriali ad alta vocazione che sono il Murese, il Vulture e il Pollino. Può darsi che queste cose ci sono, ma non le vediamo. Vorremmo ad esempio che si pensasse alla zona industriale di Baragiano come ad un distretto zootecnico con tutta la filiera che va dalla lavorazione delle carni a quella del latte, alla incrementazione dei prodotti da forno. Abbiamo avuto il caso eclatante di una azienda , la Ferrero che è arrivata a Balvano ed ha sofferto perché non c’erano abbastanza nocciole e non c’erano abbastanza uova nei dintorni ed era costretto ad importarli. Poi abbiamo avuito l’esperienza della Birra, diventata punto di riferimento nazionale per la qualità Per entrambe le aziende è stata una impresa epica riuscire a inserirsi stabilmente nel territorio. Oggi bisogna fare il contrario e cioè patrire dalle produzioni per attrarre l’industria di trasformazione. E lo si può fare mettendo accanto gli incentivi per le attività anche quelli per una localizzazione distrettuale. Ecco qui, Felandina a Bernalda, Senise, ai piedi  del Pollino, Baragiano per le montagne del Murese fino a Monticchio, dovrebbero essere ripensate con una finalizzazione specifica.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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